Saul – analisi tragedia di Vittorio Alfieri

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Saul è una tragedia di Vittorio Alfieri in endecasillabi sciolti strutturata in cinque atti. La vicenda, tratta dalla Bibbia, è incentrata sulle ultime ore di re Saul nell’accampamento militare di Gelboè durante la guerra contro i Filistei. Nella narrazione, l’Alfieri si è attenuto all’unità di tempo (un giorno), di spazio (Gelboé) e di azione, prettamente aristoteliche. Ideata e composta nel 1782, il poeta astigiano dedicò la tragedia all’amico Tommaso Valperga di Caluso, docente di greco e di lingue orientali.

Questo articolo riprende l’analisi del Saul, tragedia di Vittorio Alfieri, rappresentato nelle sue tragedie.

Il saul rappresentato da Vittorio Alfieri è un re che ha ottenuto grandi risultati, qualcuno che è stato un grande condottiero e a cui la crisi arriva ad un certo punto per diverse ragioni:
-(atto II) il tempo: deve constatare di non essere più giovane, ha perso il vigore fisico a cui lui dava importanza e gli permetteva l’ammirazione. La tragedia analizzata coglie una fase critica di una guerra che si svolge tra gli ebrei di Saul  contro i filistei e il suo comandante secondo è Abner (personaggio negativo perchè percepisce la presenza di David). Accade che è nato un conflitto tra Saul e i sacerdoti (potenti che sigillavano il protagonista che diventava re), e il conflitto tra Samuele e Saul fa si che i sacerdoti puntino a sostituire Saul a sostituirlo con David. Nei suoi confronti ha un atteggiamento positivo, da una parte, ma dall’altra ha un atteggiamento ostile. Quando la tragedia comincia David è stato cacciato dal campo da Saul: errore grave perchè la cacciata di David diventava autolesionistico, ma Saul non è più padrone di se in alcuni tratti. (pag 110) L’eroe fa qualcosa che i soliti eroi non dovrebbero fare: confessa la propria interiorità (dovrebbe solo proclamare i valore, esprimere il progetto, esortare i compagni), c’è una confessione dei proprio dubbi: trasgressione della regola della tragedia in cui l’eroe non deve avere dubbi, l’eroe non può scavare dentro di se e scoprire che ci sono contraddizioni, l’eroe tragico non è un eroe problematico. Tutto questo incide negativamente nella struttura classica perchè abbiamo già in partenza un personaggio che ammette le sue debolezze. Abbiamo un personaggio positivo e negativo, ma quello che è fondamentale è scoprire come si evolve l’indagine della propria identità: avere dubbi è l’indizio di una crisi che può portare il personaggio a scoprire altre parti di se oscure e negative. In questo inizio ciò che conta è mettere in chiaro la novità del personaggio. Non sono i sacerdoti che provocano la crisi di Saul, sono si i suoi oppositori ma Saul di fronte a questo racconta un sogno, non li combatte (verso 95). Il sogno era qualcosa di ricorrente nelle tragedie, ma di solito erano premonitori, mettevano in guardia, qui invece è un incubo: vede Samuel che vuole cingere della sua corona David, mentre lui è ancora vivo. Questo provoca della emozioni concrete e dolorose. Nel sogno esprime un desiderio, che David gli lasci ancora la corona. La crisi si capisce dalla serie di domande che l’eroe si pone: è qualcosa di negativo perchè è segnale di incertezza, varietà di idee, di conflitto di stati d’animo. La sua incertezza finisce per impedire alle persone che gli stanno intorno, di portargli un aiuto. Saul ha intorno a se persone che lo amano, e anche David lo ama, non ha il desiderio di contrastare il vecchio; è Saul che non riesce a percepire l’affetto delle persone, è talmente calato nella sua inquietudine che dubita di tutte le persone. E’ impossibile persuaderlo, perchè è malato. Ancora più grave è che a un certo punto capitano nel campo un sacerdote e il figlio e Saul decide di farli morire senza motivo: l’odio si traduce in ingiustizia, nella crudeltà di un tiranno folle. Questa è l’idea di chi detiene il potere chiuso può far nascere al suo interno un atteggiamento tirannico sempre più cupo e sospettoso Ha la caratteristica di un personaggio che è indagato, non perchè compie delle azioni crudeli, ma perchè si vuole vedere l’incapacità di Saul di dominare se stesso. Il potere può portare alla follia (qualcosa di assolutamente negativo perchè l’eroe deve essere nel pieno delle sue capacità mentali). Dopo Alfieri la follia diventa qualcosa di non così negativo, è visto come il suggello del rifiuto della vita (nell’eroe Romantico): l’amore diventa impossibile e il protagonista/o impazzisce d’amore, poichè c’è un triangolo come ostacolo e per far finire l’opera in un certo modo. Questi personaggi fin dall’inizio non possono terminare la loro esistenza accettando la vita quotidiana. La folla è il rifiuto della realtà negativa, il soggetto si pone su un altro piano, adotta una vita diversa rispetto al routine quotidiana. La folla è negativa, ma diventa positiva perchè l’estremo atto di ribellione a una vita inautentica.
Quando Alfieri fa delirare Saul tutto questo non era accaduto: questo è percepito dal pubblico come qualcosa di negativo, siamo in una fase di passaggio. Certe situazione drammatiche vengono forzate da autori che non si lasciano imbrigliare dalla poetica del suo tempo.
Saul appare come personaggio protagonista ma su cui la valutazione non può essere univoca. Bisogna trovare un modo efficace per far terminare l’opera, che faccia colpo sul pubblico. La prima scelta che aveva Alfieri era facile: Saul deve morire, e tutto ciò che aveva fatto deve essere superato, allora Alfieri costruisce una sconfitta in battaglia (alla fine della giornata), gli dicono che i figli maschi sono morti, Alfieri non vuole Micol, riacquista lucidità e rimane solo sulla scena (solitudine del personaggio: sconfitta, vecchiaia e consapevolezza di essere vittima di se stesso, delle proprie ansie e colpe), e in questo punto farà il suicidio, ma non è quel suicidio di uno che è stato sconfitto dal tiranno ma è un eroe che non può sopportare la vergogna, la sconfitta, e si vuole sottrarre da questa vita corrotta e malvagia (in Manzoni, nel Conte di Carmagnola, l’eroe non si suicida, ma accetta di essere decapitato in pubblico). L’unica soluzione è di farlo morire da solo, padrone di se e deve dire alcune parole conclusive, che diano il significato di quello che sta accadendo. L’unica cosa che resta a Saul è la sua spada, l’unica degna di stare con lui nel momento della sua morte. Vuole essere ricordato non come eroe problematico e preso dalle inquietudini, ma come un’icona di un personaggio grande e forte per l’azione, nemmeno i figli gli devono stare vicino. Il personaggio si vede circondato da forze sovrastanti, alla fine viene sconfitto non perchè commette degli errori ma perchè intorno a lui il male è troppo grande, rispetto al bene che egli presenta. In questo mondo il male sconfigge sempre il bene. Dice che finché non muore o è preso prigioniero è sempre considerato re. Saul vuole essere ricordato da re, ed è sempre re che con consapevolezza di è ucciso. Ci sono elementi che costruisco un personaggio estremamente complesso: con il dubbio dentro di se, ansia, fa incubi, e quindi fatalmente si abbassa, diventa più umano perchè viene mostrato anche in momenti di crisi, e questo lo avvicina di più allo spettatore. Il finale è il momento in cui il personaggio è in grado di riacquistare la sua grande dignità, il personaggio recupera non uno statuto si eroe tragico tradizionale, ma confessa di essere inadeguato a questa condizione. Questo ci aiuta ad avvicinare il personaggio al lettore: grazie alla crisi, alla follia, alla vecchiaia. La conclusione è qualcosa che diventa poi uno spartiacque: Saul è stata la tragedia più rappresentata di Alfieri, la Mirra però poi diventa più affascinante per il pubblico.

Qui sotto la rappresentazione intera della tragedia di Saul trasmessa dall’emittente rai:

   
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