Vegezio: citazioni e frasi famose dal “De rei militari”

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Una pagina del De rei Militari di Vegezio.

In questa pagina sono raccolte le citazioni e le frasi più famose di Publio Vegezio Renato (IV secolo – V secolo), che fu un importante funzionario e scrittore romano.

Elenco frasi di Flavio Vegezio Renato

  • Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra.
    Ergo qui desiderat pacem, praeparet bellum.
  • (citazione proveniente dal prologo del libro III dell’Epitoma rei militaris)

Da questa frase di Vegezio probabilmente è stata ricavata la locuzione latina «Si vis pacem, para bellum», che significa «Se vuoi la pace, prepara la guerra»

  • Colui che aspira alla vittoria non dovrebbe risparmiare sofferenze per formare i suoi soldati. E colui che spera nel successo dovrebbe combattere per i princìpi, non per le opportunità
  • Un imboscata, se scoperta e tempestivamente circondata, restituirà il male intenzionale con gli interessi.
  • Una manciata di uomini, abituati alla guerra, procede alla vittoria, mentre al contrario, numerosi eserciti di truppe crude e indisciplinate sono solo una moltitudine di uomini trascinati al macello.
  • Cosa può fare un soldato che carica quando non ha il respiro?
  • Scientia enim rei bellicae dimicandi nutrit audaciam: nemo facere metuit quod se bene didicisse confidit.
    Il coraggio di un soldato è accentuato dalla sua conoscenza della propria professione, e vuole solo l’opportunità di eseguire ciò che gli è stato perfettamente insegnato.

 

Chi era Publio Flavio Vegezio Renato?

Publio Flavio Vegezio Renato (in latino: Publius Flavius Vegetius Renatus; seconda metà IV secolo – V secolo) è stato un funzionario e scrittore romano.

Appartenente al ceto più alto dell’aristocrazia tardoromana (detenne il rango di vir illustris), fu ricco possidente[1] e, contro quello che si potrebbe pensare in quanto autore dell’Epitoma rei militaris, non fu un soldato di professione, anzi dovette essere certamente estraneo alla vita militare, anche perché nel suo trattato militare si astiene da riferimenti pratici alla vita del campo. Il nome Renatus e il fatto che riporti la formula del sacramentum militare (ovvero del giuramento su Dio, Gesù e lo Spirito) nell’Epitoma (II, 5), fanno pensare che sia stato cristiano.

Si sa pochissimo sul suo conto: in alcuni manoscritti gli sono attribuiti i titoli di vir illustris e di comes e probabilmente faceva quindi parte dell’aristocrazia senatoria della corte imperiale. Da allusioni presenti nei suoi scritti sembrerebbe sia stato cristiano.

È noto per il trattato Epitoma rei militaris (anche conosciuto come De re militari), che tratta in quattro libri dell’arte della guerra e fu scritto, come egli stesso riporta, su richiesta dello stesso imperatore. L’identificazione dell’imperatore a cui si riferisce è incerta: si è pensato in particolare a Teodosio I, a Valentiniano II, Valentiniano III o, e questa sembra essere l’identificazione più verosimile, a Teodosio II.

Suoi sono pure i Digesta artis mulomedicinalis (o Mulomedicina), un trattato in tre libri di veterinaria tratto da scritti precedenti: la cosiddetta Mulomedicina Chironis e l’Ars veterinaria di Pelagonio, del principio del IV secolo. Vegezio scrisse anche una De curis boum epitoma (in un unico libro, a torto considerato dai più come il quarto libro della Mulomedicina) desunta quasi interamente dal VI libro del De re rustica di Lucio Giunio Moderato Columella.

Il suo nome originario fu probabilmente Publio Vegezio Renato, a cui si aggiunse il nome imperiale di Flavio, come titolo onorifico. Quasi tutti i manoscritti dell’Epitoma rei militaris riportano il nome dell’autore sotto la forma “Flavio Vegezio Renato”; quelli della Mulomedicina hanno invece “Publio Vegezio Renato”, forse in quanto si trattava di un’opera estranea alle sue funzioni ufficiali, o forse perché redatta prima di ottenere l’attribuzione onorifica del nome imperiale.

Fonti delle citazioni di Vegezio

  • Epitoma Rei Militaris Libri I-IV

Il suo libro contiene la migliore descrizione delle macchine d’assedio del tardo Impero e del Medioevo. Tra le altre cose, mostra i dettagli della macchina d’assedio chiamata “onagro”, che in seguito ha giocato un ruolo importante negli assedi fino allo sviluppo della moderna cannoneria. Il quinto libro fornisce un resoconto del materiale e del personale della marina romana.

L’opera di Vagezio ha avuto una grande successo sin dal suo primo avvento e le sue regole di guerra erano molto studiate nel Medioevo, fu una delle opere tecniche latine più popolari dell’Antichità, che rivaleggiava con la più antica storia naturale di Plinio; fu tradotto in inglese, francese, italiano, catalano, spagnolo, ceco e yiddish prima dell’invenzione della stampa. Le prime edizioni a stampa sono attribuite a Utrecht (1473), Colonia (1476), Parigi (1478), Roma (in Veteres de re mils scriptores, 1487), e Pisa (1488). Una traduzione tedesca di Ludwig Hohenwang apparve ad Ulm nel 1475.

Tuttavia in seguito la posizione di Vegetio come principale autorità militare cominciò a declinare quando divennero disponibili storici antichi come Polibio.

   
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