Riti di passaggio – riassunto antropologia culturale – Capitolo 3 – LA COSTRUZIONE CULTURALE DELL’ IDENTITA’

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Capitolo 3 – LA COSTRUZIONE CULTURALE DELL’ IDENTITA’

Nessuno nasce sapendo quale sia il suo posto nel panorama sociale, ma lo apprende. La società è un insieme di identità sociali distribuite in un certo contesto, fondamentali per rapportarsi agli altri in modo adeguato. In tutte le società il nome proprio è un intimo contrassegno della persona e la differenzia dalle altre. Tuttavia, le società si differenziano per la concezione del sé che può essere individualistica o olistica. Gli americani, ad esempio, ritengono di essere le stesse persone anche quando modificano la propria condizione o posizione, per cui sono fortemente individualisti. Nella società gitksan, invece, la relazione tra la persona e il gruppo, o tra la persona e la sua posizione sociale è olistica, nel senso che la persona non può essere considerata come un’ entità separata dalla società o dal proprio ruolo o condizione. Sulla scorta di questa differenziazione, Shweder e Bourne distinguono il Sé egocentrico dal Sé sociocentrico. Nella visione egocentrica, la persona è un individuo autonomo e separato. La visione sociocentrica del Sè, invece, è fondata sul contesto, per cui il Sé è considerato dipendente da una situazione o da uno scenario sociale. Un esempio di concezione sociocentrica del Sé è quella dei Giapponesi, i quali includono entro i confini del sé anche il gruppo sociale di cui fa parte la persona.

Le società distinguono gli individui l’ uno dall’ altro in base a criteri come età, genere, parentela, appartenenza etnica, lingua e affiliazione religiosa. Le differenze e le somiglianze nelle caratteristiche individuali sono usate per costruire panorami sociali nei quali è indicato il posto o l’ identità di ciascuno.

Le caratteristiche, o strumenti identitari, che determinano l’ identità sono considerate in modo diverso nelle varie società. Il genere, ad esempio, è una creazione culturale: all’ essere maschio e all’ essere femmina si applicano attributi differenti. Il processo di assegnazione a un genere inizia fin dalla nascita e procede durante la crescita con un certo tipo di educazione. Anche il numero delle categorie di genere riconosciuto nelle diverse società varia. Il Nord America indigeno, ad esempio, riconosceva tradizionalmente un terzo genere, il berdache. E’ un individuo biologicamente maschio, che non viene considerato uomo ma neanche donna. In alcune società il berdache è rispettato in modo particolare. L’ essere berdache non implicava necessariamente un’ attività sessuale con un partner dello stesso sesso né lo svolgimento esclusivo di mansioni femminili. L’ antropologa Harriet Whitehead ha sottolineato come gli americani definiscano il genere soprattutto in base alle preferenze sessuali e i nativi nordamericani, invece, in base alla scelta dell’ occupazione.

Ognuno di noi apprende la propria identità nel corso del proprio sviluppo e la modifica continuamente.

Nel 1906 Arnold Van Gennep introduce il concetto di riti di passaggio. I rituali d’ iniziazione preparano gli individui ad accettare nuovi modi di considerare se stessi e gli altri; in altre parole, contraddistinguono il passaggio da un’ identità all’ altra. Van Gennep individuava uno schema tripartito alla base di molti riti: ad una prima fase di separazione dalla condizione che si abbandona segue una fase di margine, alla fine della quale avviene l’ aggregazione alla nuova condizione. Victor Turner, della Scuola britannica, parla di fase preliminare, fase liminare e fase postliminare. Tipici esempi di riti di passaggio, diffusi nella maggior parte delle società del mondo, sono le cerimonie che segnalano il passaggio di un maschio dall’ infanzia all’ età adulta.

Le persone devono inoltre essere in grado di comunicare la propria identità agli altri. Comunichiamo con le cose, col modo in cui parliamo, con le nostre frequentazioni. Un altro modo in cui segnaliamo la nostra identità agli altri è lo scambio di doni, cui è sotteso quel principio di reciprocità che è alla base della socialità. Il kula, la circolazione di doni (collane di conchiglie rosse e braccialetti di conchiglie bianche) scambiati tra partner commerciali nelle isole Trobriand, ed il potlach, scambio rituale dei nativi americani della costa nordoccidentale, sono validi esempi di scambio. I beni scambiati nel kula e nel potlach hanno una storia. Nelle moderne società industriali, invece, le persone devono affrontare un problema relativo al dono: la necessità di convertire in qualche modo una merce anonima e acquistata in un negozio in un bene che possa costituire un dono personale e significativo. Ciò avviene tramite un processo di appropriazione.

Gli individui devono poter difendere la propria identità se si sentono minacciati. Un esempio è il moka dei Big Men presso i Melpa della Nuova Guinea, i quali in questo rito affermano e difendono la propria posizione nel panorama sociale attraverso lo scambio cerimoniale di doni. Qualcuno all’ inizio fa un regalo ad un partner commerciale e in cambio riceve più di quanto ha dato. E’ un modo per stabilire e mantenere legami tra individui e gruppi e costituire un sistema gerarchico che consente agli uomini di acquisire status e prestigio e diventare Big Men, ricchi capi indipendenti dagli altri.

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