Storia dei normanni in Sicilia (riassunto)

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Durante la seconda metà dell’XI secolo i Normanni, capeggiati dai fratelli Roberto e Ruggero d’Altavilla, erano arrivati da conquistatori fino a Reggio Calabria e vedevano, a poca distanza da loro, la Sicilia ancora in mano ai musulmani; la tentazione fu troppo forte per cui decisero di conquistarla per riportarvi la cristianità.

Nel 1071 la flotta normanna lasciò Reggio alla volta di Catania; visti i buoni rapporti di Ruggero con i musulmani di Catania, non fu per lui difficile entrare nel porto con la scusa di un rifornimento per poi dirigersi a Malta, ma una volta dentro il porto scatenò l’attacco e conquistò la città. Una guarnigione al comando di Ruggero rimase a difendere il territorio conquistato, mentre Roberto marciò alla volta di Palermo. In contemporanea i Pisani, dopo l’ennesimo rifiuto di Ruggero di attaccare Palermo insieme, fecero tutto da soli e con una flotta riuscirono a spezzare le catene del porto e saccheggiare la città; con il ricco bottino costruirono il duomo di Pisa.

Intanto Roberto, dopo aver attraversato Nebrodi e Madonie, arrivò ai confini di Palermo e in un luogo nei pressi di Pizzo Antenna, chiamato da allora Piano Battaglia, si scontrò coi musulmani.

Roberto li sconfisse facilmente, si accampò vicino alla riva del fiume Oreto e cominciò l’assedio alla città bloccando i rifornimenti. Durante l’assedio, Roberto venne attaccato dai musulmani d’Africa venuti in soccorso che riuscirono, anche se con gravi perdite, a entrare nella città prolungando la resistenza.

Ma il destino della città era ormai segnato: Roberto, visto che non riusciva ad aver ragione dei musulmani, chiese aiuto al fratello che era rimasto a Catania.

Così, nel 1072, i due fratelli attaccarono la città dal mare e dalla terra e il primo gennaio 1072 Roberto espugnò la Kalsa, passando per la porta BaB Al Futuh. I due fratelli si divisero i territori siciliani conquistati e Palermo toccò a Roberto.

Egli dimostrò di essere un ottimo politico; riuscì ad amalgamare diversi gruppi etnici tenendo conto della loro lingua, usanze e tradizioni. Gli arabi rimasero nel quartiere della Kalsa e si occuparono di commercio; i latini occuparono le zone dell’Albergheria e i Greci si stanziarono attorno alla Cattedrale. Alla morte di Roberto gli succedette il figlio Ruggero Borsa, suo secondogenito, ma il primogenito Boemondo, ignorato per l’eredità, si ribellò e dichiarò guerra al fratello.

Fortunatamente intervenne lo zio Ruggero in difesa del nipote omonimo e riportò alla calma Boemondo; per il servizio offerto, Ruggero ricevette i diritti su Palermo.

Il 22 giugno del 1101 si spegne Ruggero, lasciando l’eredità ai due figli Simone e Ruggero II avuti da Adelasia di Monferrato, sposata dopo la morte di Giuditta; entrambi però non erano acora maggiorenni, quindi per un breve periodo fu la madre ad amministrare il regno.

Morto prematuramente Simone, Ruggero II, una volta raggiunta l’età, assunse il potere nel 1112 e subito mostrò di aver ereditato dal padre non solo il titolo ma anche la sua autorevolezza e maestria nel governare; così, approfittando dello scisma di Anacleto II e Innocenzo II, si schierò dalla parte del primo, ricevendo dal quale l’investitura a Re di Sicilia nel 1130 con una cerimonia nel duomo riconsacrato di Palermo.

Raggiunto un periodo di stabilità, Ruggero II si occupò dell’organizzazione interna dello stato, creando un regno ordinato, solido, dove tutti i nobili, seppur godendo di molte libertà, erano sottoposti a vincoli di vassallaggio.

Egli affidò i vari rami della pubblica amministrazione a dei funzionari di fiducia: La “Magna Curia”, che aveva funzione di governo e consiglio del Re; il “Gran Connestabile”, che era il capo delle forze armate; il “Gran Giustiziere”, che aveva la carica di giudice penale e capo della polizia. Riempì le casse del regno grazie a un efficiente controllo fiscale che gli permise di avere una corte invidiata da tutti i sovrani occidentali, ricca di palazzi di fattura orientale, fiorentissima nell’arte e nel commercio; il suo palazzo era adorno di preziosi arredamenti e disponeva di un enorme esercito di cui facevano parte anche soldati saraceni.

Dopo 24 anni di regno e dopo una campagna d’espansione che aveva assoggettato tutta l’Italia meridionale e buona parte dei paesi del mediterraneo, nel 1154 Ruggero II morì e venne sepolto nel Duomo di Palermo, dove ancora oggi riposa.

Due mesi dopo la morte del più grande sovrano del Medioevo, nasceva la sua ultima figlia: Costanza.

GLI ANNI NERI DI GUGLIELMO I “IL MALO”

Alla morte di Ruggero II salì al trono Guglielmo I detto “il Malo”( per aver diminuito i poteri feudali), terzogenito di Ruggero II; durante questo periodo cominciano i primi scricchiolii nel potere normanno.

Guglielmo I era la brutta copia del padre: non aveva la sua audacia, autorevolezza e maestria per governare, era cresciuto nella corte più brillante d’Europa e questo aveva portato a viziare il suo carattere, così quando assunse il potere era portato più a godersi le ricchezze che occuparsi dello stato.

Visto che il Re era troppo occupato con le donzelle di corte, affidò l’amministrazione del regno al primo ministro Maione di Bari; quest’uomo, di umili origini, favorì la borghesia artigianale e mercantile a discapito della nobiltà e dei grandi proprietari terrieri.

I nobili, infastiditi anche dalla perdita dei territori africani, passarono al contrattacco e la situazione degenerò; Matteo Bonello, conte di Caccamo, attirò con l’inganno Maione e lo uccise; l’11 novembre 1160, un gruppo di nobili entrò nel palazzo reale e imprigionò il Re, in tutta la città si scatenò la caccia agli amici di Maione.

Dopo tre giorni, Guglielmo venne liberato dal popolo preoccupato, riprese il suo posto e scatenò la sua vendetta: nominò Gran Cancelliere Matteo D’Ajello, catturò con un agguato Bonello e lo fece rinchiudere al castello, dove poco tempo dopo morì dopo essere stato accecato e sottoposto a tremende torture.

Il 7 maggio 1166, a soli 46 anni, Guglielmo I morì, ma quasi nessuno sentì la sua mancanza.

Morto Guglielmo, il Regno passò nelle mani del secondogenito Guglielmo II, che dovette anche lui attendere la maggiore età per prendere possesso dei pieni poteri.

Grazie al nuovo Re il regno ritornò a splendere: Guglielmo tentò di rimediare agli errori del padre e in buona parte vi riuscì.

Nominò Vicecancelliere Matteo d’Ajello, ebbe un grande rispetto di tutti i gruppi etnici presenti in città, riaffidò ai musulmani le vecchie cariche sottratte e diede la giusta importanza ai feudatari ai quali affidò moltissime cariche a corte e nell’esercito; fece edificare un nuovo duomo a Monreale, dove fece trasportare la tomba del padre e si permise il lusso di costruire la Cuba, un castello di caccia.

Il regno era tornato al suo vecchio splendore, ma Guglielmo, sposatosi nel frattempo con Giovanna, figlia di Enrico II d’Inghilterra, non aveva ancora eredi e non ne avrebbe mai avuti; questo pesò molto sul futuro dei Normanni in Sicilia.

Alla morte di Guglielmo II nel 1189, la città piombò nel caos; il Re morto non aveva figli e aveva nominato erede la zia Costanza, ma questa era sposa di Enrico VI di Germania, figlio dell’imperatore Barbarossa: questo provocò un malcontento nel popolo e nei nobili che non volevano una dominazione germanica e allora fecero nominare re Tancredi, Conte di Lecce, nel 1189.

Enrico VI, sentendosi privato di un suo diritto, attaccò Tancredi, ma venne fermato nel Garigliano, dove cadde prigioniera anche Costanza la regina, ma invece di approfittare della situazione Tancredi la lasciò libera e si occupò di riorganizzare l’esercito per difendere i territori.

Ma mentre era a Salerno, Tancredi fu sconvolto dalla notizia della morte del figlio e cadde in una tremenda depressione rinchiudendosi nella reggia, dove poco dopo morì il 20 febbraio 1194.

L’erede al trono Guglielmo III era ancora un bambino e il potere venne affidato alla vedova Sibilla, non adatta per carattere a governare; di questo era ben consapevole Enrico VI, che si riporto all’attacco e questa volta riuscì ad arrivare fino a Palermo.

La regina e il fanciullo Guglielmo si rifugiarono nel castello di Caltabellotta, ritenuto inattaccabile, allora Enrico per evitare l’assedio, propose alla regina la libertà per lei e i suoi figli in cambio del trono; Sibilla accettò, ma Enrico non mantenne le promesse e li fece processare e condannare, rinchiudendo Guglielmo III in una fortezza dove morì nel 1198; con la sua morte ebbe fine il periodo normanno in Sicilia.
Fino ad oggi, ci rimangono moltissimi esempi dell’architettura Normanna: il Palazzo dei Normanni, la Cappella Palatina e la Cattedrale sono le più importanti, ma non si puo’ non nominare bellezze architettoniche come le chiese di S. Giovanni degli eremiti, La Martorana, S. Cataldo, S. Giovanni dei lebbrosi, La Magione,S. Spirito e i castelli della Zisa e la Cuba.

   
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