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Via della Grada (Bologna): storia e “segreti nascosti” di questa via




San Luca panorama la sera a Bologna
La foto ritrae il panorama di sera verso il santuario di San Luca, uno dei monumenti più noti di Bologna.

Che cos’è “Via della Grada”?

“Via della Grada” è una delle vie storiche del centro di Bologna, situata nella zona compresa fra via San Felice e via Monaldo Calari, presso il quartiere Saragozza (nella zona dove prima era l’ex quartiere Malpighi).

Proseguendo la lettura di questo articolo troverai un riassunto della storia di via della Grada e la rivelazione di alcuni dei “segreti” dimenticati di questa storica via bolognese.

Il “segreto” del nome di via della Grada

Via della Grada è una via molto antica della città, di cui si ha la certezza della sua esistenza a partire dal 1635, ovvero la data a cui risale il primo documento della città che ne testimonia l’esistenza (e dove viene chiamata “via della Madonna della Grada”); in realtà, questa via era probabilmente già presente in era più antica, considerata come una parte compresa nella “via Riva di Reno”.

Un altro nome antico usato per indicare la via è “Dietro a Reno” o “Dietro al Reno”.

Via della Grada prende il nome da una componente dell’antica porta fluviale della città: la grada. Bologna infatti, specialmente in passato, è stata una città “acquatica”, dove i canali occupavano buona parte della città, permettevano l’ingresso e il trasporto di merci, nonché il funzionamento degli antichi macchinari industriali medievali: una delle cause della sua ricchezza, oltre alla celebre università, è racchiusa proprio nella sua industria, particolarmente attiva e produttiva nel passato.

Dopo un primo cambiamento, dovuta alla riforma della toponomastica del 1801, determinata da Napoleone, la zona prese il nome di “Grada”; in seguito sarà reso ufficiale il nome “Via della Grada”, intorno al 1873/1878.

La grada (notate la somiglianza con “grata”), nello specifico, era quella componente della porta fluviale (ancora oggi visibile) che impediva l’accesso al canale d’ingresso per la città, determinando un grosso ostacolo per chi fosse intenzionato a usare il canale per far entrare in città merce di contrabbando o persone indesiderate: quindi una sorta di vera e propria “grata”, in metallo e piuttosto grande, posizionata nelle acque del canale di Reno, nei pressi della zona dove sorge la chiesa della Grada.

Il “segreto” della chiesa della Grada

Si dice che in prossimità degli orti della chiesa della Grada, siano state sepolte alcune delle vittime della terribile peste che colpì Bologna intorno al 1630; al tempo la popolazione bolognese, contando anche i numeri del contado, era pari a poco meno di 80000 persone: la peste ne uccise circa 16000/17000.

In passato nella zona della Grada esisteva un ricovero, dotato di un’immagine della Vergine, che servì appunto per assistere i malati di peste, così come un cimitero; con la drammaticità del contagio e delle morti, dietro all’immagine della Vergine presso la zona della Grada iniziò a determinarsi un vero e proprio culto, che determinerà poi la volontà della costruzione della chiesa, iniziata intono al 1632.

La via iniziò a essere talmente “rilevante” che intorno all’8 febbraio 1634, venne permessa la costruzione di un portico di 60 archi che collegasse San Felice con la Chiesa della Grada.

Il “segreto” dei bagni pubblici di via della Grada

Nel 1804 la zona vide l’apertura di un bagno pubblico, con la possibilità di farsi il bagno e una primitiva “doccia”; al complesso balneare fu aggiunta nel 1889 una scalinata, che permetteva una discesa in acqua meno faticosa.

Poiché la forza della corrente era spesso forte (e a tratti fortissima, purtroppo), la zona del canale era ricca di corde, montate in maniera tale da evitare un trascinamento da parte della corrente delle persone che facevano il bagno.

Il “segreto” delle lavandaie di via della Grada

Tante erano inoltre le osterie, gli opifici, i mulini, i bagni (pubblici o privati che fossero), nonché le lavanderie situate nella zona; un altro “segreto” di via della Grada, infatti, è stata la presenza costante in zona delle lavandaie, che si recavano nei lavatoi pubblici, situati di fianco ai bagni pubblici, a svolgere il loro lavoro: queste svolgevano un duro mestiere, condotto giornalmente e con grande sacrificio, chinandosi per strofinare e lavare di volta in volta i capi che le venivano affidati.

Ma perché, se bologna era ricca di acque, le lavandaie andavano proprio in via della Grada a lavare i vestiti? Il motivo sta probabilmente nel fatto che l’acqua arrivata in questa zona del canale, essendo appena entrata in città, era fra le più pulite, e pertanto una risorsa utile da sfruttare per migliorare e semplificare il lavoro alle lavandaie.

Le lavandaie a Bologna erano molto numerose, e la loro presenza è oggi ricordata anche da una statua.

L’eroe “segreto” di via della Grada

In via della Grada esiste anche un vecchio edificio, che prima ospitava un opificio, e che in precedenza era stato usato come conceria; nei tempi moderni il palazzo dell’opificio conobbe poi l’uso come lavanderia, e infine l’uso come centrale elettrica. A seguire, furono svariati gli utilizzi dell’edificio, fra cui anche quello di abitazione.

Uno degli eroi di Bologna è Cesare Tartarini, ricordato con una targa in via della Grada, situata proprio sopra il palazzo dell’ex opificio della Grada, che racconta una vicenda tragica causata dalla forza della corrente delle acque:

Alla memoria di Cesare Tartarini lavandaio il quale mentre animosamente traeva in salvo un giovanetto che stava per annegare qui nel fiore degli anni periva travolto dalle acque il XX luglio MDCCCLXXVIII lasciando la famiglia desolata e povera.

Il municipio.

Correva l’anno 1878, probabilmente era il 20 luglio: due bambini stavano annegando, travolti dalla forza della corrente; il lavandaio Cesare Tartarini, che pare avesse 29 anni, intrepido e senza esitare, si getta nelle acque agitate del canale, cercando di trarre in salvo i due giovani.

Tartarini riuscirà a salvare uno dei due bambini, ma quando tenerà di salvare anche il secondo, stremato, verrà trascinato dalla corrente, annegando.

Certamente una storia piuttosto toccante, considerando inoltre che Tartarini, oltre che sacrificare sé stesso, costituiva un’importante fonte di sostentamento per la sua famiglia, che soffrì poi, oltre al lutto, la povertà.

Una tragedia bolognese la cui storia è ancora oggi poco conosciuta, ma sicuramente toccante.

Scopri gli altri segreti di Bologna

Si potrebbe pensare che le storie “segrete” di Bologna finiscano qui, ma in realtà c’è davvero tanto da raccontare: Bologna infatti è stata una delle città italiane più ricche di intrecci e situazioni curiose, personaggi e vicende tutte da scoprire.

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