Carme 44 (Catullo): traduzione in italiano e testo latino

Catullo carme 44 - immagine di copertina

Testo latino del carme 44

O funde noster seu Sabine seu Tiburs
(Nam te esse Tiburtem autumant quibus non est
Cordi Catullum laedere: at quibus cordi est
Quouis Sabinum pignore esse contendunt),
Sed seu Sabine siue uerius Tiburs,
Fui libenter in tua suburbana
Villa malamque pectore expuli tussim,
Non immerenti quam mihi meus uenter,
Dum sumptuosas adpeto, dedit, cenas.
Nam, Sestianus dum uolo esse conuiua,
Orationem in Antium petitorem
Plenam ueneni et pestilentiae legi.
Hic me grauido frigida et frequens tussis
Quassauit usque dum in tuum sinum fugi
Et me recuraui otioque et urtica.
Quare refectus maximas tibi grates
Ago, meum quod non es ulta peccatum.
Nec deprecor iam, si nefaria scripta
Sesti recepso, quin grauedinem et tussim
Non mi, sed ipsi Sestio ferat frigus,
Qui tunc uocat me cum malum librum legi.

Traduzione in italiano del carme 44

Compagna mia, che tu sia Sabina o Tiburtina
(poiché coloro che in cuore non voglion nuocere a Catullo
ritengono che tu sia Tiburtina: mentre darebbero qualsiasi cosa per dire
che tu sei Sabina coloro che vogliono farmi del male),
insomma, che tu sia Sabina o come è per davvero, Tiburtina,
sono stato ben lieto di stare lì nella tua villa, poco lontano da Roma,
a sbarazzarmi di quella tosse tremenda al petto,
che senza dubbio ho meritato,
per la golosità di gustare un sontuoso banchetto.
Desideravo godere della tavola di Sestio: ho letto
un discorso pieno di peste e veleno
contro un suo rivale, Anzio.
A quel punto mi prende un raffreddore, una dura tosse,
fino al momento in cui sono scappato da te,
in questo luogo, per ristorarmi col riposo e con i decotti d’ortica.
Adesso sto bene, dunque posso ampiamente ringraziarti
di non aver punito il mio misfatto.
Se dovessi soffrire nuovamente gli orribili scritti di Sestio,
che il freddo porti allo stesso Sestio,
e non a me, raffreddore e tosse:
quello mi invita solo perché legga i suoi scritti sciagurati.


Commento

Catullo ha “sponsorizzato” Sestio leggendo in pubblico un discorso, scritto da Sestio stesso, pronunciato contro il rivale “Anzio”: nel farlo ha partecipato a un sontuoso banchetto, che tuttavia è probabile non abbia fatto bene alla sua salute.

Per riprendersi dai malanni è andato a trovare un’amica, con una villa fuori dall’urbe, rimettendosi in sesto grazie anche alle sue cure e al riposo.

Nel ringraziarla, la lascia sperando che la prossima volta i malanni vadano a Sestio e non a lui, che alla fine viene invitato solo per leggere i brutti discorsi del padrone di casa.

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