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Carme 8 (Catullo): traduzione in italiano, analisi e testo latino



Catullo carme

Introduzione

In questo articolo è riportata la traduzione in italiano del carme 8 di Catullo, assieme al suo testo originale in latino.

Il carme 8 è una delle poesie d’amore più famose scritte dal poeta.

Testo latino del carme 8 di Catullo

Miser Catulle, desinas ineptire,
et quod vides perisse perditum ducas.
Fulsere quondam candidi tibi soles,
cum ventitabas quo puella ducebat
amata nobis quantum amabitur nulla.
Ibi illa multa tum iocosa fiebant,
quae tu volebas nec puella nolebat.
Fulsere vere candidi tibi soles.
Nunc iam illa non volt: tu quoque inpotens, noli,
nec quae fugit sectare, nec miser vive,
sed obstinata mente perfer, obdura.
Vale, puella. Iam Catullus obdurat,
nec te requiret nec rogabit invitam.
At tu dolebis, cum rogaberis nulla.
Scelesta, vae te, quae tibi manet vita?
Quis nunc te adibit? Cui videberis bella?
Quem nunc amabis? Cuius esse diceris?
Quem basiabis? Cui labella mordebis?
At tu, Catulle, destinatus obdura.

Traduzione in italiano con testo latino a fronte del carme 8

Miser Catulle, desinas ineptire,
Povero Catullo, cessa di farneticare,
et quod vides perisse perditum ducas.
e quello che vedi essere perduto, giudicalo perduto.
Fulsere quondam candidi tibi soles,
Lucenti, un tempo per te, erano le giornate radiose,
cum ventitabas quo puella ducebat
quando ti fiondavi spesso dove la ragazza ti conduceva,
amata nobis quantum amabitur nulla.
amata da te quanto nessuna sarà amata.
Ibi illa multa tum iocosa fiebant,
Là in passato si facevano quei molti continui giochi
quae tu volebas nec puella nolebat.
che tu volevi, e a cui lei non si negava.
Fulsere vere candidi tibi soles.
Splendevano veramente per te giornate radiose.
Nunc iam illa non volt: tu quoque inpotens, noli,
Adesso lei non ti desidera più: anche tu, non desiderare,
nec quae fugit sectare, nec miser vive,
e non correre dietro a lei che fugge, e non vivere infelice,
sed obstinata mente perfer, obdura.
ma con animo ostinato resisti, tieni duro.
Vale, puella. Iam Catullus obdurat,
Addio, ragazza. Ormai Catullo tiene duro,
nec te requiret nec rogabit invitam.
e non ti inseguirà e non te lo chiederà, dato che tu non vuoi.
At tu dolebis, cum rogaberis nulla.
Ma tu soffrirai, quando non ti si chiederà nulla.
Scelesta, vae te, quae tibi manet vita?
Sciagurata, maledizione a te, che vita ti resta?
Quis nunc te adibit? Cui videberis bella?
Chi ti vorrà? A chi sembrerai bella?
Quem nunc amabis? Cuius esse diceris?
Chi amerai? Da chi sarai amata?
Quem basiabis? Cui labella mordebis?
Chi bacerai? A chi morderai le labbra?
At tu, Catulle, destinatus obdura.
Ma tu, Catullo, ostinato resisti.


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Traduzione in italiano del carme 8 di Catullo

Povero Catullo, cessa di farneticare,
e quello che vedi essere perduto, giudicalo perduto.
Lucenti, un tempo per te, erano le giornate radiose,
quando ti fiondavi spesso dove la ragazza ti conduceva,
amata da te quanto nessuna sarà amata.
Là in passato si facevano quei molti continui giochi
che tu volevi, e a cui lei non si negava.
Splendevano veramente per te giornate radiose.
Adesso lei non ti desidera più: anche tu, non desiderare,
e non correre dietro a lei che fugge, e non vivere infelice,
ma con animo ostinato resisti, tieni duro.
Addio, ragazza. Ormai Catullo tiene duro,
e non ti inseguirà e non te lo chiederà, dato che tu non vuoi.
Ma tu soffrirai, quando non ti si chiederà nulla.
Sciagurata, maledizione a te, che vita ti resta?
Chi ti vorrà? A chi sembrerai bella?
Chi amerai? Da chi sarai amata?
Chi bacerai? A chi morderai le labbra?
Ma tu, Catullo, ostinato resisti.

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Analisi del carme 8 di Catullo

Lesbia (Clodia) continua a tradire Catullo, che scrive un dialogo con sé stesso: deve smetterla di sperare e affrontare la realtà, per quanto sia dura per lui. Le giornate amorose più luminose con Lesbia sono finite, ora Lesbia non desidera più il poeta come un tempo.

Il componimento continua elencando delle raccomandazioni del poeta a sé stesso, che gli suggeriscono di resistere.

La fine del carme 8 si rivolge invece a Lesbia stessa, a cui infonde il dubbio, o forse delle sincere domande; la parte finale del carme però è ancora una volta una raccomandazione al poeta, ripetuta già in precedenza (in tutto viene detta 3 volte nel carme), ovvero “obdura” (“resisti”, “tieni duro”).

Nel carme si sente la nostalgia di Catullo per il passato, ormai lontano, e si percepisce facilmente lo sconforto del poeta, deluso dalla sua presente situazione amorosa.

Il tempo in cui si svolge l’azione del carme non è chiaro, i riferimenti in questo senso sono poco definiti e si denota un ricordo dell’amore con Lesbia tendente al sognante o all’idealizzazione; importante metro dell’emozione e dell’atmosfera positiva del ricordo è il ruolo della luce nel carme, con riferimento alla giornata e alla sua lucentezza.

Dopo il passato, il poeta parla del presente e infine passa, con una serie di domande rivolte a Lesbia stessa, a quello che sarà il futuro. Sicuramente il carme 8 è una poesia d’amore legata alla nostalgia e alla sofferenza dell’amante, non più ricambiato, e all’incertezza riguardante la propria felicità futura, nonché un rammarico per il ricordo dei giorni felici passati con l’amata, ormai lontani, che lo rendono oggi paradossalmente infelice.


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