Catullo “Dammi mille baci” – traduzione e testo della poesia

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Testo in latino di “Dammi mille baci” (Carme 5 di Catullo)

Vivamus, mea Lesbia, atque amemus,
rumoresque senum severiorum
omnes unius aestimemus assis.
Soles occidere et redire possunt:
nobis cum semel occidit brevis lux,
nox est perpetua una dormienda.
Da mi basia mille, deinde centum,
dein mille altera, dein secunda centum,
deinde usque altera mille, deinde centum,
Dein, cum milia multa fecerimus,
conturbabimus illa, ne sciamus,
aut ne quis malus invidere possit,
cum tantum sciat esse basiorum.

Traduzione in italiano del carme 5 di Catullo (Dammi mille baci):

Viviamo, mia Lesbia, e amiamo,
e i rimproveri dei vecchi severi
non stimiamoli tutti neanche un soldo.
Il sole può tramontare e ritornare:
quando cade per sempre la breve luce della vita, noi
dobbiamo dormire una sola interminabile notte.
Dammi mille baci, poi altri cento,
poi altri mille, poi per la seconda volta cento,
poi altri mille ancora, poi cento.
Dopo, quando ne avremo dato migliaia,
confonderemo il conto, per non sapere,
o perché nessun maligno possa invidiarci,
sapendo che esiste un dono così grande di baci.

Commento al carme di Catullo “Dammi mille baci” (carme 5)

Catullo, giovane veronese poeta, probabilmente nato all’incirca nell’84 a.C., dedica numerosi carmi alla sua musa, che nei vari carmi viene chiamata “Lesbia”, sicuramente in onore della grande poetessa greca Saffo, nativa di Lesbo. Come abbiamo capito leggendo il famoso carme di Catullo “Dammi 1000 baci” per capire il contenuto e le emozioni delle poesie Catulliane d’amore non preme necessariamente il bisogno di conoscere chi davvero fosse Lesbia, tuttavia per analisi critica e storica o per semplice curiosità si è giunti a individuarla in una figura precisa, anche se spesso contestata, ovvero a Clodia, moglie di Quinto Metello Celere, nonché sorella del tribuno Publio Clodio. Clodia (e quindi Lesbia) sarebbe stata anche citata dal celebre oratore Cicerone nel corso di una sua orazione.

Lesbia è senza dubbio una donna libera nei costumi e che, oltre ai “Mille baci” di Catullo, aveva numerosi baci da altri amanti. L’amore di Catullo non verrà sempre ricambiato e il suo rapporto con Lesbia andrà a tempi alterni, spesso in un rapporto definito dal poeta stesso come un odio e un’amore conviventi nei confronti di lei. Capita che Catullo nei suoi carmi insulti anche gli amanti di Lesbia, come nel caso del carme 39.

Altri carmi famosi su Lesbia scritti da Catullo sono:

Il carme 2, il carme 3, il carme 72, il carme 92.

   

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