Spiegazione della noia e della verità per Heidegger – riassunto pensiero filosofico

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   HEIDEGGER

Heidegger fa una distinzione tra filosofia e metafisica; infatti la FILOSOFIA è una discussione e un dialogo ultimo dell’uomo, che lo attraversano afferandolo totalmente e costantemente. “La filosofia è propriamente nostalgia, un impulso ad essere a casa propria ovunque” (Novalis). “Essere a casa propria ovunque” significa: essere sempre nella totalità, siamo in attesa di questo che ci mette in cammino verso l’essere nella totalità. Questa nella totalità è il mondo. Siamo in cammino verso questo essere nella Totalità, noi stessi siamo questo in cammino, questo passaggio, questo né l’una né l’altra cosa. Questa inquietudine del non la chiamiamo finitezza. La finitezza è il modo fondamentale del nostro essere. Se vogliamo divenire ciò che siamo non possiamo abbandonare questa finitezza, anzi la dobbiamo custodire. La filosofia accade sempre in uno stato d’animo fondamentale. Ciò che Novalis chiama “nostalgia” è lo stato d’animo fondamentale del filosofare. La domanda “cos’è la metafisica”? si tramuta nella domanda: “cos’è l’uomo”?. Non lo sappiamo. Ma abbiamo visto che in questo essere misterioso accade la filosofia; poi abbiamo la METAFISICA  è un interrogare nel quale ci interroghiamo penetrando nella totalità dell’ente e ci interroghiamo in modo tale che noi stessi, cioè gli interroganti, siamo inclusi nella domanda, cioè veniamo posti in questione. E’ quindi ne emerge una forte ambiguità. La sua ambiguità consiste nel fatto che essa si presenta come scienza e come visione del mondo; e non è né l’una né l’altra. Non neghiamo alla filosofia il carattere della scienza assoluta, perché fino ad era non l’ha ancora raggiunto, ma perché quest’idea mira nel più profondo l’essenza stessa della filosofia. La possibilità che la filosofia, un giorno riesca a raggiungere il suo obiettivo di divenire scienza assoluta, non è affatto, non è affatto una possibilità della filosofia.

IL PRINCIPIO DEL DESTARE UNO STATO FONDAMENTALE DEL NOSTRO FILOSOFARE
E’ necessario destare uno stato d’animo fondamentale, che deve sorreggere il nostro filosofare. Gli stati d’animo non sono esattamente qualcosa che si possa inventare, ma qualcosa che ci viene incontro, che si sviluppa da sé. Lo stato d’animo , non è uno stato che si può conseguire con la forza, ma ci deve essere già. Tutto quello che noi possiamo fare è poterlo constatare. Ma come constateremo uno stato d’animo fondamentale del filosofare? Per questo non possiamo parlare della constatazione di uno stato d’animo, che è fondamentale del nostro filosofare, ma bensì possiamo parlare di destare uno stato d’animo. Quindi destare uno stato d’animo: è un rendere sveglio, un far svegliare ciò che dorme. Ciò che dorme è quindi assente, eppure c’è. Se noi destiamo uno stato d’animo vuol dire che c’è già. Lo stato d’animo è qualcosa che c’è, e al tempo stesso non c’è. Destare uno stato d’animo vuol dire farlo divenire sveglio. Lo stato d’animo fa parte dell’essere dell’uomo. Sé è vero che appartengono all’essere dell’uomo, significa:  che gli stati d’animo non sono veri accadimenti psichici. Uno stato d’animo non può essere constatato, ma se ciò fosse possibile non deve poter essere constatato.
IL CONCETTO DELLA NOIA PROFONDA
Questa noia profonda è lo stato d’animo fondamentale. Per riuscire a dominarla, scacciamo il tempo, che nella noia si prolunga. Non vogliamo avere un tempo lungo, eppure lo abbiamo. Noia, tempo lungo: nell’uso linguistico tedesco “aver un tempo lungo “significa “aver nostalgia , ossia una noia profonda”.
Noia profonda: una nostalgia.
Nostalgia: una nostalgia è il filosofare
Noia: è uno stato d’animo fondamentale del filosofare
La noia rivela in modo quasi tangibile un rapporto col tempo, un modo di sentire il tempo. La noia è lo stato d’animo fondamentale del nostro filosofare, al cui interno sviluppiamo le 3 questioni  intorno a mondo, finitezza e isolamento (solitudine).
Prima di occuparci del problema del tempo, per definire la noia come un determinato rapporto con esso. Oppure al contrario, è la noia a condurci al tempo, alla comprensione di come il tempo risuoni nel fondo dell’esserci. Questa noia superficiale ci deve condurre alla noia profonda, cioè in termini più appropriati, la noia superficiale si deve rivelare come noia profonda deve pervaderci nel fondo dell’esserci.  Ciò che è noioso lo riconosciamo perché nella sua noiosità e grazie ad essa, causa in noi la noia. Da ciò che è noioso veniamo annoiati, ad es: per noi può essere noioso ad es: un libro, uno spettacolo, una cerimonia ed ecc….
Noi stessi trasmettiamo alle cose questo stato d’animo, che a loro volta, le cose causano in  noi. Prendiamo noioso nel senso di pesante, squallido, il che non vuol dire indifferente. Nella noia profonda il suo essere lasciati vuoti non è altro che l’essere consegnati all’ente che si nega nella sua totalità. La noia non è semplicemente un’esperienza psichica vissuta nell’interiorità, ma qualcosa di essere, ciò che annoia, ciò che fa scaturire l’annoiarsi che ci viene incontro dalle cose stesse. La noia è piuttosto al di fuori, insista in ciò che è noioso, e dal di fuori si insinua dentro di noi. Noi trasmettiamo poi alle cose stesse gli stati d’animo che le cose causano in noi. Tutte le proprietà di tal genere: noioso, allegro, triste (evento), divertente (gioco), queste proprietà legate agli stati d’animo sono riferite al soggetto in un senso particolare, non solo hanno origine direttamente dal soggetto e dalle sue condizioni.
PESANTE significa: non avvincente, vi siamo immersi, ma noi coinvolti, bensì come sospesi.
SQUALLIDO significa: non ci colma, siamo lasciati – vuoti.
Ciò che annoia è ciò che tiene in sospeso e tuttavia lasciati vuoti.
La noia è un essere ibrido, in parte oggettivo e in parte soggettivo.
Otteniamo la noia solo quando ci imbattiamo in lui nel tentativo di allontanarla.
Dunque la noia rivela un rapporto in modo tangibile col tempo. Il tempo dunque elabora queste 3 questioni.
La noia scaturisce dalla noiosità cioè noioso e ciò che rende qualcosa noioso e annoiante. Ciò che è noioso lo si riconosce perché scaturisce in noi la noia.  Questo scaturire è un rapporto di CAUSA – EFFETTO, per es: un libro per noi è squallido, pesante, è quindi indifferente, vuol dire che in realtà non ci ha lasciati così indifferenti, anzi è al contrario, vuol dire che nella letteratura siamo ben presenti.

FORME DI NOIA
IL VENIR ANNOIATI DA: Dove siamo inchiodati da ciò che è noioso, siamo quindi vincolati da una situazione tipica di questa forma di noia. Ciò che annoia è qualcosa di determinato. Per questo viene chiamato anche forma di NOIA DETERMINATA. Veniamo fissati all’interno della situazione non riusciamo a liberarci di questo senso di noia, l’unico modo per allontanare il Tempo e lo scaccia tempo.
Scacciare il tempo significa: cacciarlo via, allontanarlo, allontanare dunque la noia. Un esempio di questa forma di noia può essere quello dell’aspettare il treno. Siamo in una stazione di una sperduta ferrovia secondaria. Il primo treno arriverà tra 4 ore. La zona è priva di attrattive. E’ vero, abbiamo un libro nello zaino, dunque leggere? No. Oppure riflettere su una questione, su un problema? Non va. Leggiamo gli orari oppure studiamo l’elenco delle varie distanze di questa stazione da altri luoghi che non ci sono noti altrimenti. Guardiamo l’orologio è appena passato un quarto d’ora. Andiamo fuori, sulla strada “maestra”. Camminiamo su e giù, tanto per fare qualcosa. Ma non serve a niente. Contiamo gli alberi lungo la strada “maestra”, guardiamo nuovamente l’orologio: appena 5 minuti da quando l’abbiamo consultato. Stufi di andare su e giù, ci sediamo su una pietra, tracciamo ogni sorta di figure sulla sabbia, e ci sorprendiamo nuovamente a guardare l’orologio, è passata una mezz’ora, e così di seguito.
In questa prima forma di noia si verifica il 1 momento: – l’essere tenuti in sospeso dal corso esitante del tempo. Questo essere tenuti in sospeso accade in un tempo determinato e non in  un tempo qualunque che intaccare fra l’arrivo e la partenza in questo caso del treno, esso ci tiene in sospeso e nel fare ciò si trattiene. Quindi sappiamo qualè la cosa che scaturisce in noi.
NELL’ANNOIARSI DI: Non troviamo nulla di noioso. Non diciamo di venir annoiati da questo o da  quello, al contrario troviamo che intorno a noi non c’è proprio nulla di noioso.  Un esempio tipico è quella della serata, quindi accade in un tempo Indeterminato perché non riusciamo a trovare nulla che ci annoi. Esempio la serata: Siamo invitati da qualche parte della sera, non siamo obbligati ad andarvi. Ma siamo stati tesi e impegnati tutto il giorno, e per la serata abbiamo del tempo libero. Così ci andiamo. C’è la cena, con la solita conversazione a tavola, tutto è non soltanto molto buono, ma anche di buon gusto. Poi si dice si sta insieme con allegria, si ascolta magari della musica, si chiacchiera, l’atmosfera è vivace e divertente. E’ già ora di andare via. I signori si salutano, e ognuno va per la propria strada, e si assicurano che tutto è stato veramente molto piacevole, che è stato terribilmente incantevole , in effetti è così. In questa serata non c’è nulla che può essere noioso, né la conversazione, né la gente e ne i locali. Quindi si ritorna a casa pienamente soddisfatti. Si dà un occhiata al proprio lavoro, interrotto la sera, si fa un calcolo approssimativo, e si fa una breve previsione per il giorno successivo, ed ecco qui: questa sera mi sono proprio annoiato di questo invito. Con tutta la buona volontà, ci impegniamo a capire cosa ci può aver annoiato? Ma in realtà, in pratica io mi sono annoiato. Noi non c’è ne rendiamo conto, ma ci potrebbe aver annoiato il contesto dove siamo stati, non la compagnia e nient’altro.
L’UNO SI ANNOIA: dove la noia profonda, ci pervade in quanto stato d’animo. L’uno si annoia non in quanto io, sono un noi, ma viene chiamato uno. L’elemento decisivo è l’indifferente nei confronti delle cose e gli altri. Quando questo tipo di noia sopraggiunge, lo fa in modo inaspettato e inatteso e non riferita affatto ad una situazione determinata. Ogni scaccia tempo è impotenza e dunque la noia ha il sopravvento e ci fa diventare indifferenti, tale noia impedisce che tali cose debbino per noi; ed è con se tutto valga poco.
In questa terza forma abbiamo un essere lasciati vuoti che consiste nell’esser consegnato dell’esserci all’ente che si nega nella sua totalità. La noia profonda ci pervade in quanto stato d’animo. Questa 3 forma di noia può essere fissata con la denominazione “Uno si annoia”. Questa terza forma di noia non ha alcun riferimento al tempo, anzi in questo annoiarsi uno è senza tempo. Questa noia quando si verifica non è affatto riferita a una situazione determinata. Nei confronti di questo “uno si annoia”, ogni scaccia tempo è impotente.
Noi in realtà non siamo in grado di dire, che cosa ci annoi. Ciò che annoia è il contesto di ogni singola cosa. Nella 1 forma di noia abbiamo un determinato qualcosa di noioso, nella 2 forma abbiamo un indeterminato qualcosa che annoia.
Nella 1 forma il tempo ci lascia sospesi dal corso esistente del tempo; nella 2 forma ci lascia vuoti.
L’ente nella sua totalità è diventato indifferente, non scompare, anzi si mostra nella sua indifferenza. In questi 3 tipi di forme di noia l’essere lasciati vuoti consiste nell’esser consegnato. Nell’esserci all’ente che si nega nella sua totalità. L’ente si nega e si sottrae a noi, pur restando l’ente che è. Abbiamo però un tru0plice orizzonte dell’ente cioè come è stato, come è, come diverrà.
Vi sono 3 visuali chiamate dell’aspetto, del riguardo e del proposito, e sono 3 visuali del fare e lasciare fare dell’esserci. Quindi ogni ente si segue nella sua totalità, cioè nel suo uno e unitario orizzonte totale del tempo. Questo orizzonte temporale  INCANTA e INCATENA L’ESSERCI, ma non come tempo che si è fermato nel suo differire dello scorrere, ma come tempo che al di là dello scorrere e del fermarsi, il tempo è sempre l’esserci stesso nella sua totalità. Il tempo quindi incanta e incatena l’esserci, che non può trovare le vie verso l’ente che si nega.
L’INCANTARE E L’INCATENARE DEL TEMPO
Può essere spezzato soltanto dal tempo stesso, e da ciò che costituisce l’essenza del tempo stesso, ossia l’ATTIMO che è la possibilità fondamentale dell’esistenza dell’esserci. L’esserci deve liberarsi di se stesso. La 2 forma di noia rispetto alla 1 non è più profonda; ciò è dovuto al rapporto col tempo. Nella 2 ci lasciamo del tempo nella prima no; anzi siamo appresi dal tempo esitante vale a dire; non abbiamo tempo e non vogliamo perdere tempo, senza alcun motivo. La 1 forma dunque è più elevata e più seria rispetto alla 2; dove c’è elevatezza, c’è profondità. Quindi sono emersi 7 punti di differenza di profondità.

IL CONCETTO DI SCACCIATEMPO CONTRO LANCIA
Cosa significa scacciare il tempo? Noi non allontaniamo il tempo. Scacciare significa: sospingerlo e spronarlo a correre. Ma questo scacciare il tempo è in sé, uno scacciare la noia, dove scacciare significa: cacciar – via, allontanare. Con la noia si ha a che fare con una durata di tempo. Si tratta dunque del tempo. È contro il tempo, lo scacciatempo. Lo scacciatempo è perciò un accorciare il tempo. Il guardare – l’ora, es: l’impacciata manifestazione del fallimento dello scacciatempo e dunque del crescente venir – annoiati. Non si tratta semplicemente di trascorrere il tempo, bensì di farlo trascorrere, di indurlo a passare più velocemente. Perciò il tempo va lentamente. Il fatto non è che il tempo sia troppo lungo, bensì che sia troppo lento. Il tempo esitante del venir indotto ad andare più veloce, affinché con la sua parola non paralizzi anche noi, affinché la noia scompaia. Lo scacciatempo è un assalto contro l’esitare del tempo, esitare che ci opprime. Nel venir – annoiati siamo tenuti in sospeso e lo siamo a causa del tempo esitante.
Nell’occupazione che cerchiamo con lo scacciatempo, non  ci interessa tanto la cosa di cui ci occupiamo e neppure il fatto che ne venga fuori qualcosa. Noi occupiamo il tempo con qualsiasi cosa, questa non ci lascia  nulla. Dunque non è proficuo, ci lascia vuoti. Tuttavia ciò che è noioso deve pur sussistere per annoiarci, cioè per lasciarci vuoti.
Nel venir lasciati vuoti le cose non ci vengono sottratte, né vengono annientate, benché le cose sussistono, ci lasciamo vuoti. È proprio questo il motivo, per cui noi ci annoiamo.
LASCIARE VUOTI non significa affatto essere assente: le cose devono sussistere per lasciarci vuoti.
Dunque il venir annoiati è questo venir lasciati in pace. Le cose ci lasciano in pace, non ci disturbano, ma neppure ci aiutano. Ci abbandonano a noi stessi. Ci lasciamo vuoti perché non hanno niente da offrirci. Quindi lasciare vuoti significa: non offrire nulla in quanto sussistenti. Quanto sussiste non offre ciò che ci attendiamo in quella situazione determinata.
Lo scaccia tempo sta nella noia indeterminata, questo star fermi parte però all’opprimere lo scacciatempo. Noi non scacciamo il tempo, né lo sproniamo ad andare velocemente, perché è lento, questo scacciare il tempo è un allontanare la noia spronando il tempo. Ma il guardare continuamente l’ora, è un non far passare più il tempo, poiché è un crescere del venir annoiati. Cerchiamo di essere occupati per eliminare l’essere lasciati vuoti. Nel venir lasciati vuoti non significa che le cose sono assenti,  che sussistano per poterci lasciare vuoti, anzi ci lasciano in pace, non ci disturbano, ci abbandonano a noi stessi, non hanno nulla di offrirci.

L’ESSERE LASCIATI VUOTI
Esso non viene da noi assolutamente ammesso. Non ammettere più lo scacciatempo significa: lasciare che questa noia abbia il predominio.
Questa noia impedisce persino che tali cose, abbiano per noi valore come qualcosa di particolare e, anzi, fa si che tutto valga indifferentemente molto o poco. Questa noia ci porta al punto in cui tutte le cose ci appaiono fra loro egualmente indifferenti. Questa indifferenza delle cose e di noi stessi verso di esse non è il risultato di una somma di valutazioni, ma accade come quando, in un solo colpo, tutto e ogni cosa diviene indifferente. L’ente nella sua totalità è divenuto indifferente. L’ente nella sua totalità, tuttavia, non scompare, anzi, si mostra proprio nella sua indifferenza. Il vuoto consiste qui nell’indifferenza che avvolge l’ente nella sua totalità.  L’essere lasciati vuoti è possibile sempre e soltanto dove sussiste l’esigenza di esser riempiti, la necessità di una pienezza e non indifferenza del Vuoto. Ma se l’ente nella sua totalità si trova nell’indifferenza, allora per l’appunto tutto, anche questo esser lasciati Vuoti è indifferente cioè impossibile. Il vuoto non è un buco tra quanto è colmato, bensì riguardo l’intero ente e tuttavia non è il nulla. L’esserci in quanto tale viene colpito dall’ente che si nega nella sua totalità. L’ente si nega nella sua totalità: l’ente si sottrae a noi, pur restando l’ente che è. Ogni ente ci si sottrae sotto ogni aspetto. Se l’ente nella sua totalità deve potersi negare, dev’essere all’opera dell’orizzonte del tempo.

IL TEMPO INCANTA E INCATENA L’ESSERCI
Il tempo incanta e incatena l’esserci, ma non come tempo che si è fermato nel suo differire dallo scorrere, bensì il tempo al di là di tale scorrere, bensì il tempo al di là di tale scorrere e del suo fermarsi, il tempo che è sempre l’esserci stesso nella sua totalità. Incantato e incatenato dal tempo, l’esserci non può trovare le vie verso l’ente, e si mostra nella sua totalità come l’ente che si nega. Ciò che incanta e incatena deve essere, al tempo stesso, quanto rende possibile le possibilità dell’esserci. L’incantare e incatenare del tempo può venir spezzato solamente dal tempo stesso, da ciò che costituisce l’essenza stessa del tempo: l’Attimo. L’Attimo è la più intima necessità della libertà dell’esserci. Infatti la libertà dell’esserci consiste solo nel liberarsi dell’esserci da parte dell’esserci: ma tale liberarsi accade sempre e soltanto quando l’esserci si decide nei confronti di se stesso. Questo decidersi dell’esserci verso se stesso è l’Attimo. L’Attimo è la possibilità fondamentale dell’esistenza autentica dell’esserci.
LA CAUSA DELLA NOIA: LA TEMPORALITA’ IN QUANTO TALE
L’intera struttura di questa noia viene resa possibile dal tempo stesso. Nella noia questa durata dell’esserci diviene lunga: si tratta del divenire lungo e del divenire breve del tempo autentico. In questa ampiezza il tempo opprime l’esserci. Solo perché nel fondo dell’esserci veglia e attende la costante possibilità di annoiarsi, l’uomo può annoiarsi o venir annoiato dalle cose e dalle persone intorno a lui. Ciò che annoia nella noia profonda, non sono né gli oggetti e né i soggetti, ma bensì il contesto dove avvengono determinati eventi. Poiché le cose e le persone sono circondate e compenetrate dalla temporalità, ma la temporalità è quello che annoia, quindi si può avere l’impressione che le cose siano noiose e che l’individuo in quanto tale sia colui che si annoia.

LO STATO D’ANIMO E IL TENERSI IL SE’ DELL’ESSERCI
Lo stato d’animo manifesta l’esserci nel modo in cui è, in cui si sente presso di sé e presso le cose. Lo stato d’animo può fare ciò solo se sorge a partire dal fondo dell’essenza dell’esserci. È difficile non opporre resistenza ad una noia profonda, ma tale noia diverrà desta soltanto se non le opporremo resistenza. La questione è se il fatto di non reagire, significa davvero restarsene inattivi, lasciandosi travolgere da un qualche stato d’animo. Ciò che opprime nel profondo è il restare assente di una oppressione essenziale del nostro esserci nella sua totalità.
Il restare assente dell’oppressione essenziale dell’esserci è il vuoto nella sua totalità. Il vuoto è il restare assente, il negarsi di un’oppressione essenziale.

LA PIETRA E’ SUL MONDO, L’ANIMALE E’ POVERO DI MONDO, L’UOMO E’ FORMATORE DI MONDO
Innanzitutto ci chiediamo cosa sia il Mondo! Esso è “ La Manifestatività dell’ente in quanto tale nella sua totalità”;  dal punto di vista cristiano è la totalità dell’ente divino ed extradivino o al tempo stesso il creato e di contro all’increato. L’uomo è una parte del Mondo, ma non viene visto solo come parte, né come un qualcosa che lo costituisce; Dunque esso è:
PARTE DI QUESTO MONDO;
E SIGNORE E SERVO DEL MONDO;
L’UOMO HA IL MONDO.
Ma a differenza dell’uomo gli animali o le pietre fanno il mondo?
Queste dunque formano le 3 tesi:
LA PIETRA E’ SENZA MONDO;
L’ANIMALE E’ POVERO DI MONDO;
L’UOMO E’ FORMATORE DI MONDO.
Dobbiamo svolgere dunque delle distinzioni tra queste 3. La prima distinzione fra l’uomo e l’animale. Questa distinzione non va sul semplice fatto di stabile; se l’uomo ha la ragione e differente dall’animale, ma bensì su cosa costituisce l’assente dell’animalità e l’essenza dell’esser uomo nell’uomo. All’animale la si può spiegare. La pietra è senza mondo; è quindi non ha vita. È possibile!
TRASPORSI in un altro ente? Ossia nell’animale nella pietra o nell’uomo?
TRASPORSI: vuol dire accompagnare l’ente con ciò che è; ossia aiutarlo ad arrivare a se stesso, ma anche farlo dubitare di se stesso.

1 QUESTIONE:
POSSIAMO TRASPORCI NELL’ANIMALE?
L’animale porta con se una tale sfera di trasponibilità, dunque poniamo perché è un essere vivente come noi.
2 QUESTIONE:
POSSIAMO NELLA PIETRA?
No perché non ci offre alcuna sfera di trasponibilità appartenente al suo essere.
3 QUESTIONE:
POSSIAMO NELL’UOMO?
Non possiamo perché è priva di senso ed è superflua questa domanda.

LA VERA LIBERTA’: DARE A SE STESSI UN PESO DA PORTARE
Abbiamo dimenticato che l’uomo se deve divenire ciò che è, deve caricarsi sulle spalle l’esserci, che l’esserci ci è qualcosa che l’uomo deve espressamente prendere su di sé. Non possiamo constatare quella noia profonda nell’esserci dell’uomo di oggi, possiamo soltanto domandarci se l’uomo di oggi non tenga a freno quella noia profonda, vale a dire se non si nasconda il suo esserci in quanto tale. Ma interrogarci intorno a questo stato d’animo fondamentale: significa liberare nell’uomo l’esser uomo, cioè l’essenza dell’uomo. Questa liberazione dell’esserci nell’uomo significa: caricare l’uomo dell’esserci come del peso da portare che gli è più proprio. Solo chi sa veramente dare a se stesso un peso da portare, è libero.

L’UOMO E’ UNA PARTE DEL MONDO
“ La pietra è senza mondo, l’animale è povero di mondo, l’uomo è formatore di mondo”. Per povertà di mondo s’intende: il poter fare a meno del mondo. La povertà di mondo è un poter fare a meno del mondo. L’assenza di mondo è una condizione costitutiva della pietra , tale che la pietra non può neppure fare a meno di qualcosa come il mondo.

La pietra è senza mondo.
Assenza di mondo significa: assenza di accesso all’ente.
Mondo: manifestatività dell’ente in quanto tale nella sua totalità
Con il termine mondo intendiamo: L’ente nella sua accessibilità. È questa accessibilità è un carattere fondamentale del mondo e l’animale si trova dalla parte del mondo, perché ha accesso ad altro!. Nell’animale è nell’uomo si trova un avere mondo. Ma nell’animale si verifica anche il fatto che si può un Avere Mondo ma anche un Non Avere Mondo.
Il Non Avere Mondo sta nel fatto che l’Animale si trova dalla parte della pietra (che non ha Mondo) e ad essa manca il mondo; quindi è povera di Mondo, la povertà è un fare a meno; è il fare a meno è un Non Avere.
Da qui possiamo collegarci ad Aristotele.
Questo coinvolgimento in sé dell’animale in cui sono possibili tutti e ogni comportamento, col termine STORDIMENTO. Soltanto perché l’animale è per sua essenza stordito, può comportarsi. La possibilità del comportarsi nella maniera dell’esser – animale si fonda in questa struttura essenziale dell’animale, che ora mostra essere lo stordimento. Lo stordimento: è la condizione di possibilità grazie a cui l’animale, secondo la sua essenza si comporta in un ambiente, no non in un mondo.
STORDIMENTO DELL’ANIMARE: indica l’essere coinvolto dell’animale. L’animale svolge determinate azioni per via dell’istinto. Il rapporto che l’animale ha con l’ambiente è univoco, ed è anche un rapporto chiuso perché l’animale non è in grado di uscire fuori dal suo recinto in cui è legato l’animale non si apre, egli si chiude quando si scatena ogni volta, una catena spirituale, solo l’uomo sta all’aperto perché egli non è guidato dall’istinto.

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