“In cena domini” – poesia di Corrado Cioci

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Titolo poesia:

In cena domini

Notte silente profonda e negra
al suo varco attende il buon pastor
penitente che nell’uliveto geme,
Il cor offrendo al padre ubbidiente.
lume sottile al desco presente
occhi negli occhi infissi
già sa chi nel suo orto
Il mal frutto tiene.
al sapor d inganno l‘umil pane
l’ erba amara come l‘odio
che l’ uomo nutre e mai si duole.
Oh maestro che d ‘amor hai seminato
queste zolle come puoi seder
con chi il tuo sangue vuole?
Al traditor del suo petto offeso
parole accurate senza pena
quei che non sapevan la cruda venuta
sgomenti a pianger si torcon.
Or vedete il capretto illeso,
puro dal manto sacro,
come sarà gettato tra fango
e scherno?
Già del sapor del legno
era aduso lui che tra scheggia in
scaglia preparò il suo mistero.
Voce pura del profeta nuovo
che non vien nel mondo
per suo genio ma del dottor
segue il disegno
di questa valle si fa varco
tra il mondo e lo spirito santo .
Lo insultano ne fanno
scempio ridono del dolor
sofferto, umano eppur divino .
Giuda attonito sta tosto
che il fatal bacio
sono’ sulle sacre labbra
la spiga dell’uomo interrata
tra palude e ruina
Più non vi regge onore discepoli
devoti!
Pietro trema per il romano
gladio pronto a negar ancor lo sguardo .
Risona il ferro sul legno
Il pianto nell’erba
Il singulto d’intorno
franto e schianto
Il corpo eletto.
Qui si pone il gran difetto
Il rifiuto dell’abbraccio
di chi ci fe’a suo cospetto.
Come cani all’inseguir la preda
noi dell‘ ambasciator celeste
ci burliamo finché
non vediamo le sue carni per esser sazi.
Non sa il muto suolo quando
un altro come lui a calpestarlo
verrà,
Sì squarcia il tempio
di folgore e foco
ratto che lo spirito beato
spirando si denudò del mortal impaccio.
Salito all’alto soglio
del regno senza ferro .
Miserere di noi
siamo troppo umani
ai fati sordi
branco scellerato
selvaggia folla
rissosa e Ingorda.
Ma all’ultimo respiro mostra
il volto illuminato
e pio,
perché tu torcia di Infinita spe’
misericordioso, tutto perdona.
conduci questa fiumana alla tua foce
all’ara immortal di tua gloria.


Autore della poesia: Corrado cioci


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