Introduzione all'economia politica – appunti di Microeconomia

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L’economia politica è la scienza legata alla ricchezza, ai soldi… e pertanto anche alla povertà. Un filosofo inglese (Thomas Carlyle) aveva definito l’economia politica come “la triste scienza”, proprio per il fatto che ha a che fare con la povertà. Tuttavia non riguarda solo questo, ma fenomeni di carattere molto più generale.

Ad esempio:

1) se si affronta il discorso relativo a quale percorso seguire per rientrare a casa nel minor tempo possibile, si sta cercando di risolvere un problema economico.

2) se qualcuno avesse bisogno di fare una dieta, il tipo di scelta della dieta risponderebbe ai canoni di un problema di tipo economico.

Perciò l‘economia politica non è semplicemente la scienza dei soldi, del denaro, della ricchezza: piuttosto è una scienza molto più “generale”.

L’economia è detta anche economia politica, di cui questa politica aggiunta rappresenta un pleonasmo (esagerazione): cioè la figura retorica per cui si ha un’aggiunta di parole o eventi grammaticali esplicativi a un’espressione compiuta dal punto di vista informativo e sintattico. A tale accorgimento, il cui effetto è una ridondanza, si ricorre per ragioni stilistiche, al fine di dare alla frase una maggiore intensità, forza, chiarezza o efficacia.

Infatti di per sè il termine economia deriva dal greco, dall’unione delle parole oikos (ecos) e nomos. Ecos è la casa, mentre nomos sono le leggi. Sostanzialmente dunque con il termine economia si fa riferimento all’amministrazione della casa, l’economia domestica (le leggi di conduzione della casa).

Ma fin dall’inizio, si è concepito questa “casa” in senso più o meno ampio in quanto ci si poteva riferire alla casa “privata” (dove si vive con la famiglia), oppure alla casa “pubblica”, e cioè a quella dell’intera collettività. Nel tempo si è poi aggiunto questo aggettivo, “politica“.

Perciò di cosa si occupa questa economia? In una definizione alquanto generale si può dire che l’economia politica si occupa di analizzare i fenomeni economici.

Ma cosa sono i fenomeni economici?

L’introduzione all’economia politica è terminata, ma la lezione non finisce qui!

Vuoi proseguire la lettura della prossima pagina? Leggi “I fenomeni economici” >>>

   
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  1. È una scienza perchè adotta il metodo scientifico frutto del periodo post-rinascimentale: questo metodo si basa sull’osservazione dei fatti, sull’enunciazione per deduzione logica di tesi e sulla loro verifica empirica. Esistono due tipologie di scienza: quelle naturali (fisica, chimica e biologia) che utilizzano il laboratorio per verificare le proprie ipotesi, e quelle sociali (economia, sociologia, diritto) per cui la verifica avviene tramite modelli. L’economia è una scienza sociale che ha come oggetto di studio il comportamento degli esseri umani. Prevedere il futuro è difficile perchè i soggetti possono cambiare in ogni momento le proprie decisioni dunque, a differenza di un fisico, l’economista non può formulare una legge valida sempre e per ogni luogo ma principalmente delle leggi tendenziali, valide per la maggior parte dei casi. Esistono due metodi per raccogliere le informazioni per la formulazione di una teoria: il metodo induttivo, dall’osservazione della realtà si giunge ad una legge generale, e il metodo deduttivo, dalla legge generale si cerca di spiegare i singoli accadimenti; l’economia fa uso di entrambi i metodi combinati tra loro. Si può dunque affermare che l’economia è una scienza basata sui fatti, con lo scopo di costruire modelli che indicano tendenze sulle quali vengono fatte previsioni. L’analisi di un problema economico va suddiviso tra il momento positivo e il momento normativo: il primo è caratterizzato da oggettività in quanto bisogna osservare la realtà dei fatti ed esprimere dei giudizi di fatto , il secondo momento è invece influenzato dai giudizi di valore i quali sono influenzati dal sistema di idee che ha il ricercatore. È una scienza delle decisioni , dal latino tagliare: di fronte a due opzioni il soggetto deve scegliere per quale optare sapendo che se opta per una rinuncia all’altra. Se non si prende una decisione si ha la “sindrome dell’asino di Buridano” (filosofo francese, 1300) secondo cui il non saper decidere tra quale opzione sacrificare porta al peggiore dei risultati. Secondo il principio del costo opportunità tutto ha un costo, anche ciò che non costa nulla in termini di prezzo monetario. Ogni scelta che compiamo, anche se indirizzata verso un’attività che non comporta costi monetari, ne preclude un’altra, magari remunerata: il costo opportunità è rappresentato dalla remunerazione a cui rinunciamo per dedicare quel periodo di tempo a fare un’altra attività. È una scienza delle decisioni razionali , l’economista deve scegliere l’opzione migliore dal punto di vista razionale ovvero la più efficace definito un obiettivo, dati i vincoli spazio-temporali e tecnologici. Esistono due tipi di razionalità: quella strumentale, che riguarda i mezzi migliori per raggiungere un fine in un contesto di singolo, e quella strategica, che riguarda l’assunzione di decisioni in un contesto collettivo (stratòs: grande). Il decisore deve cercare di capire cosa faranno gli altri, deve tener conto di ciò e comportarsi di conseguenza. Una critica sostenuta da Herbert Simon riguarda il fatto che i soggetti invece di massimizzare una funzione di utilità si accontentino di soddisfare le proprie preferenze al di sopra di un livello minimo accettabile. Una seconda critica riguarda l’esistenza di comportamenti irrazionali degli uomini che volte impediscono decisioni ponderate. È una scienza delle decisioni razionali che vivono in società : l’oggetto di studio non è il singolo isolato ma l’individuo che vive in società e tutte le esternalità, positive o negative, cui derivano. Nella società infatti, ciò che succede a ognuno di noi dipende anche da ciò che fanno gli altri soggetti (es: gioco del calcio). Ha lo scopo di suggerire linee di azione . L’economia ha una responsabilità etica e civile,essa non è una scienza astratta con il solo scopo di analisi degli accadimenti ma ha l’obiettivo di offrire linee di azione concrete per azioni migliorative. Esse mirano ad aumentare lo stato di benessere . Il ben-essere può essere di tipo materiale, misurato dal prodotto interno lordo, oppure immateriale-spirituale il quale riguarda la felicità pubblica; esse non sempre sono in fase: paradosso della felicità. L’economia deve dunque scegliere linee di azione che migliorino il benessere in tutte le direzioni.

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