Riassunto sulla riforma Luterana, Cattolica e controriforma – appunti di storia

Riassunto sulla riforma Luterana, Cattolica e controriforma - appunti di storia

Riportiamo sul nostro sito questo riassunto sulla riforma Luterana, Cattolica e controriforma in quanto lo riteniamo ben fatto e utile per davvero comprendere in maniera breve ma precisa gli avvenimenti sulle riforme luterane e cattoliche del periodo.

Riassunto sulla riforma luterana, cattolica e sulla controriforma

Durante la prima metà del XVI secolo si diffusero in Europa idee cristiane sulla religione e sulla vita
molto diverse da quelle insegnate dalla Chiesa cattolica sino a quel momento. Nonostante queste
nuove dottrine prendessero spunto dagli stessi sacri testi del cristianesimo (la Bibbia e soprattutto il
Nuovo Testamento), non si conformavano alla dottrina promossa dalla Chiesa cattolica a causa della
grande distanza tra la visione del mondo professata dai testi sacri e quella politico-sociale
concretamente esistente in quel periodo. Queste nuove dottrine trovarono un nucleo centrale nella
riforma protestante, che travolse tutta l’Europa riuscendo a colpire Paesi fortemente cattolici come la
Spagna, la Francia e l’Italia. Il promotore del movimento protestante fu il monaco agostiniano
Martin Lutero (1483-1546). Egli nel 1517 diffuse a Wittemberg le 95 tesi teologiche in cui criticava
la prassi ecclesiastica delle indulgenze, dei voti, dei pellegrinaggi e dei digiuni, ed ebbe fortuna
grazie sopratutto alla diffusione della stampa. Lutero prima di tutto professò la fine della mediazione
ecclesiastica e il sacerdotio universale, contestando al papato la prerogativa di essere depositario
della vera e unica interpretazione delle sacre scritture e, quindi, eliminando ogni tipo di mediazione
tra Dio e l’uomo; in secondo luogo creò una nuova dottrina dei sacramenti riproponendo solo il
battesimo e l’eucaristia. La posizione luteriana può essere riassunta infine nell’affermazione che solo
la grazia salva: questo stava a significare che il fedele non poteva e non doveva compiere azioni
particolari per cercare la salvezza eterna, ma doveva solo avere fede. In questo modo il monaco
tedesco andava contro le dottrina dell’indulgenza. Nel 1518 Lutero venne dichiarato eretico dal Papa
e nel 1520 bruciò la bolla papale Exsurge Domine di Papa Leone X nella quale venivano condannate
le sue dottrine. Nel 1521 venne scomunicato cioè espulso dalla comunità dei fedeli. Nonostante
questo le idee luteriane trovarono ampio consenso in tutta la Germania, facendo preoccupare
l’imperatore Carlo V che convocò il monaco davanti alla dieta imperiale di Worms. Qui Lutero
rifiutò di recedere da qualunque punto della propria dottrina obbligando così l’imperatore a
procedere con la scomunica. In quegli stessi anni egli intraprese un’importante traduzione
dell’Antico e del Nuovo Testamento dal latino al tedesco mirando a rendere disponibile a tutti la
lettura diretta della voce di Dio. In molte città così come nella campagne, si richiese l’applicazione
della Riforma Protestante senza esitare a ricorrere all’uso della forza contro gli ecclesiastici. Queste
rivolte, chiamate rivolte dei contadini (1525), riguardavano l’uomo comune soggetto al potere di
principi e ai poteri della Chiesa. Gli obiettivi principali erano di abbattere la particolare struttura per
ceti, formare una comunità ispirata al vangelo, al bene comune, all’amore cristiano e fraterno,
sottrarre politiche alla nobiltà e infine espropriare ecclesiastici e religiosi. Lutero, preoccupandosi
che il suo pensiero venisse interpretato come strumento di insubordinazione sociale, approvò
l’annientamento della rivolta attraverso il suo scritto “Contro le ampie e scellerate bande dei
contadini”, in cui incitò le autorità alla repressione sanguinosa. Questo perché il monaco tedesco si
sentiva al centro di due forze diverse: la prima quella dei principi, dei borghesi e dei nobili, suoi
seguaci e in conflitto con Roma; la seconda quella degli estremisti che rischiavano di compromettere
tutto il successo del suo movimento. L’imperatore Carlo V inizialmente affrontò questa situazione in
modo cauto così decise nel 1526 di concedere una certa tolleranza nel confronti del culto luterano.
Nel 1530 però venne convocata una nuova dieta ad Augusta con l’obiettivo di ricondurre i territori
imperiali all’uniformità religiosa, ma cinque principi e quattordici città rifiutarono di sottomettersi
agli ordini dell’imperatore e stilarono un documento di protesta nei confronti dello stesso. Da quel
momento in poi sarebbero stati chiamati protestanti tutti i cristiani riformati che avessero seguito il
pensiero luterano. Tutti i principi riformati poi, nel 1531, aderirono alla Lega di Smacalda che fu
un’alleanza difensiva contro Carlo V e i suoi decreti religiosi e territoriali. Dopo una lunga guerra si
arrivò nel 1555 alla pace di Augusta nella quale Ferdinando d’Asburgo, delegato dell’imperatore,
riconobbe l’esistenza della confessione protestante nei soli territori dell’impero in cui i principi ne
professavano il credo. Nacque quindi il principio della cuius regio, eius religio: ogni suddito veniva
costretto a professare la religione scelta dal proprio sovrano, altrimenti i cittadini potevano emigrare
verso luoghi in cui la loro religione era considerata ufficiale. La diffusione della Riforma Protestante
portò anche alla nascita di forme di organizzazione confessionale differenti rispetto al
protestantesimo e i maggiori esponenti furono Ulrich Zwingli a Zurigo e Giovanni Calvino a
Ginevra.Nonostante i successi della Riforma, nessuno dei maggiori regni dell’Europa cattolica
abbracciò inizialmente il protestantesimo. Il sovrano d’Inghilterra Enrico VIII avvertì però
l’importanza dell’occasione che la diffusione della riforma luterana gli offriva: la possibilità di
ridurre l’influenza del papato sulla politica e sulla società inglese. Inoltre di fronte alla richiesta del
Re di annullare le nozze con la moglie Caterina d’Aragona per sposarsi con Anna Bolena, il
pontefice Clemente VII si oppose e non concesse il divorzio. Nel 1534 con l’Atto di Supremazia
Enrico VIII si proclamò capo della Chiesa d’Inghilterra e assegnò all’arcivescovo di Canterbury il
governo degli affari ecclesiastici. Nacquero, da questo momento, delle reazioni importanti contro il
protestantesimo da parte dei re di Spagna che avevano stretto un’alleanza con il papa per
salvaguardare l’obbedienza dei sudditi verso il sovrano e da parte della Chiesa di Roma che voleva
ripristinare il proprio potere e l’unità religiosa anche con l’aiuto della monarchia spagnola, arrivando
fino alla repressione. Iniziò così il periodo della Controriforma e della Riforma Cattolica, che
indicavano l’azione con la quale un territorio veniva ricondotto con la forza alla confessione
cattolica. Questo movimento ebbe il suo culmine con il Concilio di Trento indotto da papa Paolo III
nel 1554/55 che riunì tutti i vescovi per cercare una soluzione al problema protestante e con gli
obiettivi di riformare internamente la Chiesa cristiana e reprimere gli eretici. Controriforma e
riforma cattolica furono due tendenze del cattolicesimo convergenti verso una sua più decisa
affermazione. Si parla di Controriforma per il periodo che va dal 1580 al 1640, periodo della
repressione della riforma protestante e di tutte le spinte di rinnovamento interno al cattolicesimo. Nel
1542 papa Polo III riorganizzò il Tribunale dell’Inquisizione con l’obiettivo di dar vita a una vera e
propria rete di tribunali per la repressione dell’eresia e il controllo dei comportamenti dei cittadini. Il
raggio d’azione della nuova Inquisizione fu prevalentemente limitato all’Italia ad eccezione della
Sardegna e della Sicilia, dove operava l’Inquisizione spagnola. Nel 1559 fu istituito poi l’Indice dei
libri proibiti, cioè un elenco di opere a stampa che non solo venivano escluse dalla diffusione nei
centri di insegnamento ma il cui possesso era vietato ai fedeli, costituendo un’inclinazione verso
l’eresia. In Italia finirono per essere messi all’Indice personaggi come Galileo Galilei, uno dei padri
della scienza, che venne processato e costretto all’abiura per aver sostenuto idee eretiche tra cui aver
aderito alla teoria eliocentrica copernicana; il filosofo Tommaso Campanella che venne processato,
torturato e trattenuto in carcere per trent’anni; il pensatore Giordano Bruno che subì il processo e
successivamente venne condannato al rogo a Roma, in campo de’ Fiori, nel 1600. Un altro terreno
d’intervento del concilio fu quello della formazione del clero. Tra le denunce di Lutero c’era stata
infatti quella dell’ignoranza dei sacerdoti sull’intera materia religiosa e di conseguenza vennero
istituiti dei seminari. Un altro obiettivo della chiesa post-tridentina fu poi la riconquista delle anime e
quindi una sorta di nuova cristianizzazione. Vennero fondati nuovi ordini religiosi come ad esempio
l’ordine dei capuccini e l’ordine dei gesuiti, quest’ultimo importantissimo venne fondato per
iniziativa di un nobile spagnolo, Ignazio di Loyola. Questi nuovi ordini religiosi prevedevano, oltre
ai tre voti solenni (povertà, castità, ubbidienza) anche un quarto, il giuramento di obbedire
totalmente al papa e ai propri diretti superiori. La caratteristica fondamentale di questi nuovi ordini
fu la vocazione spiccata verso l’assistenza ai malati, agli orfani, ai poveri e alle prostitute, all’attività
pastorale di predicazione, all’azione missionaria nelle campagne europee e all’istruzione primaria.

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