Lisia: riassunto vita, schema e mappa concettuale sull’autore greco

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Lisia, figlio di Cefalo, un ricco mercante di scudi trasferitesi ad Atene dalla originaria Siracusa, nacque verso il 445 a.C. forse a Siracusa, ma più verisimilmente nella stessa Atene. Dopo la morte del padre, Lisia, insieme col fratello maggiore Polemarco, si recò a Turii, la colonia dell’Italia meridionale fondata da Pericle, ove completò la sua educazione retorica, alla scuola del retore Tisia. Dopo l’infausta spedizione di Sicilia, nel 412, i due fratelli ritornarono ad Atene, dove attesero alla loro fabbrica fino al 404, quando, all’epoca dei Trenta, furono accusati di tramare contro il governo, gratuita imputazione che costò loro la confisca di tutti i beni e a Polemarco anche la vita.

Lisia, sfuggito in tale circostanza all’arresto, riparò a Megara, donde aiutò economicamente l’impresa del restauratore Trasibùlo, al seguito del quale rientrò in patria nel 403. Atene, tuttavia, non doveva essergli prodiga di favori neppure nel rinnovato clima democratico; Lisia infatti tentò invano di ottenere i diritti politici, che gli erano negati in quanto meteco (cioè immigrato) e, nonostante una violenta orazione d’accusa, non riuscì a far condannare Eratostene, colpevole della morte di suo fratello e della confisca dei beni, non più recuperati. Lisia allora, per naturale vocazione e per bisogno, si dedicò alla professione del logografo (oggi diremmo avvocato) e scrisse discorsi che gli interessati pronunciavano direttamente nei processi a loro carico, giacché per la legge attica gli imputati dovevano autodifendersi.

Lisia nel corso della sua vita compose in tal modo qualche centinaio di orazioni (gli antichi ne conoscevano 450) per i clienti più disparati. A noi ne sono rimaste poco più di trenta, tra le quali Contro Eratostene fu la prima scritta e l’unica che l’autore pronunciò personalmente; analoga sotto l’aspetto politico alla precedente è quella Contro Agoraio, un altro criminale politico che all’epoca dei Trenta non si era fatto scrupolo di mandare a morte molti concittadini. Altre orazioni giudiziarie sono quelle Contro Andocide, Per il soldato, Per l’olivo sacro, Per l’invalido, Contro i mercanti di grano, ecc. Due orazioni tra quelle rimaste, del tutto o in parte, non sono giudiziarie: l’Olimpico, in cui l’oratore, rivolgendosi ai Greci raccolti in Olimpia, li invita a liberare la città dalla tirannia di Dionigi di Siracusa, e l’Epitafio, un discorso funebre per i caduti nella guerra a favore di Corinto (395-287).

Lisia era celebrato fin dall’antichità per la sua capacità di saper adeguare la natura del discorso al carattere della persona che lo pronunzia; la lingua da lui usata è l’attico parlato ad Atene, semplice ed alieno da artifizi e ricercatezze, in uno stile limpido e chiaro che dava al racconto dei fatti una serena verosimiglianza, ricca di persuasione sull’animo di chi ascoltava. Lisia mori verso il 380 a.C.

Lisia (in greco antico: Λυσίας, Lysías; Siracusa, 445 a.C. – Atene, 380 a.C.) è stato un giurista e logografo ateniese, uno dei maggiori dell’antichità.

Mappa concettuale opere di Lisia

La tradizione antica attribuì a Lisia 425 orazioni, delle quali secondo Dionigi di Alicarnasso solo 233 erano autentiche. A noi ne sono giunte solo 34, tutte di genere giudiziario eccetto due, l’Olimpico e l’Epitafio; la prima fu recitata nel 388 a.C. in occasione dei giochi olimpici di quell’anno, mentre l’Epitafio fu composto come panegirico dei caduti della guerra corinzia (395-386 a.C.). Le altre 32 orazioni sono tutte di argomento giudiziario. Di seguito sono riportate le trame di alcune orazioni lisiane:

  • Contro Eratostene: (la dodicesima orazione del Corpus Lisiacum) è l’orazione pronunciata personalmente da Lisia in tribunale per la morte del fratello Polemarco e la restituzione del patrimonio.
  • Per Mantiteo: un certo Mantiteo si difende dall’accusa di aver prestato servizio militare presso il corpo dei cavalieri, sostenendo la curiosa tesi di essere stato iscritto illegalmente a sua insaputa nella classe equestre.
  • Contro Ippoterse: è probabilmente l’altra orazione che fu pronunciata personalmente dall’autore.
  • Contro Simone: un vecchio cittadino si discolpa da una denuncia sportagli per aver furiosamente litigato e fatto a pugni con il querelante suo acceso rivale nell’amore verso un ragazzo.
  • Per l’olivo sacro: quest’orazione riguarda un’accusa di empietà. Un piccolo proprietario terriero è incolpato di aver sradicato un olivo sacro dal proprio terreno. Quest’orazione è nota anche con il nome di Areopagitico, che deriva dal nome del tribunale nel quale fu pronunciata.
  • Per l’invalido: un vecchio ateniese si sforza di dimostrare ai giudici la persistenza di una sua menomazione e del suo diritto alla piccola pensione statale, messi in dubbio da chi lo aveva denunciato come benestante.
  • Per l’uccisione di Eratostene: è l’orazione difensiva di un processo per omicidio. Eufileto, marito tradito, deve dimostrare che ha ucciso l’amante di sua moglie, Eratostene, in nome della legge dell’omicidio legittimo (φόνος δίκαιος [fónos díkaios]) e che non ha premeditato la morte, come sostengono gli accusatori e parenti del morto.
   
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