| Tra Antico e Moderno: democrazia e democrazie

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Nel pensiero aristocratico, democrazia significa fondamentalmente

“governo dei molti”,

nel senso del gran numero delle persone che hanno parte attiva nella determinazione delle decisioni legislative e dell’organizzazione giudiziaria; ci avviciniamo così a una definizione realistica
di democrazia.

Il termine nasce tardi, alla metà del IV secolo a. C., nasceva sotto l’icona di un altro termine,
isonomia, uguaglianza di diritti davanti alla legge.

Pericle, oratore e politico ateniense, (495 a.C. circa – 429 a.C.) esprime un concetto molto impegnativo

“[…] per il nostro regime politico si chiama democrazia, per il fatto che governiamo nell’interesse
dei molti e non dei pochi
.”

L’unica interpretazione possibile di questa affermazione è che le istituzioni democratiche si fondano sul
consenso della maggioranza dei cittadini che in esse si riconoscono.

Dunque la democrazia è concepita, fondamentalmente, come opposizione ad oligarchia più che a tirannide, al governo di uno solo.

Ancora più notevoli sono le considerazioni sulla dialettica tra molti e pochi e come essa sia fondata
sull’uguaglianza dei diritti anche in relazione delle differenze che intercorrono tra i cittadini.
Nell’assegnazioni di funzioni pubbliche contano le capacità, le doti e non le proprie ricchezze.
Dunque Pericle riconosce che la disuguaglianza delle condizioni economiche è un potenziale ostacolo
all’attività politica. Il cittadino, in una democrazia, è però tutelato dalla legge che lo pone nelle
condizioni di agire al meglio delle sue possibilità.

Nel pensiero politico occidentale, l’aspirazione più sentita e condivisa riguardava l’uguaglianza di tipo politico-giuridico.

Roma si fondava su una disuguaglianza di fatto, oltre che di diritto. La disuguaglianza all’interno del corpo
sociale era sentita alla stregua di un dato oggetto, di una necessità di ordine naturale e da non
modificare.
Il census dava sanzione pubblica a questa realtà: i cittadini erano suddivisi secondo raggruppamenti,
la cui esistenza, definizione e composizione, nonché la loro funzione, erano garantiti dallo stato.

Polibio, storico greco antico, (Megalopoli, 206 a.C. circa – Grecia, 124 a.C), parla di democrazie, sono semplicemente dei regimi non oligarchici, nati in sostituzione e in contrapposizione
a questi, in cui l’accesso al potere è garantito ad estesi ceti sociali.
La vera democrazia per Polibio è quella realizzata nella Lega Achea, un ordinamento che garantisce al proprio
interno uguaglianza e libertà di parola. E’ un ordinamento libero, non sottoposto agli abusi della
tirannide. Si tratta di un regime costituzionale che è apprezzato per la stabilità politica che può garantire.

Per quanto riguarda, invece, la democrazia diretta ad Atene, la partecipazione dei cittadini alla vita
comunitaria, fu decisiva nel dar vita ad una vera e propria identità politica. Non a caso decisivo è il diritto
di cittadinanza
, in quanto concepito come diritto a partecipare attivamente alle funzioni politiche.
Roma aveva il prestigio acquisito in guerra e per -tradizione familiare, senza dimenticarci che ci
troviamo di fronte ad uno stato oligarchico, pochi sono i detentori del potere, però oltremodo si cerca il
consenso del popolo: il caso di Roma, almeno tra il III secolo e la prima metà del II secolo, sembra essere
quello di una repubblica aristocratica a base popolare.

Se per democrazia si intende consenso, in senso lato, certamente Roma era una democrazia e Polibio era corretto.

Una specie di forma democratica, alternativa di ‘riunione’ era la contiones,
sottoposta certamente a rigidi controlli, poteva però essere convocata informalmente da qualsiasi
magistrato, ed era la grande tribuna su cui gli uomini politici davano prova della propria oratoria.
Il popolo poteva essere interpellato nella “contio” prima del voto ed esprimere il proprio parere.
Erano sempre, tuttavia, gli esponenti del gruppo dirigente che prendevano la parola per sollecitare
una qualche mobilitazione a sostegno delle proprie politiche, un consenso facile visto il livello
culturale abbastanza basso di Roma.

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