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Sul ponte sventola bandiera bianca – testo poesia “Arnaldo Fusinato” (L’ultima ora di Venezia)




“Sul ponte sventola bandiera bianca” è una famosa poesia del poeta Arnaldo Fusinato ( trentun anni, laureato in legge a Padova, avvocato a Schio (Vicenza), volontario nella difesa di Venezia), meglio conosciuta anche col suo titolo originale “L’ultima ora di Venezia”.

La poesia è stata scritta dall’autore col pensiero rivolto alle ultime ore della sua Venezia, ormai ridotta allo stremo dalla lunga e prolungata insurrezione contro il nemico Austriaco occupante.

La poesia “Sul ponte sventola bandiera bianca” venne scritta da lui nel 1849 e rappresenta uno dei capolavori letterari meglio conosciuti riguardanti la città di Venezia. Dal punto di vista storico Venezia era insorta all’unisuono del 16 Marzo 1848 in anticipo di 2 giorni rispetto alle famose cinque giornate di Milano. Purtroppo Venezia non si trovò più in condizione di continuare la lotta quando sopraggiunsero le malattie ed i morsi della fame nella popolazione e trattà la resa dal 19 agosto, poi poi firmando definitivamente il 22 agosto arrendendosi quindi agli invasori austriaci.

La poesia è sicuramente commovente ed è stata ripresa anche da uno degli artisti italiani più famosi, il cantante Franco Battiato, che nell’album “La voce del padrone” la riformula leggermente andando a ribadire una critica verso gli ambienti più immorali della società del suo tempo.

Nei suoi versi ricorre la critica “agli idioti dell’orrore” (terrorismo), ai politici italiani ed a “sua maestà il denaro”. Vi invitiamo ad ascoltare il ritmo della canzone di Battiato e poi a conoscere il vero testo della poesia di Arnaldo Fusinato, riportato di sotto.

Testo originale di Arnaldo Fusinato “Sventola bandiera bianca” – (L’ultima ora di Venezia)

È fosco l’aere,
il cielo è muto;
ed io sul tacito
veron seduto,
in solitaria
malinconia
ti guardo e lagrimo,
Venezia mia !

Fra i rotti nugoli
dell’occidente
il raggio perdesi
del sol morente,
e mesto sibila
per l’aria bruna
l’ultimo gemito
della laguna.

Passa una gondola
della città:
– Ehi, della gondola,
qual novità ? –
– Il morbo infuria
il pan ci manca,
sul ponte sventola
bandiera bianca ! –

No, no, non splendere
su tanti guai,
sole d’Italia,
non splender mai !
E su la veneta
spenta fortuna
si eterni il gemito
della laguna.

Venezia ! L’ultima
ora è venuta;
illustre martire,
tu sei perduta …
Il morbo infuria,
il pan ti manca,
sul ponte sventola
bandiera bianca !

Ma non le ignivome
palle roventi,
né i mille fulmini
su te stridenti,
troncâro ai liberi
tuoi dì lo stame …
Viva Venezia !
muore di fame !

Su le tue pagine
scolpisci, o storia,
l’altrui nequizie
e la sua gloria,
e grida ai posteri:
– Tre volte infame
chi vuol Venezia
morta di fame ! –

Viva Venezia !
L’ira nemica
la sua risuscita
virtude antica;
ma il morbo infuria,
ma il pan ci manca …
sul ponte sventola
bandiera bianca !

Ed ora infrangasi
qui su la pietra,
finché è libera
questa mia cetra.
A te, Venezia,
l’ultimo canto,
l’ultimo bacio,
l’ultimo pianto !

Ramingo ed esule
in suol straniero,
vivrai, Venezia,
nel mio pensiero;
vivrai nel tempio
qui del mio core
come l’immagine
del primo amore.

Ma il vento sibila
ma l’ombra è scura,
ma tutta in tenebre
è la natura:
le corde stridono,
la voce manca …
sul ponte sventola
bandiera bianca !

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