Riflessioni antiche sul perché nacquero miti e leggende

_______________

____________________
 
 
 
 
 

Non è ancora stato chiarito il mistero di come nacque la mitologia. Un filosofo greco del IV secolo a.C., Evemero, fu il primo a cercare il motivo della nascita dei miti, arrivando a concludere che i miti dovevano essere un modo di enfatizzare gli avvenimenti della storia, e che probabilmente gli eroi altro non erano che antichi guerrieri, in seguito resi “divini” per onorare la loro memoria.

Con i due filosofi Plotino e Porfirio invece si andò delineando che i miti in realtà avessero una qualche funzione di tipo educativa e morale, aiutando gli uomini a comprendere gli atteggiamenti sbagliati e dannosi, cercando di indicare una via morale da seguire.

Giambattista Vico invece definì il mito come originato dalla non capacità di formulare concetti astratti degli uomini primitivi, che a questo punto si esprimevano con forme poetiche o con delle immagini figurate.

Le origini della mitologia non sono state ancora chiarite del tutto. Evemero, filosofo greco vissuto intorno al IV secolo AC cercó per primo di dare una spiegazione, considerando i miti come racconti enfatizzati di avvenimenti storici, e quindi i protagonisti eroici o divini semplicemente come re e guerrieri, divinizzati dal popolo in seguito al loro particolare onore. Questa teoria rimase l’unica esistente, finché altri due filosofi greci, Plotino e Porfirio (nel III secolo) avanzarono l’idea che il mito potesse invece avere una valenza morale, mettendo in guardia gli uomini da determinati atteggiamenti deleteri, o mostrando la via da seguire per tenere una corretta condotta morale.

Diceva il saggista Roland Barthes a proposito del mito:

Statisticamente il mito è a destra. Qui esso è essenziale; ben nutrito, lucente, espansivo, loquace, s’inventa senza tregua. S’impadronisce di tutto: le giustizie, le morali, le estetiche, le diplomazie, le arti domestiche, la Letteratura, gli spettacoli… L’oppresso non è niente, ha in sé una parola sola, quella della propria emancipazione, padrona di tutti i gradi possibili della dignità… L’oppresso fa il mondo, ha solo un linguaggio attivo, transitivo (politico); l’oppressore lo conserva, la sua parola è plenaria, intransitiva, gestuale, teatrale: è il Mito; il linguaggio del primo tende a trasformare, il linguaggio dell’altro a eternare.

Ad ogni modo sono d’accordo con il filosofo tedesco Ernst Jünger:

Anche se non si volesse credere alla verità che nascondono, è impossibile non credere alla loro incomparabile potenza simbolica. Nonostante la loro consunzione moderna, i miti restano, al pari della metafisica, un ponte gettato verso la trascendenza.

Vi invito quindi a leggere alcuni dei miti più belli e sconosciuti pubblicati nel nostro sito web:

 

Approfondimenti consigliati sul mito

 

 

   

_______

More Like This


Categorie


Antropologia

Add a Comment

Your email address will not be published.Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

 




 

Categorie


Cerchi un insegnante di ripetizioni vicino a casa?
Trovalo subito usando questo sito!

Questo sito partecipa al Programma Affiliazione Amazon Europe S.r.l., un programma di affiliazione che consente ai siti di percepire una commissione pubblicitaria pubblicizzando e fornendo link al sito Amazon.it