Siamo pronti a sbarcare su Marte? Cos'è il progetto Mars 500 della ESA?

Robert Zubrin, presidente di Pioneer Astronautics e della Mars Society, dice che saremo su Marte entro dieci anni, a un costo nemmeno tanto esorbitante.

La tecnologia c’è, costa poco, addirittura metà di un lancio dello Shuttle. Ciò che manca è la volontà di farlo, specie adesso che la Nasa è in crisi finanziaria e strategica. I rischi naturalmente ci sono, avverte Zubrin, ma l’Operazione Marte è possibile.”

Peccato che si sia dimenticato di spiegarci di come faranno gli astronauti a resistere ai raggi cosmici e ad eventuali eruzioni solari. E di come faranno a sopportare 12 mesi di viaggio in uno spazio angusto come quello di una capsula orbitale… questo non lo sappiamo proprio.

La storia di oggi, comunque, parla di due europei, tre russi ed un cinese chiuderanno il portello dei moduli di Mars500 in Giugno per iniziare una missione da record: andare su Marte.

Uno di loro è l’italo-colombiano Diego Urbina., l’altro europeo é il francese Romain Charles.

Diego Urbina

Un italiano che va su Marte? Qui sotto sono riportate alcune interviste a Diego.

 

Diego, perché vorrebbe partecipare a «Mars 500?»
«Beh, è qualche anno che lavoro ad esperimenti nello spazio, e questo è il massimo degli esperimenti che si possono fare da Terra. E poi voglio fare la mia parte: quando arriveremo su Marte, mi piacerebbe poter dire che io ho dato il mio contributo».
Perché è importante andare su Marte?
«Perché l’esplorare è nella natura umana e dobbiamo cercare un’altra frontiera. E poi ci sono anche ragioni di sopravvivenza della civiltà umana: se ci fosse un problema per il nostro pianeta, per la Terra. Avendo una base su Marte sarebbe tutto diverso».
(La Stampa)

* * *

Quanti bambini non hanno sognato di fare l’astronauta?

I 4 volontari Romain Charles, Jerome Clevers , Arc'hanmael Gaillard e Diego Urbina

 

http://www3.lastampa.it/scienza/sezioni/news/articolo/lstp/165142/

 

23/03/2010 – INTERVISTA
Diego Urbina “Meno male
che non ho la fidanzata”

Il candidato italo-colombiano: mi porto un pc carico di musica e film

ROBERTO GIOVANNINI

INVIATO A NORDWIJK AAN ZEE
Diego Urbina è nato a Bogotà 26 anni fa, da padre colombiano e madre italiana: nel 2002 è arrivato a Torino, dove (simulazioni e training permettendo) da allora vive. Al Politecnico si è laureato in Ingegneria Elettronica, poi è arrivato un master in Studi Spaziali a Strasburgo. Parla italiano con un pochino di accento, il suo inglese è impeccabile; sa anche il francese e lo spagnolo e sta imparando il russo.

Diego, perché vorrebbe partecipare a «Mars 500?»
«Beh, è qualche anno che lavoro ad esperimenti nello spazio, e questo è il massimo degli esperimenti che si possono fare da Terra. E poi voglio fare la mia parte: quando arriveremo su Marte, mi piacerebbe poter dire che io ho dato il mio contributo».

Perché è importante andare su Marte?
«Perché l’esplorare è nella natura umana e dobbiamo cercare un’altra frontiera. E poi ci sono anche ragioni di sopravvivenza della civiltà umana: se ci fosse un problema per il nostro pianeta, per la Terra. Avendo una base su Marte sarebbe tutto diverso».

Che cosa si porterà a «bordo», se partirà?
«Il mio pc carico di musica, video, film, e tanti romanzi».

Qual è stato il momento più difficile nel training?
«L’esercitazione di sopravvivenza nei boschi, in Russia. Non c’è stato rischio vero, ma il comandante ha simulato di essersi rotto la gamba. Abbiamo dovuto trascinarlo con un metro di neve per un km. Durissima, e faceva meno 5».

E l’esperienza più bella?
«Indossare la tuta spaziale per simulare la discesa sul suolo di Marte. Sono tute vere: all’inizio non si riesce a respirare ed è difficile muoversi, ma poi sei così emozionato che non ci fai più caso. E’ stato eccitante».

E che premio si aspetti per tutti i suoi sacrifici?
«La ricompensa è avere fatto un’esperienza simile. Vorrei lavorare in aziende del settore spaziale, certamente. Ma intanto il premio c’è già: impariamo tante cose durante il training, facciamo tanta scienza, e abbiamo la possibilità di guardare da vicino come funziona il programma spaziale russo. Certo non lo facciamo per i soldi: sicuramente non diventiamo ricchi con quello che guadagniamo qui».

La fidanzata come l’ha presa?
«Non c’è la fidanzata, in questo momento, per fortuna».

Però potrebbe stringere con i colleghi russi una forte amicizia, no?
«Magari un’amicizia non tanto stretta» (e ride di cuore).

___________________________________________________________________________

Dicevamo di una messione da record.

Vivono in assoluto isolamento esattamente da 365 giorni i 6 astronauti, della missione Mars 500, impegnati in un viaggio virtuale su Marte organizzato dall’Agenzia Spaziale Europea (Esa) per sperimentare i problemi fisiologici e psicologici che derivano dall’isolamento. Il 12 febbraio sono ‘atterrati’ su Marte e 2 giorni piu’ tardi hanno fatto la prima passeggiata simulata, chiusi in vere tute Orlan.  Adesso sulla via del ritorno.  Arrivo previsto il 5 novembre.

Mars500 è un esperimento molto utile, perché grazie alle nuove tecnologie permetterà di raccogliere dati utili per mettere a punto una futura reale missione spaziale umana verso Marte. In primo luogo saranno studiati gli effetti biomedici e psicologici indotti in persone costrette a vivere per un lungo periodo in un ambiente isolato e ristretto, quindi i valori di stress, le regolazioni ormonali e le risposte del sistema immunitario, la qualità del sonno e il tono dell’umore.



La durata del progetto è stata prevista quanto più vicina possibile al reale viaggio, e quindi circa 640 giorni, ed è stata suddivisa in tre fasi. Le prime due sono state già portate a termine negli anni scorsi, ma sul finire del 2010 è cominciata l’ultima e più importante, che durerà 520 giorni e sarà la simulazione vera e propria di un viaggio andata e ritorno Terra – Marte.

Gli astronauti protagonisti di questo viaggio affascinante sono ospiti di una struttura posta nei locali dell’Institute of Biomedical Problems (IBMP) dell’Accademia Russa delle Scienze, a Mosca. Una struttura molto complessa che ricostruisce sia gli ambienti claustrofobici delle navicelle spaziali sia le condizioni di terra sul pianeta rosso.

Ovviamente tutto è studiato per essere vicino alla realtà delle condizioni del viaggio vero che si spera possa presto partire, quindi tipico cibo da spazio, nessun feedback immediato per email e messaggi audio-video, condizioni igienico sanitarie estreme e totale isolamento. Il tutto rigorosamente monitorato e filmato: un buon esempio di come i principi del Grande Fratello possano essere utilizzati per qualcosa di più valido che un pessimo format televisivo. Per chi volesse seguire l’evoluzione dell’esperimento, ESA ha creato un minisito apposito.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*