Gneo Nevio: citazioni, frasi e riassunto dell’autore latino

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Gneo Nevio (270 AC- Utica, Africa, 201 AC) fu un importante scrittore latino. In questa pagina potrai leggere le frasi e le citazioni di Gneo Nevio; puoi eventualmente suggerire nuove frasi scrivendo un commento.

  • Sono contento di essere lodato, da te, da un uomo che a sua volta è lodato.
  • Ed essi preferiscono morire sul medesimo posto, piuttosto che ritornare
    con vergogna in mezzo ai loro concittadini.
  • Le cose male acquistate male svaniranno.
  • Liberamente parleremo nelle feste in onore del dio Libero.
  • Essere liberi è meglio che essere ricchi.
  • Quello che qui in teatro ho approvato con i miei applausi, non c’è
    sovrano che possa distruggerlo: quanto qui la condizione di schiavo è
    superiore a questa (vostra) libertà!

Vita e opere di Gneo Levio (riassunto da appunti)

Gneo Nevio, cittadino romano di origine campana, combatté durante gli ultimi anni della Prima guerra punica (264-241 AC). Probabilmente era plebeo di nascita, avversò l’aristocrazia romana e si sospetta che sia anche stato incarcerato per certe allusioni contenute nei suoi drammi. Una sua polemica contro la potente famiglia dei Metelli gli costò, verosimilmente, l’esilio in Africa, dove morì ad Utica nel 201 AC. Sembra che non avesse protettori aristocratici mentre, ad esempio, Livio Andronico era protetto da Livio Salinatore, Ennio e Terenzio da Fulvio Nobiliore e dagli Scipioni, Pacuvio da Lucio Emilio Paolo).

Nevio lasciò numerose commedie e tragedie, fra cui almeno due praetextae (tragedie di ambiente romano), il Romulus, che narrava i leggendari accadimenti della fondazione di Roma, e il Clastidium atta a magnificare la vittoria che i Romani riportarono sui Galli nel 222 a.C. presso l’attuale Casteggio (PV). Si suppone che si debba riferire al Romulus un ulteriore titolo, Lupus, di genere femminile ad intendere la Lupa che nutrì quello che sarebbe stato il fondatore di Roma e suo fratello. Un testo di Nevio fu rappresentato nel 235 AC. Delle tragedie di argomento greco (coturnate) restano sette titoli e una cinquantina di frammenti, delle commedie rimangono ventotto titoli e un’ottantina di frammenti.

La sua opera principale è il Bellum Poenicum (La guerra punica), in saturni. Del poema, relativamente breve in omaggio alla poetica ellenistica (4000-5000 versi in tutto), restano una sessantina di versi, trasmessi prevalentemente da grammatici. L’opera non aveva divisioni in libri, solo più tardi fu ripartita in sette libri dal grammatico Lampadione (150 AC circa). Il poema narrava la vicenda di Enea che da Troia giunge nel Lazio e, nella sua parte principale, riportava la storia della prima guerra punica (264-241 AC), che Nevio aveva vissuto (il collegamento narrativo tra le due sezioni non è chiaro). Composto negli anni della guerra annibalica (dopo il 218 AC), il poema aveva un contenuto di grande attualità per il pubblico romano.

Nota: – Il campano Nevio è il primo letterato latino di nazionalità romana ed è anche il primo letterato romano partecipe delle vicende contemporanee e di eventi storici e politici sia per esperienza personale che per scelta letteraria.

Il forte impegno di Nevio nella vita politica di Roma traspare dai caratteri originali della sua opera: il Bellum Poenicum è il primo testo epico latino con un tema romano e Romulus e Clastidium sono i primi titoli noti di praetextae, ossia tragedie di argomento romano. Il Romulus trattava la storia della fondazione di Roma, mentre il Clastidium era una celebrazione della vittoria di Casteggio contro i Galli Insubri (222 AC); il vincitore, Marco Claudio Marcello, morì nel 208 AC, ma non sappiamo quando la tragedia sia stata composta: un argomento così vicino nel tempo è comunque una rilevante novità. Il Bellum Poenicum (scritto dopo il 218 AC) era un’opera particolarmente originale, non solo per la scelta di un tema storico quasi contemporaneo, infatti, Nevio non si è limitato a trattare in poesia la prima guerra punica, nel momento in cui Roma affrontava nuovamente la minaccia cartaginese, bensì il suo racconto risale alla preistoria di Roma, collegando la fondazione della città alla caduta di Troia, operando grazie all’intervento divino, un’ardita saldatura tra mito e storia nazionale. Il poema aveva come struttura portante il racconto della guerra contro Cartagine, ma non c’era nessun tipo di narrazione continua: il mito di fondazione e la storia contemporanea costituivano due parti distinte. Forse Nevio inserì tra i viaggi di Enea anche un incontro con Didone, saldando drammaticamente i destini dei due popoli (se così fosse, ilBellum Poenicum di Nevio sarebbe molto più vicino all’Eneide di Virgilio di quanto lo siano gli Annales di Ennio).

Nevio era, certamente, un profondo conoscitore della poesia greca, inoltre la Campania, come la Taranto di Livio Andronico, era zona di lingua e cultura ellenica. Il Bellum Poenicum presuppone sia Omero, sia la tradizione ellenistica del poema storico-celebrativo, relativo ad una vicenda storica di interesse contemporaneo. Lo stile rivela in Nevio un’originale mescolanza di cultura poetica ellenistica e ispirazione nazionale. Gli scarsi frammenti bastano a documentare notevoli varietà di tono e di impasto lessicale. Una caratteristica di tutta la lingua poetica arcaica è l’importanza delle figure di suono: ripetizioni, allitterazioni, assonanze. La sezione “mitica” del poema imponeva a Nevio la “sfida” del linguaggio poetico greco, con la sua inesauribile riserva di epiteti preziosi e Nevio supera, a volte, la ricchezza lessicale e formulare di Omero, sperimentando nuovi composti e nuove combinazioni sintattiche per rispondere alla ricchezza degli epiteti composti della poesia greca, senza mai però darne una riproduzione meccanica, “a calco”.

La sezione “storica” del poema poneva problemi altrettanto ardui, anche se di natura diversa. Nevio dovette adattare il suo stile poetico a una lunga narrazione continua, il cui modello era più nella storiografia che nelle opere poetiche, quindi creò uno stile nuovo, a volte maestoso, frutto di un’accurata ricerca formale. Il linguaggio è semplice, concreto, e l’ordine delle parole lineare. Nevio introduce in poesia numerosi termini tecnici e non rifugge anche da vocaboli prosaici, che la poesia classica evita, ma sfrutta sapientemente l’etimologia l’assonanza, gli eleganti contrasti. Il Bellum Poenicum è un’opera di forte sperimentalismo. Dopo il tramonto del saturnio, la fama del poema fu oscurata dagli Annales di Ennio, tuttavia, pur essendo ormai linguisticamente obsoleto, il poema epico di Nevio influì sull’ispirazione dell’Eneide e fu a lungo uno splendido esempio di poesia civile.

Oltre alle praetextae, Nevio compose anche tragedie mitologiche, di cui parecchie legate al ciclo troiano prediletto anche da Andronico: Equos Troianus, Danae, Hector profìciscens (Ettore che parte per l’ultimo duello con Achille), Ifigenia. Restano inoltre frammenti di una tragedia, il Lycurgus che trattava del culto di Dioniso, che stava prendendo piede anche a Roma, specie negli strati popolari.

Importante sembra la produzione comica, che fa di Nevio il più notevole predecessore di Plauto. Tra i testi comici di Nevio (di cui restano titoli greci e latini, si distingue la Tarentilla (La ragazza di Taranto), di cui resta un frammento che ritrae una ragazza assai vanitosa. Dai frammenti si ricava l’impressione di una colorita inventiva verbale, che preannuncia Plauto. Probabilmente Nevio compose palliate (commedie di ambiente greco) da modelli greci, ma qualche titolo potrebbe indicare opere di ambiente romano, sul genere della “togata”. Il successo di Plauto e Terenzio oscurò ben presto il teatro comico di Nevio. È certo che il teatro di Nevio fosse più “impegnato” di quello del secolo successivo: la sua opera conteneva attacchi personali a personaggi politici, un fenomeno che ricorda la commedia ateniese dei tempi di Aristofane, ma che a Roma ebbe durata brevissima, lo stesso Nevio pagò il proprio anticonformismo con l’esilio ed il teatro comico latino restò escluso dalla vita politica di Roma.

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