Risorgimento italiano (riassunto)

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Sviluppo economico

Nel decennio successivo al 1848 la Lombardia conobbe un discreto sviluppo economico principalmente nel settore tessile e nell’industria meccanica e siderurgica. La dominazione austriaca però non favoriva lo sviluppo economico a causa della sua chiusa politica doganale e dello scarso potenziamento della rete stradale e ferroviaria. Anche nel Mezzogiorno la politica borbonica era la causa dell’arretratezza dell’agricoltura e delle attività manifatturiere.

Eccezione sabauda

Diversamente dal resto d’Italia, nel Regno di Sardegna (Sardegna, Liguria, Piemonte) la presenza di un regime costituzionale favorì la costruzione di ferrovie, l’abolizione dei dazi doganali e il potenziamento del porto di Genova. L’esperienza piemontese rafforzava in tutta l’Italia le idee del liberalismo moderato. Il Regno di Sardegna era guidato dallo statista Camillo Benso di Cavour, che era intenzionato a esportare questo modello di società per arrivare all’unità nazionale.

Programma e strategia politica di Cavour

Cavour, avendo viaggiato in diversi paesi e dopo aver visto le differenze politiche e sociali tra questi e “l’Italia”, si occupò di irrigazione, trasporti, meccanizzazione agricola, barriere doganali, banche, asili, ferrovie, ecc. Nel 1849 divenne deputato in parlamento e il suo primo intervento politico fu la legge Siccardi, legge che aboliva tutti i privilegi ecclesiastici.

Il programma di Cavour era incentrato sulla creazione di uno stato nazionale retto da una monarchia costituzionale, liberista in campo economico, liberale in quello politico e aperto a un cauto riformismo sociale. In questo programma si riconoscevano i nuovi ceti borghesi.

Dopo essere entrato a far parte del governo di Massimo D’Azeglio nel 1850, egli strinse un’alleanza politica con la Sinistra parlamentare, grazie alla quale formò un nuovo governo. Per avvantaggiare l’unificazione italiana egli dovette creare una situazione internazionale favorevole, quindi partecipò alla guerra di Crimea, appoggiando la Francia e l’Inghilterra che combattevano contro la Russia. Vinta la guerra, Cavour potè partecipare al congresso di Parigi del 1856 per la pace fra gli stati e riuscì a parlare della situazione italiana. Ci furono in seguito diversi ostacoli che rischiavano di compromettere la situazione delle alleanze. Ad esempio, nel Gennaio del 1858 Felice Orsini, un democratico italiano, fece un attentato al re di Francia, Napoleone III. Cavour seppe utilizzare abilmente questo evento presentando l’Italia come uno “stato” che stava per essere controllato dai gruppi più radicali e quindi chiese al re francese di risolvere la questione italiana. Perciò ci fu un incontro segreto a Plombieres dove la Francia si impegnò a intervenire militarmente a fianco del Piemonte in caso di attacchi austriaci, mentre il Piemonte avrebbe dovuto cedere alla Francia Nizza e la Savoia.

Crisi del movimento democratico di Mazzini

Mazzini, pur avendo intensificato l’azione democratica tramite due comitati, non avviò una riflessione approfondita sulle cause dell’insuccesso del suo movimento, attribuite a carenze organizzative e all’incapacità di analizzare con lungimiranza le contraddizioni che c’erano in Italia. Fatto sta che si avviarono nuovi tentativi insurrezionali che furono vani. La prospettiva del socialismo risorgimentale fallì e ciò indebolì la politica di Mazzini.


Seconda guerra d’indipendenza e spedizione dei Mille

Dopo gli accordi di Plombieres Cavour perse consensi da parte della popolazione, ma un gesto avventato dell’Austria favorì primo ministro piemontese. L’Austria, preoccupata per il rafforzamento dell’esercito piemontese, inviò a Vittorio Emanuele II un ultimatum nel quale chiedeva il disarmo delle forze sabaude. L’ultimatum venne respinto e l’Austria dichiarò guerra al Regno di Sardegna. La Francia intervenì in difesa del Piemonte e assieme sconfissero l’Austria. Dopo questi successi militari, le popolazioni del granducato di Toscana e dei ducati di Parma, Piacenza e Modena insorsero contro i rispettivi sovrani, instaurando dei governi provvisori che chiesero l’annessione al Regno di Sardegna. Napoleone III fece nel 1859 un armistizio con l’imperatore d’Austria a Villafranca, col quale L’Austria cedeva la Lombardia alla Francia, perchè la consegnasse al Piemonte e si stabiliva il ritorno dei sovrani negli stati centrali dell’Italia. Cavour si dimise da primo ministro ma Napoleone III non aveva considerato due questioni: il rientro dei sovrani era ostacolato dalle popolazioni degli stati dell’Italia centrale e il re francese, a causa dell’interruzione della guerra, non potè ottenere la Savoia e Nizza. Cavour, richiamato al governo, a Napoleone III la Savoia e Nizza in cambio degli stati centrali dell’Italia. La seconda guerra d’indipendenza spianò la strada all’unificazione italiana. Nell’Aprile del 1860 scoppiò una rivolta a Palermo che chiamò l’attenzione dei democratici. Garibaldi arruolò 1000 volontari e partì da Quarto il 5 Maggio 1860 diretto in Sicilia. lì conquistò gradualmente tutti i territori del sud Italia fino ad arrivare ai confini dello Stato della Chiesa, dove Garibaldi rimise ogni potere nelle mani di Vittorio Emanuele II. Dopo l’annessione delle popolazioni meridionali allo stato sabaudo, il 17 Marzo 1861 nacque il Regno d’Italia, la cui corona fu affidata a Vittorio Emanuele II.

Piemontesizzazione dell’Italia

La piemontesizzazione dell’Italia consistette in un accentramento di tutti i poteri nelle mani del governo e di un’estensione della legislazione sabauda a tutte le nuove regioni annesse al Regno di Sardegna. Il 22 dicembre 1861 vennero estese le leggi provinciali e comunali del Piemonte a tutta l’Italia e ci fu l’introduzione della figura del prefetto: egli era il rappresentante del governo in ogni provincia, che si occupava della gestione politica e amministrativa della stessa. Inoltre fu instaurata una politica liberistica e furono eliminate tutte le barriere protezionistiche.

Il brigantaggio

Il brigantaggio fu una tumultuosa ribellione da parte della popolazione meridionale dell’Italia, che si manifestò dal 1861, causata dalla condizione di inferiorità a cui essi erano sottoposti rispetto ai cittadini del nord, sia per le riforme sia per la condizione economica e sociale. Questo fenomeno fu il sintomo di una frattura fra nord e sud, tra lo stato unitario e il Mezzogiorno italiano, e venne represso con altissimi costi umani attorno al 1864.

Completamento dell’unificazione

Nel 1866 fu annessa allo stato unitario Venezia, ma Roma venne annessa solo nel 1870, divenendo capitale del Regno d’Italia.

   
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