Rinascita culturale e nuove esperienze religiose | X – XII secolo| riassunto

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La crisi della dinastia carolingia che comunque aveva contribuito ad una rinascita culturale attuata
per elevare la cultura del clero, spostò il centro culturale dalla corte ai monasteri. La Germania tentò
di continuare la tradizione ma nell’XI secolo i monasteri si erano aperti all’influenza francese. In
Italia meridionale il collegamento col mondo greco e con quello bizantino-arabo portava una vivace
attività culturale. In Italia settentrionale nello stesso periodo era in atto una rinascita del diritto
romano attraverso lo studio del corpus iuris civilis di Giustiniano. La Francia fu l’unica nazione in
cui la ripresa culturale riguardò tutti i settori.

Il fenomeno di rinascita culturale venne accelerandosi nel XII secolo, fino all’XI secolo infatti solo i grandi monasteri avevano svolto un ruolo culturale di rilievo. A metà del XII secolo erano in piena fioritura i nuovi ordini religiosi che però contribuirono solo in parte al progresso culturale in quanto il loro obiettivo era l’ascesi spirituale.

Un ruolo decisamente più importante spettò alle cattedrali che erano pienamente inserite nelle città allora in
piena crescita. Le scuole nelle cattedrali erano gestite dai vescovi che conferivano ai maestri la
licenza per insegnare ma non rilasciavano alcun titolo riconosciuto. Nel XII secolo si assistè alla
nascita delle università che all’inizio si configurarono come una sorta di corporazione di studenti e
professori. Le università produssero programmi di studio, decisero i compensi da riservare ai
professori e le modalità per il sostegno degli esami ed il conseguimento della laurea. Le facoltà
erano quattro: arti, diritto, medicina e teologia. La facoltà di teologia però non era presente ovunque
in quanto i vari papi cercarono di riservare il monopolio all’ateneo di Parigi. La nascita delle
università modificò radicalmente le condizioni di produzione dei libri, fino ad allora infatti erano
visti come beni di lusso. Il problema venne risolto dalle università che attraverso una commissione
approvava i testi che venivano forniti agli editori i quali si impegnavano a venderli a prezzi
accessibili. La lingua della cultura era sempre stata il latino che però la popolazione media non era
più in grado di comprendere. Tra i secoli XI e XII si asisstè alla diffusione di opere scritte in lingua
volgare nata dall’evoluzione del latino con le varie parlate locali.

Grande prestigio in questo periodo lo acquistarono i notai che a causa del loro mestiere erano costretti a produrre atti in entrambe le lingue. Altri protagonisti della vita cittadina erano i mercanti che avevano una mentalitàdecisamente razionale. Con l’apertura a tutti delle scuole inoltre vi fu l’aumento delle persone alfabetizzate e l’immissione sul mercato di una nuova tipologia di opere dal costo assai basso.

Nel XII secolo si poté assistere ad una laicizzazione della cultura quando anche i laici erano diventati fruitori di ospedali e confraternite. Si trattava di un fenomeno di massa, in questo periodo infatti vi fu il proliferare di parecchie eresie. Per controllare questa stragrande formazione di ordini religiosi la chiesa tentò di imporre loro la completa sottomissione ai vescovi. Grande clamore ebbe l’ordine francescano che predicava uno stile di vita completamente nuovo molto differente rispetto a quello della chiesa dell’epoca. La chiesa comunque cercò di porre un freno agli ordini mendicanti in
quanto i francescani si erano diffusi ovunque in modo capillare.

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