Alcibiade: frasi, citazioni e biografia del politico e generale ateniese

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Socrate istruisce Alcibiade nella casa di Aspasia, dipinto di Jean-Léon Gérôme, 1861

In questa pagina sono raccolte tutte le frasi e le citazioni su Alcibiade (450 a.C.-404 a.C.), il famoso generale e politico di Atene.

Ecco una serie di citazioni di Alcibiade riportate da Platone:

E quando Socrate ebbe detto queste cose, i presenti applaudirono;
e d’un tratto fu picchiato alla porta del cortile, che fece gran rumore, per opera – sembrava – di una brigata allegra, ed essi udirono la voce di una flautista […]
E non molto dopo udirono la voce di Alcibiade dal cortile: era completamente ubriaco e gridava forte domandando dove fosse Agatone e pretendendo che lo si conducesse da Agatone.
Sorreggendolo, dunque, la flautista e alcuni altri del suo seguito lo condussero dai presenti; e lui si fermò sulla porta, cinto da una fitta corona d’edera e di violette, e con una gran quantità di nastri sul capo, e disse: – Vi saluto, signori: volete accettare come compagno nel bere un uomo ubriaco fradicio, oppure dobbiamo andarcene…?
…giungo adesso, con i nastri sul capo per toglierli dal mio capo e inghirlandare il capo del più sapiente e del più bello.
Riderete forse di me perché sono ubriaco? Eppure io, anche se voi ridete, so bene di dire la verità…

Socrate: O Alcibiade, vai dunque a pregare il dio?
Alcibiade: Ebbene sì, Socrate.
Socrate: Sembri ombroso e guardi a terra come se fossi concentrato a riflettere su qualcosa.
ALCIBIADE: E su cosa si potrebbe riflettere, o Socrate?
Socrate: Sulla più profonda delle meditazioni, Alcibiade, penso. Perché, via, per Zeus, non credi che gli dèi delle cose che ci troviamo a chiedere loro in privato o in pubblico, talora alcune le concedono, altre no, e può essere che ad alcuni sì e ad altri no?
Alcibiade: Certo.
Socrate: Non pensi occorra molta prudenza per evitare d’invocare nelle preghiere involontariamente grandi mali, ritenendo beni, mentre gli dèi si trovano nella condizione di concedere ciò che viene loro chiesto? Per esempio, Edipo, raccontano, pregò gli dèi che i figli risolvessero con la spada la questione dell’eredità paterna; pur potendo pregare di essere liberato dai mali che allora lo travagliavano, con le sue imprecazioni se ne attirò altri in aggiunta a quelli; ebbene, questi mali si compirono e dopo questi altri ancora, numerosi e terribili, e che bisogno c’è di dirli uno per uno?

La più famosa frase su Alcibiade però fu scritta da Aristofane:

[Riferendosi alla città di Atene]: Lo ama, lo odia, lo vuole.

L’unico ritratto a noi pervenuto di Alcibiade

Chi era Alcibiade?

Nascita: 450 avanti Cristo, Atene Classica
Assassinio: 404 avanti Cristo, Frigia
Coniuge: Ipparete (s. 424 avanti Cristo–404 avanti Cristo)
Genitori: Clinia, Deinomache
Figli: Assioco, Endio
Nipote: Alcibiade di Fegunte

Alcibiades Cleiniou Scambonides (in Greco antico: ΑΛΚΙΒΙΑΔΗΣ ΚΛΕΙΝΙΟΥ ΣΚΑΜΒΩΝΙΔΗΣ, il significato in italiano è “Alcibiade figlio di Clinia, del demo di Scambonide”) (c. 450 a.C.-404 a.C.) fu un generale ed un politico ateniese.

La “citazione” migliore è sempre la biografia: ecco la vita di Alcibiade riassunta

Alcibiade, figlio di Clinia e Deinomaca (appartenente alla famiglia dei Deinomachi), nacque ad Atene. Era un parente stretto di Pericle, il quale, dopo la morte di Clinia durante la battaglia di Coronea (447 a.C.), divenne il suo tutore. Privato presto del controllo del padre, possedeva grande bellezza ed era l’erede di grandi ricchezze, che divennero ancora più consistenti dopo il suo matrimonio. I maestri della sua età adulta non poterono compensare la mancanza di metodi correttivi di cui la sua gioventù era stata in difetto. Da Protagora, Prodico ed altri imparò ad ignorare i comuni ideali di giustizia, temperanza, osservanza religiosa e patriottismo. Era in grado di ammirare ma non di seguire i pensieri profondi, la vita ascetica del suo maestro Socrate. Ma se i suoi vizi erano grandi, più grandi erano le sue abilità.

Prese parte alla battaglia di Potidea (432 a.C.), durante la quale la sua vita fu salvata da Socrate, un favore che gli ricambiò alla battaglia di Delo (424 a.C.). Alcibiade nutriva una grande ammirazione per Socrate; una volta disse: “La sua natura è così bella, preziosa, divina ed essenzialmente meravigliosa che ogni cosa che egli disponga deve essere sicuramente seguita, come anche la voce del buono”. Come ricompensa per il suo valore, il ricco Ipponico gli offrì la mano di sua figlia.

Da quel momento, egli ebbe un posto importante nella politica ateniese durante la guerra del Peloponneso. Amichevole verso Sparta in un primo momento, divenne susseguentemente il leader del partito opposto a Nicia, e dopo la pace del 421 a.C. mise in atto un inganno a danno degli ambasciatori ateniesi e persuase gli ateniesi stessi a concludere una alleanza (420 a.C.) con Argo e Mantinea. Quando Nicia fallì in Tracia (418 a.C.-417 a.C.) divenne il primo sostenitore della spedizione in Sicilia, vedendo l’opportunità di realizzare i suoi ambigui progetti che includevano la conquista della Sicilia stessa a cui sarebbe seguita quella del Peloponneso e di Cartagine (anche se questa pare la considerasse una “conquista collaterale”). La spedizione fu ideata con grande entusiasmo e Alcibiade, Nicia e Lamaco furono nominati assieme comandanti. Il giorno prima che le navi salpassero, si verificò la misteriosa mutilazione delle Erme e Alcibiade fu accusato non solo di aver commissionato il crimine ma di aver anche profanato i misteri eleusini. La sua richiesta per una indagine immediata fu rifiutata ed egli fu costretto a salpare con questa accusa pendente sul capo.

Appena raggiunta la Sicilia fu richiamato per assistere al suo processo, ma si diede alla fuga durante il viaggio di ritorno e si fece strada verso Sparta. Avendo appreso di essere stato condannato a morte durante la sua assenza e che le sue proprietà erano state confiscate, perorò manifestamente la causa degli spartani e li persuase ad inviare Gilippo per assistere i siracusani e per fortificare la città di Decelea in Attica. In seguito attraversò l’Asia Minore, indusse molte delle alleate ioniche di Atene a ribellarsi e concluse una allenza con il satrapo persiano Tissaferne. In pochi mesi però perse la confidenza con gli spartani e, su istigazione di Agi II, del quale aveva eccitato la personale ostilità (correva voce che il suo ultimo figlio fosse in realtà figlio di Alcibiade), fu emanato un ordine di esecuzione a suo carico.

Ricevuta per tempo una informazione su questo ordine, persuase Tissaferne (412 a.C.) ad adottare la politica negativa di lasciare Atene e Sparta consumarsi per le loro lotte reciproche. A questo punto Alcibiade fu costretto a ritornare ad Atene ed usò Tissaferne per raggiungere il suo scopo. Fece negoziazioni con l’oligarco Pisandro, ma poiché queste non lo portarono a dei risultati soddisfacenti, si unì alla flotta a Samo, che rimase fedele alla democrazia, e fu conseguentemente richiamato da Trasibulo, anche se non era ritornato subito ad Atene. Nominato comandante nelle vicinanze dell’Ellesponto, sconfisse la flotta spartana ad Abido (411 a.C.) e a Cizico (410 a.C.), e riconquistò Calcedonia e Bisanzio.

Al suo ritorno ad Atene dopo questi successi, fu accolto con inaspettato entusiasmo (407 a.C.); tutti i procedimenti contro di lui furono annullati ed fu nominato generale con pieni poteri. Il suo scarso successo, tuttavia ad Andro e la sconfitta di Nozio (407 a.C.) del suo immediato subalterno Antioco, portarono gli ateniesi a togliergli l’incarico. Si ritirò allora nel Chersoneso in Tracia.

Dopo la battaglia di Egospotami e la sconfitta definitiva degli ateniesi, attraversò l’Ellesponto e si rifugiò con Farnabazo in Frigia, con l’obiettivo di assicurare l’aiuto di Artaserse contro Sparta. Gli spartani però indussero Farnabazo a metterlo fuori strada; in procinto di partire per la corte persiana la casa di quest’ultimo fu data alle fiamme, e nell’inseguire i suoi assassini con il pugnale nella mano, fu ucciso da una pioggia di frecce (404 a.C.).

Fonti

È possibile trovare riferimenti ad Alcibiade cercando altre citazioni o conferma delle frasi riportare controllando questa bibliografia:

  • Aristofane menziona Alcibiade decine di volte nelle sue opere satiriche per esempio scherzando sul suo modo di parlare.
  • Alcibiade è menzionato anche in molti dialoghi di Socrate:
  • Nel simposio di Platone narra di aver tentato di sedurre Socrate per indurlo a essergli amante, e dunque trasmettergli la sua sapienza, ma di non essere riuscito a piegarlo.
  • Ci sono due dialoghi dell’antichità che portano il nome di “Alcibiade”, attribuiti a Platone, entrambi probabilmente spuri, che mostrano Socrate che conversa con Albiade: l’ Alcibiade I e l’ Alcibiade II.
  • Plutarco fornisce una biografia di Alcibiade e paragona la sua vita a quella di Coriolano: vedi le Vite Parallele.

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