Selinunte: le rovine di una città greca della Sicilia adorate da turisti e appassionati

Una rappresentazione “ideale” di Selinunte

SELINUNTE – TUCIDIDE – fondazione di Selinunte: 628/627 a.C.

I cittadini di Megara Hyblaea «dopo avervi abitato per duecentoquarantacinque anni furono espulsi dalla città e dal territorio da Gelone, tiranno dei siracusani. Ma prima di essere schiacciati, cento anni dopo avere istituito la colonia a Megara stessa, avevano fondato Selinunte, inviandovi Pammilo: e da Megara, la loro metropoli (Megara Nisea in Grecia), era venuto […] e avevano contribuito alla fondazione della colonia».
TUCIDIDE, Le Storie, Libro VI, 4, 2.

IN FIGURA : Ricostruzione virtuale di Selinunte ,vista dal mare.

Selinunte (in greco antico: Σελινοῦς, Selinûs; in latino: Selinus) era una antica città greca situata sulla costa sud-occidentale della Sicilia; oggi costituisce il Parco archeologico più grande d’Europa. I ruderi della città si trovano sul territorio del comune di Castelvetrano, nella parte meridionale della provincia di Trapani. Nel sito archeologico, sull’acropoli vi sono alcuni templi insieme ad altre costruzioni secondarie, mentre altri templi si trovano su di una collina poco lontana[1].
Molti edifici sono rovinati in seguito a sismi avvenuti in epoca medievale; tuttavia alcuni interventi di anastilosi hanno permesso di ricostruire quasi completamente il Tempio E (il cosiddetto tempio di Hera), e di rialzare in gran parte uno dei lati lunghi del Tempio C.

Le sculture trovate negli scavi di Selinunte si trovano soprattutto nel Museo Nazionale Archeologico di Palermo. Fa eccezione l’opera più famosa, l’Efebo di Selinunte, che oggi è esposto presso il Museo Civico di Castelvetrano.


Secondo Tucidide la nascita di Selinunte sarebbe avvenuta cento anni dopo quella di Megera Iblea, vale a dire nel 628/627 a.C.

Intorno a Selinunte si possono individuare alcune aree utilizzate come necropoli.

Buffa (fine del VII secolo aC e il VI secolo) a nord della collina orientale. Il sito contiene un fosso votivo triangolare (25 x 18 x 32 metri) con terracotta, vasi e resti di animali (probabilmente dai sacrifici).
Galera Bagliazzo (VI sec. AC) a nord-est della collina di Mannuzza. Fra le tombe scavate nel tufo nel 1882 furono portate alla luce le statue chiamate Ephebe di Selinus; oggi è nel Museo Civico di Castelvetrano.
Pipio Bresciana e Manicalunga Timpone Nero (dal sesto al quinto secolo aC): ad ovest della collina di Gaggera, la più vasta delle necropoli di Selinunte. Data la sua distanza dal centro della città non è chiaro se sia stata la necropoli della città o di una zona suburbana. Oltre a prove di inumazioni, esistono anfore e pithoi che testimoniano la pratica della cremazione. I sarcofagi sono in terracotta o tufo. Ci sono anche stanze coperte.

Le monete di Selinunte sono numerose e varie. La più antica porta solamente la figura di una foglia di prezzemolo sul lato opposto. Quelle di una data più recente rappresentano invece una figura che sacrifica su un altare, consacrato ad Aesculapius, come indicato da un fallo che sta al di sotto del dio. Una figura in piedi su alcune monete è il dio del fiume Selinus.

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