Riassunto vita e opere Giovanni Testori – appunti letteratura

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Giovanni Testori foto

*Appunti di letteratura su Giovanni Testori per università

Testori è stato spesso preso come intellettuale organico a una certa religiosità urbana, ma nelle sue molteplici sfaccettature o viene recuperato il Testori pittore e critico d’arte, oppure come regista teatrale. Una lettura così “schizofrenica” e limitata rischia di oscurare quello che è il Testori più interessante, poiché è quello che è più vicino al suo personaggio, e anche perché i suoi primi libri sono racconti con una ricchezza espressiva, con uno sperimentalismo narrativo di prim’ordine.

Vita e opere di Giovanni Testori – riassunto

Testori nasce in Lombardia, a Novate Milanese per l’esattezza, nel 1923, a 30 anni esatti dalla nascita di Gadda. Morirà poi nel 1993. Il clima è profondamente cambiato per la letteratura, ma non solo. Gadda esordisce con i primi racconti fra il 1924 e il 1927, e tutte le sue grandi prove risalgono a prima della fine della Seconda guerra mondiale. Testori esordisce nel 1954 con “Il Dio di Roserio”, pubblicato presso la collana sperimentale dei Gettoni Einaudi, curata da Vittorini e Calvino. La grande stagione del Neo Realismo, fra parentesi, copre gli anni che vanno dal 1945 al 1955. Sempre nel 1954 esce “Ragazzi di vita” di Pier Paolo Pasolini. La critica accomuna i due autori, principalmente per ragioni politiche e censorie, tanto che entrambi gli autori verranno censurati nel giro di pochi anni (Testori verrà censurato nel 1960 con lo spettacolo “L’Arialda”). I due vengono accusati di oscenità per ragioni esistenziali. Entrambi omosessuali più o meno dichiarati, rappresentano una figura di intellettuale spregiudicata. Il vero motivo di consonanza è che le loro opere (anche se Pasolini aveva cominciato come scrittore dialettale) sono speculari nella scelta dei personaggi. Elemento di discordanza è che tanto Pasolini era l’autore delle borgate romane, tanto testori era il rappresentante di quei luoghi in cui Milano si stava allargando nel periodo del boom economico. Il cronotopo narrativo, cioè l’intreccio di tempo e di luogo, ha un forte motivo di sintonia, poiché siamo nella Milano operosa e illustre vista su uno sfondo spazio-temporale diverso. Se quella dell’Adalgisa era la Milano che si racchiude nell’ambito di una borghesia alto-borghese e imprenditoriale, con Testori si arriva all’indomani del secondo conflitto mondiale, nel periodo storico definito del miracolo economico. Testori avrà sempre presente come luoghi principali la galleria e la stazione centrale, i suoi protagonisti si muoveranno in altri quartieri. Come per Gadda Adalgisa rappresenta un osservatorio privilegiato per capire l’atteggiamento della sregolata Milano, così fanno le figure messe in calce da Testori, perché entrambi gli autori hanno nei confronti della loro città un atteggiamento di partecipazione e di rinfaccio rancoroso, di piena sintonia compresente alla lontananza, ma l’osservatorio sarà diverso, a partire dalla decisione di Gadda di non abitare a Milano. “Quando ho detto che sono nato nel 1923 a Novate, cioè a dire la periferia di Milano, dove da allora ho sempre vissuto, e spero di poter vivere fino alla fine, ho detto tutto. Ciò che conta per capire le mie opere è l’attaccamento tenace alla periferia come periferia di Milano. Penso infatti che come a uno scrittore i libri da scrivere bastano per dire quello che deve dire, così al lettore gli stessi libri bastano per capire e giudicare chi li ha scritti.” (Testori). Pochi anni dopo l’esordio, Testori scrive un articolo intitolato “La mia Milano”, dove rievoca un gioco che faceva da bambino, il quale lo portava alla soluzione che Milano significasse “Mi là no”, io là non ci sto, ossia, che lui era quasi impossibilitato ad allontanarsi dalla sua città. Per rappresentare la città bisognava essere radicati “nella sua maleodorantissima nebbia”. Qui è dove abitano personaggi che aspirano a poter conquistare il benessere che la città stava offrendo, pagandone tutti i prezzi richiesti. Sempre in questo articolo si aggiungono i luoghi comuni di Milano, poiché si cita il milanese con il cuore in mano, come a dire sentimento e lavoro. La dignità umana sta nello sforzo di integrazione nella città, che segue il percorso del lavoro e del guadagno. Testori ebbe una forte educazione religiosa, che poi scaturirà dalle sue opere. L’autore esordisce con un racconto lungo, o romanzo breve che dir si voglia. Pochi anni dopo, nel 1958, esce “Il Ponte della Ghisolfa”, e l’anno dopo esce “La Gilda del Mac Mahon”. Tra il 1954 e il 1958 Testori comincia a concepire un grande progetto: il Dio di Roserio diventa il primo racconto del Ponte della Ghisolfa, ma viene ridotto del primo capitolo. Quando il Dio di Roserio esce singolarmente, Testori scrive ai suoi editori per dargli delle indicazioni, e insieme gli manda una fotografia. Nella sua lettera ricorda di essere un critico d’arte e espone il suo progetto, per cui il Dio di Roserio doveva essere il primo dei Racconti Milanesi, ciclo di cinque racconti. Ma poi Testori ricompone tutti i suoi progetti di scrittura, pensando prima ai racconti lunghi. Esce poi, nel 1958, per la Feltrinelli, Il Ponte della Ghisolfa, con struttura esattamente uguale a quella della Gilda del Mac Mahon, ovvero di una raccolta di racconti, che in copertina riportano il titoletto “I Segreti di Milano”, ciclo di cinque volumi (il primo era quello della Gilda, il secondo quello del Ponte). Nel momento in cui pubblica il primo volume dei Segreti di Milano, Testori dichiara di avere un modello, che è di “Commedia Lombarda” come Balzac con la Commedia Umana, un ciclo quindi che non si affida a una struttura romanzesca a tutto tondo. Testori pensa che per rappresentare la Milano del boom secondo un osservatorio ben preciso, non ci si può affidare a un romanzo. Progetta allora di premettere un’avvertenza al lettore in ognuno dei volumi del ciclo, che nel caso della Gilda dice: “Come per la prima raccolta, anche per questa seconda, mi par doveroso avvertire il lettore, che la più parte dei racconti non si chiude qui, ma tende di essere ripresa e portata avanti nelle raccolte successive. Quanto a quelli che continuano vicende iniziate nel Ponte della Ghisolfa, ricordo che il gruppo facente capo al racconto qui sopra citato prosegue con i numeri 2, 3, 5, 6 e 19, mentre quello facente capo al Ras prosegue coi numeri 4, 16 e 18.” Ras è un cliente della Gilda. “Ricordo altresì che i numeri 7, 8, 9, 13 e 15, formano un nuovo gruppo.” Questo gruppo è quello della Giovanna. Il resto (1,10) fa parte del gruppo della Gilda. Continua dicendo che la complessità delle storie è imperquisibile, perché “costruito grazie a un interminabile ciclo di intrecci multipli”. Il ciclo dei Segreti di Milano non verrà portato a termine. I personaggi di Balzac vivevano scene di vita cittadina, erano i costituenti l’affresco della grande conquista di Parigi. Nel ciclo di Testori ci sono due racconti singoli: il Dio di Roserio e la Gilda del Mac Mahon. Il titolo complessivo invece, i Segreti di Milano, rimanda a “I Misteri di Parigi” di Sue, uscito nel 1960, e il suo successo fu tale perché era parte della tipologia di dare rappresentazione di infognarsi nei vizi e nelle virtù nascosti nelle città che allora andava di moda. Eppure Testori non dice “misteri”, ma “segreti”, poiché cambia l’orientamento della narrazione, che non punta all’esteriorità della città, ma all’interiorità più riposta dei suoi cittadini. Si indagano i segreti delle persone, non i misteri della città, perché sono questi i luoghi più riposti, ove ogni personaggio è costretto a fare i conti con se stesso. In questo cambio prospettico c’è una differenza con Gadda, perché questo giocava su frammenti e totalità, sui disegni e sulle note, mentre Testori punta a un’immersione viscerale nei personaggi. L’orditura dei singoli volumi dei Segreti di Milano non soltanto risponde a tutti gli intrecci presenti, ma rispondono ad un disegno ancora più ampio. La Gilda è il primo personaggio tra quelli femminili che popolano la narrativa di Testori e il suo teatro. Insieme alla Maria Brasca e all’Arialda rappresenta il segreto ultimo di Milano, perché è nella complessità della vita che si snoda in segreto nelle coscienze degli abitanti che meglio rappresentano Milano, che agli occhi di Testori sta quel famoso “nodo scorsoio” che si dipana fra il lavorare, il guadagnare e la ricerca dell’autenticità dei propri sentimenti e della propria dignità. Da qui discende il procedimento più importante con cui testori costruisce i suoi racconti, ovvero il rapporto difficile tra la voce del narratore,
sempre esterno, e quella del personaggio. Gilda è una serva, e la stessa cosa accade anche nel Ponte della Ghisolfa, con il primo racconto che da l’orientamento a tutto il libro, che ha come protagonista un ciclista, Pessina. Questo, come la Gilda, è chiamato così dai suoi ammiratori, solo che lui può contare sulle sue capacità atletiche, mentre lei può contare sull’avvenenza delle sue curve, esattamente come la Rita Hayworth protagonista del famoso film omonimo (da cui la Gilda prende il nome). Anche sul nome dei protagonisti dei racconti incipitari sono gli altri personaggi a prendere una decisione e a celebrarli (i fan di Pessina lo celebrano paragonandolo a Dio di Roserio, mentre gli operai del bar al quale passa sempre di fronte la Gilda la celebrano e la paragonano alla grande attrice, il miracolo economico consisteva anche nell’avere come modello di femminilità quello delle dive hollywoodiane e delle riviste femminili che legge la Giovanna). Il Dio di Roserio è un titolo provocatorio, perché suona quasi a bestemmia (come le voci che Giovanna scaglia nei confronti della sorella incinta per la terza volta). Nei suoi primi anni Testori è un cattolico molto inquieto e aggrovigliato, e nel contempo inserisce nelle sue opere episodi poco morali. Il primo capitolo del Dio di Roserio è l’unica sequenza dei Segreti di Milano narrata con un monologo diretto, fuori dalla voce del narratore. Questo monologo è fatta dal gregario di Pessina, ciclista che stava cercando di sorpassarlo e che racconta la vicenda, secondo la quale essendo caduto, egli è ormai diventato demente. Ma quella caduta è stata provocata da Pessina. il Dio di Roserio diventa tale e viene celebrato, nel momento stesso in cui si macchia un delitto atroce, di cui nessuno saprà mai nulla. Questo personaggio, come la Gilda per il ciclo successivo, apre tutta una serie di racconti.

   
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