Riassunto pensiero politico di Aritstole + pensiero filosofico + vita – aristotelismo

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ARISTOTELE – appunti inviatici via mail – Davvero completi

LA POLITICA
Aristotele nasce nel 384/3 a.C e muore nel 322 a.C.
La filosofia di Aristotele la si può definire di carattere razionalista. Il Razionalismo dal termine latino Ratio = ragione; è una corrente filosofica basata sull’assunta che la ragione umana può in principio essere la fonte di ogni conoscenza ( si contrappone all’irrazionalismo che privilegia invece altre facoltà umane legate all’istinto, alla volontà cieca, allo scetticismo ecc…)

        IL PENSIERO POLITICO DI ARISTOTELE

“L’uomo è l’Animale politico per Natura” (Aristotele).

La Comunità perfetta di più villaggi costituisce la città che la raggiunto; cioè quello che si chiama livello di autosufficienza: sorge per rendere possibile la vita e sussiste per produrre le condizioni di una buona esistenza. Il singolo individuo non basta a sé stesso. La sua natura lo porta d unirsi sia con la donna sia con altri suoi simili. L’unione con la donna fa nascere la famiglia, che ha il fine di soddisfare i bisogni quotidiani. Ma nemmeno la famiglia basta a sé stesso ed è quindi NATURALE che più famiglie si associno per dar vita ad un villaggio, il cui fine è superiore alla famiglia perché da maggiore sicurezza e può provvedere alla difesa da attacchi esterni. Epperò, poiché il fine dell’uomo non è solo quello di sopravvivere, ma di vivere bene, cercando di realizzare i propri desideri e la felicità, ecco che né la famiglia, né il villaggio possono bastare, ecco che il villaggio si ingrandisce, o si unisce ad altri villaggi, insomma: ecco la città, la polis, che non è solo un agglomerato di case e famiglie, ma qualcosa di più ampio e profondo. Alla base di questa tendenza comune, secondo Aristotele, è la natura dell’uomo, che è socievole, e che è fatto per vivere nelle città.
Per questo lo chiama anche “ animale politico”. Fuori dalle città possono vivere solo le bestie, e gli agricoltori ed i pastori ( ed i nomadi) dei quali Aristotele non aveva una grande opinione. Oppure gli dei, perché autosufficienti. La parola che lega ed insieme, da un senso alla vita in città è il logos: ragione e discorso; ragione discorsiva e dialettica; diverso è il logos dal muggito e dal grugnito di un animale, una “voce” che può esprimere solo piacere e dolore. Il logos consente di discutere su cosa è giusto ed ingiusto, bene o male. Solo attraverso il logos si perviene all’amicizia tra gli uomini, quindi alla collaborazione, alla giustizia distributiva e correttiva, allo scambio economico. In altre parole: la città, come società politica, si fonda sulla NATURA UMANA, la quale non è solo l’istinto del primitivo, anzi non lo è più, da quando l’uomo ha imparato a vivere nelle città. Nel suo pieno sviluppo, la natura umana è dunque città come CIVILTA’, un termine che tuttavia Aristotele non conosce ancora, ma che certo esprime meglio di ogni altro il concetto di polis maturato del filosofo.
LA FAMIGLIA
Prima di studiare il tema della città; Aristotele trova giusto esaminare a fondo il problema della famiglia, lòikos, che significa casa; guardando in particolare a quello che è il problema di fondo di tutte le case e le famiglie, quello di procurarsi il necessario per vivere bene. Praticamente, questo ragionamento, oikonomia o governo della casa, rappresenta il luogo di nascita della scienza, economica, anche se il significato inteso da Aristotele è diverso da quello moderno; perché limitato al procurarsi il necessario per vivere bene e non all’accumulo di ricchezze. Il primo punto indagato è quello dei vari rapporti esistenti nella famiglia. Ve ne sono tre fondamentali:
Quello tra marito e moglie;
Quello tra genitori e figli;
Quello tra padrone e schiavi.
È molto importante avere chiara la natura; di questi rapporti perché essi; in qualche modo; servono da pietra di paragone per i rapporti sociali più ampi nella società politica.
Il rapporto tra uomo e donna: è, per Aristotele, una relazione tra liberi ed uguali, dove però la donna manca di autorità ed è quindi giusto che sia l’uomo a comandare.
Il rapporto tra genitori e figli: è diverso perché i figli non solo mancano di autorità, ma anche della necessaria esperienza del mondo: è quindi un rapporto tra disuguali il quale giustifica il comando dei genitori, in quanto viene fatto nell’interesse dei figli.
Il rapporto tra padrone e schiavi: dove il padrone comanda ed il servo deve obbedire e dove è anche chiaro che il comando, ha per oggetto il solo interesse del padrone e dei suoi familiari, non quello del servo.
LA SCHIAVITU’
Il problema della schiavitù costituisce un punto controverso nella filosofia politica di Aristotele, perché se da un lato è evidente controverso nella filosofia politica di Aristotele perché, se da un lato è evidente che gli va il merito di aver affrontato la questione in termini problematici, è anche vero che egli finisce per giustificare la schiavitù in base a 2 criteri ampiamente discutibili. Il 1) è che essa è necessaria, in quanto serve a svolgere lavori di fatica indegni di un uomo libero, ed il 2) è che lo schiavo è SERVO PER NATURA. La sua soluzione è che la schiavitù è GIUSTA quando, in sostanza, sono schiavi coloro che non sanno condursi da sé. Tale considerazione poggia anche sulla persuasione, peraltro comune a molti greci ed a molti filosofi, che sia i barbari occidentali (dotati di forza fisica ma privi di intelligenza) che gli asiatici (in particolare i persiani, dotati di intelligenza ma privi di coraggio), siano inferiori ai greci, capaci di unire forza ed intelligenza e per questo più liberi e compiuti, per NATURA, quindi più adatti a condursi ed autodisciplinarsi. Per quanto lo schiavo sia considerato al più come “strumento animato”, (sono esattamente le parole impiegate da Aristotele), lo schiavo di famiglia è comunque molto più di un semplice attrezzo di lavoro, in sostanza è un parente povero ed utile che, una volta svolto il servizio, è comunque esentato dal preoccuparsi eccessivamente dei problemi di sopravvivenza. A tutto provvede il padrone.

L’ECONOMIA O CREMATISTICA
Il padre – padrone, capofamiglia, ed è la figura centrale della società politica descritta da Aristotele. Essendo la massima autorità della famiglia, egli deve provvedere al suo mantenimento e conoscere a fondo l’arte degli acquisti; la crematistica (da chrèmata che significa gli averi).
Questa sapienza particolare è indispensabile per il buon vivere e regge l’indispensabile attività dello scambio dei beni, che è uno dei motivi principali del costituirsi delle città. Ma a questo tipo di sana crematistica, si oppone la sua degenerazione che è l’accumulazione di beni e denaro, che Aristotele considera ingiusta e vergognosa , indegna di uomini liberi ed equilibrati. È questa crematistica, la vera economia moderna, che tuttavia originaria proprio dalle città, dallo sviluppo dei mercati e dalla nascita di un capitalismo mercantile antico. Non tutti lo sanno, ma la prima distinzione tra valore d’uso e valore di scambio di un oggetto, categorie ampiamente usate da Marx risalgono ad Aristotele, che ne svolse un acutissimo esame.
CREMATISTICA= è il Modo di acquisire ricchezza, vi è una crematistica che si fonda essenzialmente sul commercio e si contrappone all’amministrazione domestica, insistendo sul fatto che quest’ultima ha un limite intrinseco che invece è assente nella prima. Dopo emerge un altro tipo di Crematistica; che è differente dall’altra, ha anch’essa un limite intrinseco ed è compatibile con l’amministrazione. Questo accade quando queste attività vengono esercitate non per il loro fine ma per produrre ricchezza.
LE CITTA’ E LE LORO COSTITUZIONI

La domanda fondamentale che si pone Aristotele, circa la costituzione politica di una città è quale sia la migliore. In tal senso sappiamo che prima di formulare un giudizio impegnativo egli raccolse 158 diverse costituzioni, analizzandole minuziosamente insieme ai suoi allievi.
Purtroppo questo prezioso lavoro di ricerca storico – politico è andato perduto e rimane disponibile la sola COSTITUZIONE DEGLI ATENIESI. Oltre che studiare le costituzioni realmente esistenti, Aristotele prende anche in esame gli scritti di Platone, in particolare REPUBBLICA e LE LEGGI, contenstandole in grande misura.
Secondo Aristotele, Platone sbagliò nel proporre l’abolizione della famiglia e della proprietà privata, perché si tratta di disposizioni naturali, e perché oltretutto la proprietà è indispensabile alla famiglia per mantenersi. Anche le LEGGI che pure ammettono l’esistenza della famiglia, sono criticabili perché tendenti ad instaurare un’oligarchia, cioè il governo di pochi cittadini in una formulazione in cui prevale per la gran massa solo l’obbligo dell’obbedienza, mentre sembra escluso il diritto alla partecipazione. Su queste basi Aristotele riprende la classificazione delle varie costituzioni attingendola dal POLITICO; dialogo platonico molto importante, nel quale era stato introdotto il concetto di governo a secondo di chi lo esercita: se uno, se pochi, se molti.
Aristotele dice che la bontà di un qualsiasi governo non è data dal sistema, ma dal suo grado di degenerazione. Il regno (cioè il governo di un re); ha la sua degenerazione nella Tirannide, l’aristocrazia (cioè il governo dei migliori per merito) decade nell’oligarchia (cioè il governo dei ricchi indipendentemente dal merito); e la politìa nella democrazia, che è spesso sinonimo di demagogia. Col termine politìa Aristotele intende la “costituzione” ideale per le città più sviluppate, dunque la più adatta a città come Atene, “società di liberi ed uguali”. La politìa è di fatto la città nella quale tutti i capifamiglia possono partecipare al governo della città mediante l’elezione ed il sorteggio delle cariche e delle magistrature e deliberare nelle assemblee, come appunto accadeva ad Atene.

Aristotele insiste su quale sia il più adatto ad ogni città e popolazione, la politìa è un buon sistema in quanto realizza una mediazione tra 2 difetti opposti; l’oligarchia e la democrazia. In sostanza, secondo Aristotele, la politìa, esprime gli interessi della classe media è questa è una garanzia di moderazione e tendenzialmente di buon governo, e di giustizia distributiva. A questo proposito c’è da notare che per Giustizia distributiva; Aristotele non intende la distribuzione delle ricchezze, ma la distribuzione delle cariche e degli oneri fiscali. C’è giustizia distributiva quando tutti gli uomini liberi possono accedere alle cariche pubbliche e pagare le tasse in egual misura nell’interesse della città e non per arricchire ulteriormente gli oligarchi. L’altra forma di giustizia considerata da Aristotele è la GIUSTIZIA CORRETTIVA, la quale ha il compito di punire i reati e risarcire i danneggiati da azioni prepotenti o delittuose.
LA STABILITA’ DELLE COSTITUZIONI
Secondo Aristotele, la politìa rappresenta in assoluto la costituzione più stabile, perché è la meno esposta ai cambiamenti rivoluzionari, molto più possibili in regimi oligarchici e democratici in senso deteriore. Le rivoluzioni si rendono inevitabili quando il popolo è oppresso da gravi ingiustizie ed i “buoni” capifamiglia sono esclusi dalle cariche e dagli onori della città. Una grave offesa all’onore ed alla dignità dell’individuo può provocare reazioni ancora più violente di quelle originate dalla penuria e dall’indigenza. In realtà per Aristotele, c’è solo un modo per garantire la stabilità: quello del “buon governo” cioè un modo di comandare che sia finalizzato alla felicità dei cittadini anziché all’interesse di chi governa.
In sostanza questo è il fine del governo e tale dovrebbe essere sempre. Secondo Aristotele, la città più felice (dove il termine non va frainteso in senso moderno) è quella armoniosa e pacifica che realizza l’ideale del Tempo libero a disposizione dei capofamiglia, i quali potranno così dedicarsi alle attività teoretiche che sono le sole che realizzano l’uomo nella sua integrità. Ciò non significa che il darsi alla politica, essa è l’attività più nobile dopo quella teoretica, ma deve essere svolta in modo disinteressato, rivolta al bene di tutti, e non solo al bene egoistico. In alcuni passi si ha però la sensazione che Aristotele consideri l’Attività politica, cioè il partecipare alle assemblee ed a svolgere le cariche e le magistrature più come un dovere ( e quindi un obbligo per diversi aspetti fastidioso) che un diritto ed un piacere. Per questo egli applaude alla Carnificazione ateniese, dove il servizio politico, non diversamente dal servizio militare, è svolto solo per periodi limitati. In generale, dunque, Aristotele vide nell’attività politica più un mezzo che un fine in sé. Il mezzo per realizzare una società pacifica, non aggressiva, anche se in grado militarmente di difendersi da aggressioni.
L’EDUCAZIONE PUBBLICA
Secondo Aristotele, l’educazione (paideia) è fondamentale nell’addestramento del cittadino alle virtù etiche e diamo etiche. Pertanto è bene che il legislatore abbia a cuore questo problema, perché solo un uomo virtuoso potrà essere un buon governante, nel tempo che verrà, ed anche solo un buon governato, cioè un buon cittadino…..
Passando quindi a determinare come deve essere tale educazione, Aristotele osserva che essa deve preparare sia a comandare che ad essere comandati, dato che, nella costituzione da lui considerata migliore è più conforme alla natura della città come società di liberi ed uguali, tutti i cittadini devono avvicendarsi, a turno nel comando. Vi è dunque un compito specifico del legislatore delle città che sta nel prevedere un tipo di educazione “mista”, in parte privata ( da padre a figlio) in parte pubblica (da mediatori dello stato, cioè insegnanti, ad allievi) volto a promuovere tale scelta educativa. “ Ciò significa che l’educazione deve essere integrale, cioè formare non solo alle attività strumentali, pratiche o tecniche, ma anche e soprattutto alle attività fini a se stesse, cui l’uomo si dedica nel tempo libero, perché in queste egli realizza pienamente la propria umanità….” (idem).
Dopo aver ribadito che “essendo unico per tutti il fine della città”, l’educazione deve essere curata dallo stato. Aristotele giunge anche ad elencare le materie che devono essere insegnate. “Queste sono la grammatica (cioè la capacità di leggere e scrivere), la ginnastica, la musica ed il disegno. La prima e l’ultima sono utili alla vita, la seconda sviluppa il coraggio, mentre la musica ha un fine tutto particolare, quello di offrire uno svago nobile al riposo. A proposito di quest’ultima, anzi Aristotele precisa che essa serve sia come educazione al carattere, sia come divertimento, sia infine come svago intellettuale. È evidente che secondo lo stagirita il senso della politica stessa risiede, infine, nella ricerca della vita felice e beata per i cittadini, o almeno, una particolare categoria di questi, cioè quelli che disponendo di Tempo Libero, e di denaro in grado di comprare determinati servizi, potrebbero procurarsi tutto ciò che serve alla stessa: libri, musica (oggi diremo CD E DVD), opportunità di sapere e strumenti di informazione.
La sistemazione e la suddivisione delle opere di Aristotele sono state effettuate dallo studioso Andronico di Rodi. Le sue opere furono suddivise in:
ESSOTERICHE; ovvero gli scritti pubblicati di maggior valore letterario in quanto destinati a un pubblico più colto.
ACROMATICHE O ESSOTERICHE; ovvero gli scritti destinati alla scuola ed all’insegnamento; più impegnativi dal punto di vista filosofico.
“LA POLITICA” fa parte della 2° suddivisione (composta da 8 libri).
La costituzione degli Ateniesi è l’unica opera ESSOTERICA pervenuta a noi, essa è mutilata all’inizio e alla fine, però ben conservata, è possibile affermare che risalga al periodo fra il 329 a. C.
Il capus delle opere Aristoteliche è stato studiato per la prima volta dallo studioso Alessandro di Afrodisia vissuto fra la fine del II e inizio del III secolo d.C., egli ritorna autentiche solo le opere acromatiche, sostenendo che in quello esoteriche le concezioni ed i pensieri di Aristotele erano stati falsati. Esiste una evoluzione del contesto storico aristotelico avvenute in 3 fasi:
ADESIONE AL PLATONISMO
UNA FASE DI TRANSIZIONE
L’ARISTOTELISMO MATURO
Aristotele fu il primo filosofo a considerare la filosofia come attività scientifica; articolata in discipline distinte.
Secondo egli la logica è la più importante fra tutte le scienze; essa è denominata da Aristotele ANALITICA, è definito come scienza che studia la regola della conoscenza scientifica. Aristotele inoltre ha studiato la natura e l’uomo per cercare di ricomporre la scissione tra il mondo sensibile e il mondo delle idee, di cui aveva parlato Platone.
Egli (Aristotele)spiegava l’evolversi del mondo in base alla concezione Aristotelica, secondo cui l’universo era ordinato secondo una progressione: dagli esseri inorganici o quelli organici, dagli esseri organici all’uomo, dell’uomo A DIO, considerato la causa prima, eterna, esternarla notaro immobile del mondo.
Dio è trascendente e pertanto non può conoscere il mondo nel suo divenire. Aristotele sosteneva che il fine principale dell’uomo fosse la felicità, la quale non derivano dal piacere, ma dalle coscienze votianvale.
La felicità si realizzava con l’esercizio della ragione e mediante la virtù diosoetiche ed etiche. Le prime di carattere intellettuali; le seconde che riguardano il rapporto fra intelligenza e la sensibilità. Secondo Aristotele le virtù potevano attuarsi soltanto nell’ambito di una società organizzata o all’interno dello stato. Nello stato vi era la distinzione fra contadini liberi, e capaci di autogovernarsi e gli schiavi che erano incapaci. Il fine dello stato consisteva nell’attuazione delle virtù politiche, basandosi sempre sul rispetto  delle leggi e della libertà di tutti i cittadini, inoltre la libertà era strettamente collegato all’obbedienza alle leggi da parte di tutti gli abitanti.
La politica era legato alla morale secondo Aristotele. Inoltre ha esaminato la forma di governo che potevano attuarsi in primo stato: la monarchia, l’aristocrazia e la politica, sostenendo che ciascuna di esse era soggetta a una degenerazione. La Monarchia degenerava nella Tirannide, l’Aristocrazia nell’oligarchia, e la politica nella democrazia. Quando non esisteva una forma perfetta di governo, ma quella ideale era l’unione della politica con monarchia e aristocrazia.
          COLLEGAMENTO FRA KANT E ARISTOTELE
Fra i 2 filosofi, e questi 2 libri che ho studiato, intravedo degli argomenti per me in comune. Come la ricerca di una forma di costituzione, perfetta per una comunità, lo s’intravedeva nel 2 e nel 7 capitolo alla Politica di Aristotele, e nel XI capitolo in Kant. Entrambi si soffermano sul concetto di disuguaglianza. Aristotele parla della costituzione perfetta e fa riferimento allo schiavo (visto aqueteled, mentre kant parla dell’animale).

La filosofia di Aristotele la si può definire di carattere razionalista. Il razionalismo deriva dal latino Ratio che significa ragione. Il razionalismo è una corrente filosofica basata sull’essenza, che è quella ragione umana che può in principio essere la fonte di ogni conoscenza.
Aristotele disse: l’uomo è l’animale politico per natura. La comunità è un insieme di villaggi che si chiama livello di autosufficienza, che sorge per poter rendere possibile la vita e sussiste per poter produrre le condizioni di una buona esistenza. Il singolo individuo per natura lo porta ad unirsi con una donna o con i9 suoi simili. Dall’unione tra uomo e donna nasce una famiglia che ha il fine di poter soddisfare i bisogni quotidiani. Dall’unione di più famiglie nasce un villaggio è questo per dare maggiore sicurezza ai bisogni di ogni giorno. Però il fine dell’uomo non è solo quello di sopravvivere, ma è quello di vivere bene, cercando di poter realizzare i propri desideri e per la propria felicità. Dall’unione si forma una città cioè una polis che non è solo un agglomerato di case e famiglie ma è qualcosa di più ampio e più profondo. Fuori dalla città possono vivere pastori, bestie, agricoltori, nomadi, nei quali però Aristotele non ha una grande opinione. Il logos significa ragione, discorso e consente di discutere su cosa è giusto e ingiusto, bene o male. Prima di studiare la città Aristotele trova giusto poter esaminare a fondo il problema della famiglia, cioè lòikos che significa casa, guardando in particolare a quello che è il problema di tutte le case e famiglie, che è quello di procurarsi il necessario per vivere bene. Abbiamo 3 fasi per quanto riguarda la famiglia:
Marito e moglie: che è per Aristotele una relazione tra liberi ed uguali, dove alla donna gli manca l’autorità di comandare è quindi è giusto che l’uomo comanda.
Genitori e figli: è diverso perché i figli mancano di autorità, è quindi sono i genitori a dover comandare, ma viene fatto solo nell’interesse dei figli.
Padrone e schiavi: dove il padrone comanda ed il servo deve obbedire. Però è chiaro che il padrone comanda per oggetto del suo interesse e quello per i propri familiari  ma non per quello del servo.
A questo punto possiamo parlare di crematistica che è il modo di acquisire ricchezza che si fonde essenzialmente sul commercio e si contrappone all’amministrazione domestica.
Abbiamo anche un altro tipo di crematistica che ha differenza dell’altra, ha anch’essa un limite intrinseco ed è però compatibile con l’amministrazione.
Questo accade quando queste attività vengono esercitate non  per il loro fine ma per poter produrre ricchezza. Quindi la crematistica è l’arte attraverso cui l’uomo sa come utilizzare determinate risorse, al fine di ricavarne un bene economico. Esistono diversi tipi di crematistica, uno dei tanti è quello dello scambio. Esso veniva praticato all’interno delle comunità gli uni davano agli altri ciò che gli era necessario e a suo volta gli altri facevano la stessa cosa. Lo scambio subì delle mutazioni con l’avvento della moneta, che agevolò i commerci a distanza.
Come precedentemente abbiamo detto una città è una comunità, quindi una comunità è l’insieme di tanti individui che compiono azioni in vista di qualche bene, all’interno di ogni famiglia vi è la distinzione tra maschio e femmina, al maschio sarà preposto il comando della casa, e alla femmina sarà preposto quello di allevare i figli. L’amministrazione domestica svolge un ruolo importante poiché da regole e dritte su come vivere al meglio la vita all’interno del nucleo familiare. L’uomo si distingue dall’animale poiché è dotato di ragione e sa distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato.
Sono tre i rapporti che si instaurano all’interno della famiglia:

– Padronanza
– Coniugalità
– Paternità
Aristotele si sofferma anche sulla figura dello schiavo, perché è dotato di poca ragione ed è sottomesso al volere del capo famiglia. Il governo migliore per Aristotele è la democrazia.

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