“Terra” – poesia di Corrado Cioci sulla terra

_______

Titolo della poesia:

 

Terra

 

Odio ,amor per la madre terra ,

quand’e’ che si mostra bella

al cuor dell’universo.

Eppur l’amor perverso, dell’uom

Che si fa beffa,

supera e violenta,quel che ella serba.

Al suol nasciamo e abbiamo grembo

Dal di’ del nascimento,all’ultimo sopir.

Fonte della vita alleva,per l’immense

Praterie che sustenta,

per poi naufragar,nei tuoi mari,

seno e conforto della tua lena.

Si specchia nel sol nella danza eterna ,

ode e canto di tanta eleganza,

che non trova ferma.

L’un nell’altro sempre fissi

Eppur,lontani per innominata meta.

Ti incorona per l’eterno raggio,

Selene che risplende,,

in te si perde di bacio in bacio.

Scivola lenta e fa inchino,

Artemide piena ed Ecate facciata,

nel viso degli amanti

nel cielo stellato sognar.

Cingi i fianchi di fuoco e fiamme

Per parar le mine ,ove non si puo’ arrivar.

Violentata e offesa ,

dal figliol di tanta spesa,

sempre in pretesa

del suo latte rapir.

Fiumi fatti fango ,

boschi or dal suolo stanco

ove la morte viene a mugir.

Cieli infiammati di sangue amaro

Veleni filtrati per l’indifesa pelle,

ove rode e intasa,preme il tuo patir.

Si taglia la terra ,per ferita aperta,

cola e appesta.

Niun ode il pianto ,che dalle bocche si leva.

Vanno le morte carcasse del lercio viver,

a pel d’acqua e stagni freddi,

verdi foreste delle Amatridi regno,

al vento sparir.

Non sa qual’altra mano

Mungere il petto lasso.

Li ove il verde brillava

Nell’aere terso,

e il bel pomo d’or

or giace umile e depresso,

senza piu’ linfa ancor.

Ah spettacolo senza oltraggio

Negli oceani omaggio,

alla vita che vibra

e nei ciel stormi d’uccelli

d’ogni forma,i colori al sol,

il cor rigonfia.

Perdersi in quei confini

Sarebbe dolce viaggio.

Udite il mormorio del ruscelletto,

d’acqua vergine,tra fior d’ogni specie .

Maestosi nella polvere d’Africa,

avanzan e non si resta ,

la feril bestia dalla pelle ferrea.

Si confonde nel tramonto ,

la possente ombra che fugge alla notte.

Ma la lama nel petto infissa,

spegne il sogno ,lo sfiorir

l’abissa ,nel ceco lume della miseria

che tutto lascia ,alla memoria triste.

Una ad una le temute belve

Fan della carne preda ghiotta,

per la rabbiosa vista e sua pelliccia,

se degno sei,d’esser animal,

che Gea assista,

che ti rende miglior a questa guisa.

I laghi,ove il pesce guizza

Saran steril ,come la donna,

che il figlio non ha incinta.

I tramonti di pace antica,

e l’aria purissima,saran franchigia

per soave vista?

Quel dolce sentor della sera,

tanto amato ,renderlo al fin

a chi il suol ancor non pista.

Pieta’ ti prenda per la casa mista,

di genti di lingue

d’arte e legge.

Madre benigna,lo spirito ti rugge

Contro scellerata conquista.

Tu che di noi sei linfa ,schiaffo punisca

Chi nel piatto sputa

E crede che il riparo sempre esista.

Ma i ciel si fan piu’ cupi,

i monti brulli,

l’emisfer che il gelo eterno,

pungente e severo,s’e’ fatto lago

Il calor al vel squarciato,furtivo

Rade ,chi non si adatta a nuova sfida.

Lamentoso singulto dalla crosta alla riva,

tace cosi’ quel che ti rese vispa.

Ti rode , ti molesta il ventre,

unico morbo del pianeta in vista.

Tieni il tuo equilibrio in questa barca alla deriva!

Perche’ se tanto osa il monel,sara’ punito,

di passo in passo.

Tosto sentirai,quanto è dura

La natura che si sfalda da benigna in noverca,

finche’ sarai sozzo e sordo.

Ai posteri l’azzura signora date

Che non sudi sangue,ma che gioisca.

Ripopoli le sue arterie, di schizzi non di lisca

Leo ancor torni ad esser re,nella caccia e nella ris sa.

Quando il buio, la rosea luce scaccia,

s’affaccia al sorriso della galassia,

stanno a guardare la dolce maestranza,

ma un pianto riga, per tanta rabbia,

stupro ai semi dell’esistenza,

per mano di uno solo

che amar inver dovrebbe piu’ della sorella.

Odi questo rumore nelle viscere

E l’ira di Estia ,che gia’ vendetta grida,

per scempio e malatesta.

S’uniscan i saggi per quietar la tua stizza!

Sentirete il vento non carezzar ma esser belva!

Le onde non cullar ma tomba.

Pagherai questo squasso,

se ferirai e pungolerai il vaso belllo

ramingo andrai per il deserto porto,

troppo hai osato,

per l’infausto ingordo,

or l’assalto di sasso in sasso il tuo riscontro.


 


Autore della poesia: Corrado Cioci


Commento alla poesia dell’autore: Terra madre di noi tutti ma l’uomo non ha rispetto per chi lo nutre e il pianeta si ammala un po per volta ….


Acquistare libri scritti da Corrado Cioci sul web

Puoi trovare online i libri di questo autore partendo da Amazon (link qui sotto) o da altre librerie digitali e fartelo arrivare a casa.

Per leggere altre poesie pubblicate su Infonotizia.it da Corrado Cioci puoi effettuare una ricerca tramite l’apposito modulo del nostro sito: inserisci il nome dell’autore e clicca sulla casella specifica per avviare la ricerca, visualizzerai le sue pubblicazioni a partire dalla più recente.

   
_______

Altri articoli da leggere:

More Like This


Categorie


letteratura italiana

Add a Comment

Your email address will not be published.Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>



Categorie




Questo sito partecipa al Programma Affiliazione Amazon Europe S.r.l., un programma di affiliazione che consente ai siti di percepire una commissione pubblicitaria pubblicizzando e fornendo link al sito Amazon.it