Sparta: citazioni dette dagli spartani, frasi sulla vita dei lacedemoni

Sparta (greco antico Σπάρτη / Λακεδαίμων / Lakedaimon) è un’antica città greca del Peloponneso, perpetuata oggi da una città moderna con lo stesso nome di 18.185 abitanti. Situata sulla Eurota, nella piana di Laconia tra il Taigeto e Parnon, Sparta fu una delle più potenti città-stato dell’antica Grecia, assieme ad Atene e Tebe.

Sparta si distingue da altre città per via di un modello sociale in cui la minoranza, chiamata “homoioi”, esercita la cittadinanza a tempo pieno, mentre l’attività economica è fornita dai “Perioikoi”, popolazione libera ma non di cittadini, e dagli iloti , il cui status somiglia a quello dei servi del medioevo occidentale. L’istruzione è obbligatoria, collettiva e organizzata dallo stato spartano: questo è progettato per addestrare i giovani a divenire soldati disciplinati, efficienti e impegnati per il bene della loro città. L’esercito spartano era noto al tempo come il più potente del mondo greco.

Sebbene la dominazione di Sparta cessò nel IV secolo aC, il suo fascino persiste dall’antichità fino ai nostri giorni.

In questo articolo abbiamo raccolto citazioni che dovrebbero essere state pronunciate da cittadini spartani, queste frasi ci aiutano a capire come dovessero pensare nell’antica Grecia questi uomini e quali fossero i loro valori.

[Durante un rito di iniziazione, in risposta ad un sacerdote che voleva che confessasse l’azione più empia che avesse commesso]
Spartano: A chi la devo confessare: a te o al dio?
Sacerdote: Al dio.
Spartano: Allora tu vattene.

 

In risposta ai concittadini che gli chiedevano come andavano le cose ad Atene, dove era stato poco prima] Ad Atene va bene tutto.

[Il senso, come spiega Plutarco (236 C), è che gli Ateniesi giudicavano tutto lecito e non si vergognavano di nulla, nemmeno di svolgere pubblicamente attività per uno Spartano così disdicevoli come vendere pesce salato e leccornie varie, raccogliere tasse od offrire la propria merce]

[Gli Spartani Buli e Sperchi, in risposta al generale persiano Indarne che li invitava a fermarsi alla corte persiana e che prometteva loro gli stessi onori dei più stretti collaboratori del re Serse] Ci sembra che tu non ti renda conto del valore della libertà: nessun uomo di buon senso sarebbe disposto a cederla, neppure in cambio del regno di Persia.

[In risposta a chi gli chiedeva se la via che portava a Sparta fosse sicura] Dipende da che tipo sei: i leoni da noi vanno dove vogliono, le lepri finiscono in padella.

[Uno spartano zoppo che partiva per la guerra, rivolgendosi a coloro che lo seguivano deridendolo] Disgraziati, quando si combatte con i nemici non bisogna essere bravi a scappare: l’importante è restare e mantenere il proprio posto.

[In risposta a chi gli chiedeva cosa sapeva fare il poeta Tirteo] È capace di infiammare il cuore dei giovani.

[Una madre spartana porgendo lo scudo al figlio] Figlio mio, torna o con questo o sopra questo.

Nota: questa citazione può essere probabilmente interpretata in due modi, il primo è che il figlio debba tornare o vincitore e vivo oppure tornare solamente sopra lo scudo da morto; la successiva potrebbe essere di morire in combattimento sopra lo scudo di un compagno proteggendolo nella mischia.

[In risposta ad un tale che gli chiedeva perché non aveva ammazzato un nemico inerme quando era stato suonato il segnale della ritirata] Perché è più importante obbedire al comandante che uccidere.

[Non riuscendo a mettere dritto in piedi un cadavere] Perdìo, ci manca qualcosa dentro.

[Sentendo un oratore srotolare lunghi periodi] Perdìo, ha del coraggio quest’uomo! Come avvolge bene la lingua attorno al vuoto!

[In risposta ad un tale che si vantava della sua arte oratoria] Per gli dèi, non c’è e non ci può essere un’arte che non si fondi sulla verità.

[In risposta agli Ateniesi, che, durante le trattative di resa del 404 a.C., chiedevano di mantenere il controllo dell’isola di Samo] Prima riprendete possesso di voi stessi, e poi potrete chiedere di controllare gli altri.

[In risposta ad un mendicante che gli chiedeva la carità] Se ti do del denaro, sarai invogliato a chiederne ancora. La colpa del tuo comportamento è di chi per primo ti ha dato dei soldi e ti ha incoraggiato a non lavorare.

Vedendo uno che faceva una colletta per le divinità, uno spartano disse che non aveva nessuna stima per un dio che fosse più povero di lui. (citazione giunta a noi da Plutarco)

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