Riassunto sulla rivoluzione agricola nel 1600 – 1700 e rapporti sociali – storia appunti

Appunti di storia moderna sul 600 in europa rivoluzione agricola

Abbiamo trovato interessanti e completi questi appunti riassuntivi riguardanti la rivoluzione agricola del 1600 e del 1700:

Accanto alle nuove rotazioni e alla meccanizzazione, elemento importante della Rivoluzione Agraria
fu il nuovo tipo di rapporto tra proprietari e contadini. Nel Medioevo, la quota maggioritaria della
produzione agricola era riservata ai servi-contadini e alla famiglia del signore, mentre il resto veniva
venduto nei mercati locali ed urbani. Date le tecniche agricole arretrate, infatti, il volume di
produzione poteva essere aumentato solo limitatamente, quindi i proprietari terrieri miravano ad
accaparrarsene la maggior quota, togliendola ai contadini, più che ad incrementare la produzione
stessa. Alla fine del XVII sec., però i grandi proprietari inglesi cominciarono a considerare
l’agricoltura come una fonte di profitto ed un settore degno di grossi investimenti. La crescente
importanza del rapporto tra beni agricoli e mercato dipendeva dall’aumento della produzione, grazie
alla quale si sarebbe ottenuto una maggior quantità di grano o carne da vendere. Per attuare questo
incremento, però, occorrevano capitali da investire nell’introduzione di nuove colture, nell’acquisto
di sementi selezionate, nella canalizzazione e bonifica, nell’aumento di capi di bestiame. La
Rivoluzione Agricola inglese, dunque, segna il passaggio dalla gestione agricola delle aziende
familiari alla grande azienda agraria capitalistica.
Il 700 fu caratterizzato dalla dissoluzione del paesaggio e dai rapporti sociali tipici del villaggio a
campi aperti. Il sistema dell’openfield aveva iniziato ad indebolirsi nel XVI-XVII sec., al tempo delle
prime enclosures, recinzioni consistite nel sottrarre terre agli usi comunitari e nel trasformarle in
vasti pascoli per bovini e pecore. Alla fine del XVII sec., il movimento delle recinzioni riprese con
maggiore intensità, spinto dallo sviluppo della proprietà privata e dalla crescente forza del mercato.
Dato che anche le terre dei grandi e medi proprietari erano inserite nel sistema dei campi aperti ed
erano divise in piccole unità di coltivazione a strisce concesse in affitto a famiglie contadine, le
nuove recinzioni comportarono l’accorpamento delle singole unità in proprietà più vaste e compatte e
la sottrazione di queste alle consuetudini della comunità di villaggio. Inoltre, al posto di una struttura
fatti di grandi proprietari e piccoli affittuari, ne sorse una formata da proprietari, grandi affittuari e
dalla massa di lavoratori salariati. I maggesi aperti e gli incolti comuni si ridussero e vennero
suddivisi tra proprietari del villaggio e quelli più abbienti. Ci fu una profonda rivoluzione sociale
nelle campagne: privati delle risorse comuni, i coltivatori indipendenti o semindipendenti, piccoli
proprietari o affittuari dovettero affrontare la nuova prospettiva della proletarizzazione, accettando di
diventare salariati perlopiù pagati a giornata.
Le recinzioni del 700 furono attuate grazie ad interventi legislativi del parlamento, sollecitati dai
grandi proprietari terrieri, elemento maggioritario della camera dei comuni. Entro il 1810 la
superficie agraria dell’Inghilterra fu interamente soggetta al regime delle recinzioni. La resistenza dei
contadini a questo nuovo sistema si ridusse con la diminuzione della loro forza, percependo l’inutilità
di quella opposizione: la rivoluzione agricola non determinò, infatti, la riduzione della popolazione
rurale, quindi i contadini finirono con l’accettare la nuova invenzione. Le agitazioni nelle campagne
divennero estese e violente solo all’inizio dell’ 800, quando la comparsa delle macchine agricole
minacciò davvero di ridurre l’occupazione. L’aumento dei prezzi agricoli spingeva ad estendere la
superficie coltivata, inglobando nelle grandi proprietà i pascoli comuni incolti, ma non
necessariamente ad adottare i principi della nuova agronomia. In ogni caso, l’agricoltura capitalistica
comportò la formazione di vaste frange di contadini poveri; di fronte alla dissoluzione del sistema
dei villaggi tradizionali e all’abolizione dei pascoli comuni, l’unica soluzione per questi ultimi era
l’emigrazione verso centri urbani e fabbriche.

Rivoluzione Agricola nel 1700 riassunto parte IIa

L’agricoltura medievale, sebbene fosse molto progredita, sfruttando la rotazione triennale, lasciava
comunque incolto un terzo del terreno arativo, a causa della scarsità di concimi, di insufficienza del
bestiame e dalla limitata disponibilità di pascoli e foraggio. Per ricostituire la fertilità dei campi,
dunque, si poteva ricorrere solo al maggese, il riposo periodico. La rotazione triennale era molto
diffusa nelle regioni europee sui villaggi a campi aperti, openfield, con le loro tre grandi porzioni di
terreno sulle quali si praticavano coltivazioni e riposo. Il sistema dell’openfield era molto utilizzato
perchè forniva cibo ai contadini per il bestiame, permettendo il pascolo comune sulla porzione
appena mietuta e destinata al riposo annuale. Questa pratica, però, andava contro i principi della
proprietà privata e dell’uso individualistico della terra, imponendo rigide regolamentazioni riguardo
alle piante da seminare, i tempi di semina e di raccolto, la successione delle colture. Inoltre, anche
l’openfield, per fornire cibo al bestiame, doveva essere integrato da terre comuni lasciate incolte per
il pascolo brado. Le altre terre venivano lasciate a bosco per fornire legname. In questo modo, si
accentuava lo spreco del terreno. Nel corso del 700, l’Inghilterra aveva sostituito i pascoli comuni sui
maggesi e sulle terre incolte coi prati artificiali seminati con diverse piante foraggere, permettendo
un accrescimento del bestiame, maggiori quantità di concimi animali ed il miglioramento della
fertilità e dei rendimenti delle aree destinate alle colture cerealicole. Il pascolo brado, inoltre, veniva
sostituito con l’allevamento stabulare. L’associazione di allevamento e agricoltura portava
indubbiamente notevoli benefici, ma richiedeva al tempo stesso grandi investimenti: si realizzo
meglio, dunque, nelle aziende capitalistiche. Con l’abolizione dei maggesi, risultò arcaico il sistema
agricolo delle terre comuni incolte o del pascolo naturale: aumento la superficie coltivabile e si passò
alla coltura di cereali, leguminose, tuberi, che avevano la proprietà di mantenere e migliorare la
fertilità del suolo con un’efficacia superiore al riposo periodico.

• Parallelismo tra Rivoluzione Agricola e Industriale – riassunto 1700:

Il concetto di “Rivoluzione agricola” esprime un parallelismo tra gli avvenimenti del mondo rurale e
la rivoluzione industriale. I tempi di sviluppo dell’agricoltura furono molto più lunghi rispetto alle
innovazioni industriali: le novità agricole, in realtà, erano già in elaborazione nel 500-600 in alcune
contee inglesi, in Lombardia e nei Paesi Bassi. Un nesso fondamentale tra la rivoluzione industriale e
quella agricola è che un’agricoltura sempre più avanzata, che tendeva a sfruttare al massimo la
capacità produttiva del terreno, non poteva sussistere senza l’aiuto di attrezzi e strumenti di lavoro
nuovi, prodotti dalla nascente metallurgia industriale. I progressi dell’agricoltura inglese furono
soprattutto di tipo agronomico, con rotazioni continue, selezioni delle sementi, coltivazioni
foraggere, mentre il ruolo delle macchine agricole fu molto limitato sino alla fine del XVIII sec. Gli
agronomi studiarono la forma ottimale delle diverse parti dell’aratro e il contributo dell’industria, in
questo caso, si limitò al fatto che il prezzo del ferro diminuì e che gli aratri e gli altri strumenti
agricoli, potevano ora essere fabbricati nelle loro parti o nella loro totalità. La domanda di pezzi in
metallo stimolò quindi la crescita di una Rivoluzione Industriale , sostenendo una buona parte della
crescita dell’industria metallurgica. Dal 1770 al 1840, scomparvero quasi tutti gli strumenti agricoli
tradizionali: gli attrezzi interamente in legno o con alcune parti in ferro battuto, costruiti da
falegnami o fabbri, furono sostituiti da attrezzi più efficienti, frutto delle nuove industrie.
Successivamente, molti furono soppiantati dalla macchine, che penetrarono in tutte le attività
agricole, e si diffusero seminatrici, trebbiatrici, mietitrici, che dapprima sfruttarono l’energia animale
e dopo quella prodotta dalle prime macchine a vapore. Nonostante la crescita demografica, per tutto
il XVIII sec., l’agricoltura inglese fu in grado di soddisfare i bisogni nazionali e anche di consentire,
fino al 1770, un buon margine di esportazioni granarie. Secondo i calcoli dello storico Wrigley, un
contadino inglese poteva mantenere 12 persone nel 1830 e la produttività del suo lavoro sarebbe
cresciuta del 100% nel periodo 1700-1830.

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