Il ritratto dell’imperatore romano Commodo: il busto di Villa Mamurra

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Il vero volto dell’imperatore Commodo, ritrovato nella villa di Mumurra.

Nel corridoio orientale della grandiosa scalinata della grande villa che probabilmente appartenne in passato anche al prefetto degli ingegneri di Cesare Mumurra, lo scavo ha evidenziato i resti del crollo di un solaio di copertura in cacciopesto sostenuto da travi di legno. Questi pesanti lacerti murari hanno protetto per secoli numerosi reperti scultorei in marmo, tuttora in corso di studio e restauro. L’eccezionale scoperta ha riguardato frammenti di altorilievo (figure femminili, teste di soldati e cavalli) pertinenti alla decorazione di un sarcofago con scena di battaglia tra Greci e Amazzoni, le mitiche donne guerriere. La sua presenza sembra indicare una destinazione funeraria della sala centrale della costruzione ottagona almeno dalla media età imperiale. Altre sculture e frammenti di transenne marmoree traforate confermano l’alto livello dell’edificio e degli apparati decorativi. Davvero sorprendente è stato il ritrovamento dei cinque ritratti di personaggi maschili vissuti tra la seconda metà del II e gli inizi del IV secolo d.C, che dovevano far parte dell’arredo di uno o più ambienti, ora non individuabili, soprastanti la scalinata monumentale. Due di essi, e forse anche un terzo, databili poco oltre la metà del III secolo d.C., sembrano accomunati da strette analogie fisionomiche: sopratutto il naso largo adunco e il taglio della bocca suggeriscono legami di parentela tra i soggetti le cui effigi componevano una sorta di “galleria della famiglia” che caratterizzava spesso le dimore più prestigiose. Del gruppo il ritratto più recente riproduce il tipo del “filosofo” con lunga barba e sguardo pensoso, che incarnava i valori di cultura e spiritualità allora in voga e perciò scelto da molti committenti privati per la propria rappresentazione. Il quinto esemplare presenta somiglianze stringenti con i ritratti giovanili dell’imperatore Commodo (161-192 d.C.), ancora nel ruolo di erede designato o nei primi tempi del regno, caratterizzato da volto allungato, folta capigliatura a riccioli, baffi sottili e barba leggera su guance e mento. L’opera, da interpretare come segno di omaggio e lealtà del proprietario al potere centrale, fu probabilmente realizzata da una bottega locale ispirandosi a un ritratto ufficiale del giovane dinasta. Succeduto al padre Marco Aurelio nel 180 d.C. Commodo – l’imperatore del film “Il gladiatore” – fu ucciso da una congiura di palazzo nel 192 d.C.

La sua condotta crudele e dissoluta ne determinò la damnatio memoriae: dopo la morte, per decreto del Senato, le sue statue vennero abbattute e il nome cancellato dalle iscrizioni pubbliche. Il provvedimento non riguardò tuttavia le immagini presenti nei contesti privati come ci dimostra la villa di Gianola. Tre anni dopo Commodo fu riabilitato da Settimo Severo e consacrato divus.

   
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