Storia e suddivisione in periodi della letteratura italiana

Non si può parlare di letteratura italiana prima del tardo Quattrocento, tuttavia si

presenta una segmentazione geografica del volgare in Italia dal 200. Il volgare, già nel 200,

acquista notorietà in poco tempo. Nel 200 si raccolgono notai e funzionari regi alla corte di

Federico II di Svevia in cui si propongono di creare una lingua artificiale e aulica: in poco tempo

la lirica siciliana si conclude ma sarà determinante per la nascita del volgare. L’esperienza

toscana, con il De vulgari eloquentia di Dante, porta al culmine una tradizione già nazionale

come quella siciliana, affermando il volgare. 300. Dante decide di usare, contro il suo tempo, il

toscano per un trattato di filosofia (Convivio) e per un poema sacro (Commedia). Opera quella

del volgare portata avanti da Petrarca e Boccaccio(accosta sapientemente livelli alti e bassi,

tragico e comico, sublime, quotidiano; nel Filostrato utilizza l’ottava, sistema metrico utilizzato

sino l’800). Si affermano le attività di volgarizzatori che traducono testi medievali e della latinità

classica.400. Forte ripresa degli scambi e di sviluppo delle attività commerciali. Le signorie

vengono spesso affidate a famiglie di banchieri e mercanti (es. Medici). Il signore simboleggia

l’intelligenza, l’astuzia, è il faber fortunae suae. Visione nuova antropocentrica del reale e una

cultura plurisecolare da lasciarsi alle spalle. Riscoperta della cultura classica, prima latina poi

anche greca, mecenatismo nelle corti italiane, da Ferrara a Napoli, da Firenze a Venezia. Dalle

Elegantiae (1440) del Valla: l’intento è di liberare l’antico dalle catene della mistificazione e

della falsificazione medievale, per restituirlo integro e disponibile nella sua autenticità. Dopo la

caduta di Costantinopoli (1453) vi è un notevole afflusso di dotti bizantini in Italia che portano

testi greci. Inizia con la morte del Petrarca (1374) e finisce con le Rime di Lorenzo il Magnifico

(1474 ca.). Difficile è stabilire la fine dell’umanesimo o relative partizioni interne –es. Caduta

Costantinopoli (1453). 500. Inizia dall’ascesa di Carlo VIII in Italia (1498) e finisce con il rogo

di Giordano Bruno (1600). Vi sono, tuttavia, degli spaccati che dividono in 500 (es. trattato di

Cateau Cambresis – 1559; i lanzichenecchi 1527; Concilio di Trento 1545-63).

600. seicento=barocco in quanto periodo relativamente compatto e quindi riconoscibile. Si

afferma la pedagogia gesuita, commedia dell’arte, nasce il romanzo moderno. Finisce in Italia

nel 1690 più o meno con la fondazione dell’Accademia dell’Arcadia. 700. Termina con la

rivoluzione francese del 1789 e il decennio successivo. L’Europa si lascia alle spalle le vecchie

istituzioni secolari che affondavano nel mondo feudale; apre una fase nuova della storia

occidentale, ponendo in primo piano gli strati inferiori della società e quindi aumenta la libertà di

pensiero ed è vivo un movimento di idee, denominato “secolo dei lumi”. Ricorda il melodramma

di Metastasio e la tragedia di Alferi. Si afferma uno consumo letterario legato allo sviluppo della

classe borghese. Occorre, nel 700, una letteratura istruttiva e piacevole, al passo con i tempi, una

realtà in movimento, rischiarata dalla luce della ragione. Vi è un mercato libraio moderno:

opuscolo, gazzetta, rivista periodica. 800. È un’epoca “rivoluzionaria” il cui protagonista è

Vincenzo Monti: è realista, analizza la realtà per come si presenta. Mentre in Europa nell’800

molto viene messo a margine, in Italia questa cesura non c’è. Foscolo, con le Grazie, ricerca la

bellezza, in contrapposizione al male della storia. Leopardi: opposizione al presente e alle

ideologie progressive (Foscolo e Leopardi non sono romantici, vengono prima). Manzoni,

invece, vede l’esigenza di contenere il romanzo dentro strutture ben congeniate. Vi è il

progresso, l’emergere di una società di massa, idea di progresso (ripreso da Verga). De Sanctis,

Gian Mario Anselmi, Letteratura italiana: secoli ed epoche

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anni 70, presenta lo storicismo idealista, attraverso lettere e mette a nudo la prima storia

nazionale, riportando la letteratura ad analizzare la realtà. Sono gli anni della scapigliatura e del

verismo, del positivismo e del carduccianesimo. 900. All’insegna della rottura con i padri e

quindi con la tradizione, i letterati sono fieri di essere “Novecentisti” come tratto distintivo della

novità. Avviene una destrutturazione delle forme e del linguaggio, saltano le norme della

coesione narrativa; avviene un’investigazione sull’io e delle sue più riposte lacerazioni. Il

dramma borghese, ad esempio, è eroso all’interno mescolando realtà e finzione, io perplesso e

diviso (Pirandello). Dopo il primo conflitto mondiale si supera il furore distruttivo delle

avanguardie e si afferma un periodo di ritorno all’ordine. La seconda Guerra Mondiale è

spartiacque della seconda metà del secolo – centralità americana, divisione in blocchi, guerra

fredda, tecnologie distruttive; significa fine del fascismo, guerra civile in Italia. Le esperienze

significative sono tre:

 Il rapporto con la società di massa – pubblico più vasto e diverso;

 La crescita in potenza e varietà di mezzi di comunicazione e il confronto della

parola scritta con altri linguaggi;

 La dimensione ideologica.

Il secolo si chiude con il crollo del comunismo, la fine del mondo diviso per blocchi, la

letteratura di fine secolo è imbrigliata dalle esigenze di mercato e da una comunicazione sempre

più effimera.

Suddivisione per storia della letteratura italiana

Età medievale. Il termine medioevo ha un’origine intenzionalmente spregiativa, un lungo

intervallo ad interrompere la continuità tra l’epoca classica e il suo “rinascimento”. Il medioevo

inizia tra V e VI secolo – caduta impero romano d’Occidente (476 d.C.) oppure invasione

longobarda (568 d.C.) -; più difficile si tratta di capire quando finisce – caduta di Bisanzio 1453

o scoperta dell’America 1492. È un periodo dominato dalla società di corte per un verso e

dall’esperienza comunale dall’altro. È l’esperienza del primo volgare italiano. Umanesimo.

Nella letteratura quanto nelle arti si ricercano gli ideali di una recuperata armonia delle forme,

l’aspirazione, tipicamente umanistica di un perfetto equilibrio fra uomo e natura. A partire dal

XVI l’umanesimo diventa patrimonio delle elites intellettuali europee, quando si diffonde la

convinzione che i valori umani siano non solo un mezzo ma un fine e che tali valori abbiano

trovato espressione nel mondo antico. È una cultura diffusa nelle corti e nelle città della penisola,

quando i fondamenti intellettuali della nuova mentalità vengono gettati molto prima del XVI sec.

Rinascimento. Si configura in un lungo periodo di espansione culturale dalla metà del XIV alla

metà del XVII, suddivisi in tre periodi: un periodo di pace dalla pace di Lodi a Carlo VIII(1454-

98), un’Italia invasa fino al trattato di Cateau Cambresis (1559), un’Italia di pace fino alla guerra

dei Trent’anni (1559-1650). Queste suddivisioni sono visibili in Ariosto e Tasso nel poema

cavalleresco. In Ariosto l’infinita varietà del reale può essere ricondotta ad unità, in una forma

che tende all’equilibrio. In Tasso la mediazione della letteratura può solo tradurre il rimpianto di

una concordia con la natura che è perduta per sempre. Mostra le lacerazioni di un cosmo dove il

bene e il male, la luce e il buio, il sacrificio e la violenza non trovano più alcun momento di

superiore sintesi nell’armonia della forma. Manierismo. In questo periodo entra in crisi la figura

dell’intellettuale del rinascimento, in quanto è come se la fiducia nell’uomo e nella storia si fosse

dissolta. Si risolve in imitazione artificiosa, in “maniera”, la ripetizione infinitamente variata di

una parola già detta. Età barocca. Il gusto barocco è caratterizzato dall’artificio, dalla

stravaganza e dall’inganno; immagine fitta di dettagli, di sovrasensi oscuri e lambiccati;

vocazione al rifiuto della forma, della misura e proporzione. È forse possibile distinguere due

fasi: fondazione estetica sulla base del rifiuto di un classicismo rinascimentale, esaltando la

“meraviglia”. Giovan Battista Marino, nel poema Adone (1623), il poema è privo di un centro

motore, sequenze legate tra loro per analogia, sfrenato uso della metafora e similitudine, sotto il

segno dell’immaginoso e del sublime.

Arcadia. Il 1690 è l’anno di fondazione dell’Accademia dell’Arcadia, tutta centrata sul recupero

della semplicità, della purezza di dettato in poesia, allontanandosi dall’esperienza barocca, in cui

razionalismo e classicismo restavano le due costanti. Non si può dire che l’Arcadia sia l’inizio

dell’illuminismo, tanto meno si può negarlo; il settecento è il “secolo dei lumi” che forma i

letterati a partire dagli anni 40. L’illuminismo non è solo una filosofia, ma anche un modo di

guardare le cose intorno a sé; è lo strumento principe di un’indagine spregiudicata del reale

protesa verso la conquista della felicità. È un’opera progressiva di “civilizzazione”, impegnato a

demolire un’intera tradizione di credenze fondata sull’errore. Alfieri è debitore dell’illuminismo:

guardando ai modelli della virtù antica, si proclama straniero del mondo. Età romantica. Tra

1780-1830 vi è un’intersezione temporale:

 La crisi dell’ideologia illuminista a confronto con l’esperienza rivoluzionaria

napoleonica;

 L’affermarsi della temperie neoclassica;

 L’affiancarsi di una sensibilità e di una cultura ormai schiettamente romantiche;

In Italia il romanticismo nasce nel 1816 con la prima scuola romantica. La fine del romanticismo

è segnata dagli anni 70-80 dell’800 sostituito dalla scapigliatura al verismo, dal carduccianesimo

al decadentismo. La lezione del naturalismo d’oltralpe e la prosa di romanzo dei veristi sono

sviluppi del romanticismo. L’Unità d’Italia chiude una fase storica, quella risorgimentale.

Verismo. Il verismo, che si apre con la figura emblematica di Verga, marca uno scarto radicale

rispetto all’imperante paradigma scientista. La radicale disillusione nei confronti della storia

intesa come evoluzione, il rovesciamento tragico dell’equazione modernità=felicità, mondo e

tempo che non avanzano, sono l’atto di accusa nei confronti di una falsa razionalità del

progresso. La regressione nell’irrazionale è una sorta di fuga dalla storia stessa. Al tempo stesso

s’impone il positivismo come visione del mondo delle classi dominanti e culturalmente egemoni

(Pascoli Myricae 1892, Alcyone 1903). Un’impronta antipositivistica viene data dai decadenti,

con il romanzo contemporaneo di Pirandello ne Il fu Mattia Pascal (1904) e Marinetti con il

Manifesto del futurismo (1909) in cui tentano la strada per l’eversione pure contro un ordine

“costituito”. Da Baudelaire in avanti si percepisce una comune crisi della coscienza e della

conoscenza. Età contemporanea. Vi sono i primi due decenni legati a Croce, alle avanguardie

e alla prima guerra mondiale. Anni 20-30 segnati dal fascismo, dalla resistenza con i maggiori

scrittori quali Montale, Saba, Pirandello drammaturgo, Svevo e Ungaretti e la stagione ermetica.

Si passa alla letteratura resistenziale e neorealista degli anni 40-50, a una seconda con la

globalizzazione, gli 70 con la contestazione, l’intellettuale di massa, il predominio della politica

e negli anni 80-90 nel ritorno al privato, centralità nel capitalismo, nella rivoluzione tecnologica

e trionfo di Internet. La contemporaneità è in realtà per noi a partire dagli anni 50, quando la

società di massa travolge il sistema della comunicazione letteraria. Vi sono due grandi fasi:

novecentista, per l’enfasi di appartenere a tale secolo, anche se le guerre sperimentano il

fallimento dei totalitarismi; quella postmoderna, caratterizzata dalla fuoriuscita della tradizione.

Impone il confronto con una realtà frammentata e il presente si offre come unica dimensione

dell’esistere.

Altre periodizzazioni nella storia della letteratura italiana

La scansione secolare costituisce uno scema “povero” quindi non impegnativo. Giulio Ferroni,

ne il Profilo storico della letteratura italiana, afferma che tenendosi lontano tanto dalla

partizione per secoli, troppo meccanica e convenzionale, tanto da altre, suddivide la letteratura

italiana in dodici epoche, i cui confini temporali sono riconducibili all’insorgere o al concludersi

di fasi storiche facilmente riconoscibili (es. La società di antico regime 1559-1690, L’età della

ragione e delle riforme 1690-1789). I riferimenti, quindi sono di natura sociale e politica. La

modernità, secondo Cesarini, trova origine nel 700, poichè dalla fine del 700 al primo Novecento

sta la crisi dell’unità perduta uomo-natura; il simbolismo tenta la via di una ricomposizione

mitica. Alberto Asor Rosa, ne Letteratura italiana, afferma che è importante recuperare la storia

ex post e non negarla. Una rappresentazione della storia letteraria sembra escludere a priori il

tema della periodizzazione come obiettivo del proprio percorso storiografico. La crisi si colloca

tra 1640 e 1650 con la fine della stagione umanistico-rinascimentale e l’eclissi della definitiva

cultura laica. Il concetto di isocrona, infatti, sancisce che ogni partizione cronologica è plausibile

nella misura in cui riesce a ricondurre gli oggetti che racchiude sotto un criterio che li accomuna.

Dunque, non esistono periodi della storia: esistono opere di una certa epoca riconducibili a

costanti di pensiero e di sensibilità. È importante sottolineare tre ambiti: l’ambito filologico e

sociologico (la circolazione e ricezione); l’ambito formale (i generi letterari); l’ambito tematico

(i temi).

Circolazione e ricezione: è importante capire come e quanto un’opera sia stata recepita e

tradotta in altre lingue; è legata l’intertestualità, la rete di rimandi impliciti o espliciti (le fonti)

ripresi da altri autori o testi. A tutto ciò fa perno la scoperta della stampa (XV secolo): il libro

viene considerato un oggetto prezioso e un manufatto di alto artigianato; inizia l’attività degli

amanuensi; la scoperta della stampa consente processi di alfabetizzazione dei testi, allarga il

pubblico, apre varchi a generi letterari (es. poemi cavallereschi). La ricezione dei testi

presuppone un ulteriore punto di vista: quello dell’opera che travalica l’epoca sua (deve

contenere fonti legate al passato – autori, testi, ecc.- e innovatrici). Esempi: Machiavelli e il

Principe è stato ripreso a partire dal 7-800; nel 900 in Italia si apprendono le opere della

letteratura straniera; oggi è stimata l’opera di Pasolini, dopo 40 anni, perché l’opera in esame

rispecchia un determinato periodo storico. I generi. Caso eclatante rappresentato dalla poesia

epica da Omero a Tasso che continua nella cultura occidentale. Tasso ha influenzato dal

melodramma al romanzo storico e sentimentale; si pensi anche al western classico o al Saba che

intitola la sua raccolta di poesie Canzoniere. La narrativa in prosa, invece, vede nel 600 il genere

novellistico, inaugurato da Boccaccio, poi l’Ortis di Foscolo sino ai Promessi sposi di Manzoni.

Non c’è dubbio che punti di svolta e di innovazione nella storia dei generi possono coincidere

con crinali di secoli o di epoche. I temi. I temi fondamentali sono da sempre: il buon governo tra

governanti e governati; la tematica amorosa o l’esperienza conflittuale dell’eros; la letteratura

come fonte primaria di sapere, come saggezza, come apprendistato centrale del saggio.

 

Rielaborato da uno studente di lettere seguendo “Anselmi, Letteratura italiana: secoli ed epoche”.

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