Splendore e declino di Bisanzio – riassunto di storia

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Mappa politica impero bizantino 1045

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Alla fine del VIII secolo l’impero bizantino risultava particolarmente ridimensionato a causa delle
continue invasioni da parte di arabi, magiari e bulgari. L’impero ebbe però la forza di contrattaccare
verso la metà del IX secolo recuperando parte dei territori perduti. Gli imperatori si adoperarono per
favorire lo stanziamento dei soldati sul territorio (stratioti) e favorirono anche il formarsi di una
“piccola borghesia”di contadini che vivevano in comunità di villaggio costituendo così un
organismo amministrativo per il pagamento delle tasse. La fisionomia dell’impero intanto si andava
modificando in quanto l’impero era chiuso nelle sue frontiere essendo in seguito costretto ad
abbandonare le pretese di dominio universale, acquisendo poi caratteri più orientali. Il latino venne
sostituito dal greco ed anche il titolo imperiale venne modificato in basileus. Le città della costa
comunque non abbandonarono il commercio ed il ricorso alle milizie locali per la difesa delle stesse
anche se l’impero tendeva a concentrare il potere nelle mani dei funzionari pubblici.

Questa orientalizzazione dell’impero costituì la premessa per la comprensione dello scontro che si venne
creando contro il movimento iconoclasta. Il culto delle immagini era sempre stato malvisto dalle provincie più orientali dell’impero, le quali erano le più influenzate dai culti islamici ed ebraici che condannavano l’idolatria.

Quando salì al trono Leone III il movimento raggiunse la corte. Egli con un decreto del 726 proibì il culto delle immagini. Il papa Gregorio III nel 731 scomunicò l’imperatore e i suoi sostenitori, questo decreto ebbe come risultato anche la riduzione del potere dei monaci. Con l’avvento al trono di Costantino VI la situazione si fece più complicata, specie quando a detenere il potere fu la madre Irene, che, sembrò intenzionata ad abbandonare la precedente politica in quanto venne nominato patriarca di Costantinopoli un iconodulo.

Tre anni dopo il VII concilio di Nicea (787) condannò l’iconoclasmo come eresia. La reggenza di Irene tuttavia provocò dei malumori in occidente in quanto non era riconosciuta dal papato e questo provocò il considerare il trono d’oriente come vacante. Carlo Magno una volta incoronato imperatore era desideroso di intraprendere relazioni diplomatiche con l’impero bizantino ma dovette aspettare fino all’812 per vedere riconosciuto il suo titolo dall’imperatore Michele I.

Con Leone V si ebbe il ritorno al potere della corrente iconoclasta. La contesa verrà poi risolta da Michele III nell’843 quando verrà riabilitata la liceità del culto delle immagini. Intanto il pericolo arabo si era di molto ridotto, lo stabilizzarsi della situazione portò alla rinascita dei grandi poderi fondiari senza tutelare gli interessi dei piccoli proprietari. Il problema verrà arginato alla fine del X secolo con l’introduzione di leggi atte a favorire le piccole proprietà.

Queste norme però rallentarono soltanto il meccanismo di impoverimento dei cittadini di ceto basso e dei contadini che tendevano a porsi sotto la protezione di un signore. Questi episodi però non possono essere catalogati come una forma di feudalesimo bizantino in quanto lo stato risultava sempre presente a differenza di quanto avveniva nelle campagne europee. In occidente si sviluppò un grande rapporto tra potere imperiale e patriarcato in quanto l’imperatore era considerato il diretto rappresentante di Dio in terra.

La compenetrazione tra i due poteri avvenne sempre all’insegna dell’egemonia imperiale. Al rafforzamento dell’autorità imperiale contribuirono anche i successi militari della seconda metà del X secolo. Il controllo completo sull’area balcanica venne riportato da Basilio II nel 1014.
La cristianizzazione delle popolazioni slave e delle popolazioni bulgare era sempre avvenuta in
contrasto con la chiesa di roma che tentava di ampliare la propria area di influenza attraverso i
missionari. Il contrasto esplose quando la chiesa bulgara tentò di mantenersi del tutto autonoma.

Il patriarcato era allora occupato da Fozio che era stato nominato dall’imperatore e non era
riconosciuto dal papa.

Dopo un violento scambio di missive nell’867 Fozio scomunicò il pontefice.
La questione venne accantonata dopo la deposizione di Fozio decisa dal concilio di Costantinopoli
che decise inoltre di sottomettere la chiesa bulgara a quella di roma. Ad abbassare la tensione tra la
chiesa di Roma e quella di Costantinopoli contribuì la crisi del papato del X secolo. La situazione
precipitò nel 1049 quando il papa Leone IX rivendicò il primato della sede romana nella chiesa
universale.

A Costantinopoli era patriarca Michele Cerulario, fiero oppositore del primato papale. Il patriarca ordinò nel 1053 la chiusura di tutte le chiese di rito latino. L’imperatore Costantino X era interessato a trovare un compromesso perciò fu inviata da Roma una delegazione che però fallì la missione di mediazione il 15 luglio del 1054 quando entrambe le parti scomunicarono i rispettivi vertici. Lo scisma non fu sentito in maniera traumatica specialmente perchè la chiesa di Roma e quella bizantina andavano sempre di più diversificandosi già da tempo ed in maniera naturale.
L’elemento che più pesò fu l’orientamento fortemente monarchico che assunse il papato tra l’XI ed il XII secolo per cui, i teologi bizantini sostennero che fosse la chiesa di Roma ad allontanarsi dall’ortodossia dei primi concili ecumenici. I successi dell’impero avevano portato alla ripresa delle attività commerciali e la moneta bizantina risultava forte nei mercati internazionali, le città erano anche sede di un’intensa attività culturale ed artistica che vide in primo piano gli imperatori stessi. L’opera culturale raggiunse il suo apice nell’XI secolo. Quando la civiltà bizantina aveva raggiunto il suo massimo splendore si stagliavano all’orizzonte i segnali di un rapido declino: con la fine della dinastia macedone esplosero vari scontri per il potere tra l’alta burocrazia e i proprietari fondiari, sul fronte esterno era salito il livello di minaccia che rappresentavano i turchi che dopo aver conquistato Baghdad si volsero all’occidente ed all’Egitto.

Alla fine dell’XI secolo il pericolo maggiore venne però dai normanni dell’Italia meridionale che cacciarono i bizantini dall’Italia ed invasero l’Albania puntando alla conquista di Costantinopoli.

L’imperatore Alessio Comneno chiese aiuto a venezia per sconfiggere i normanni concedendo ai veneziani di poter commerciare con tutte le città dell’impero senza dover pagare i dazi che gravavano invece sugli operatori locali. I veneziani divennero in breve tempo padroni dell’economia bizantina. L’impero nel corso del XII secolo si andava configurando come un’appendice di Venezia in quanto la pressione fiscale e la svalutazione della moneta si fecero sempre più gravi.

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