Riassunto del capitolo 24 e ruolo di Don Abbondio – appunti sui promessi sposi

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Don Abbondio è un personaggio comico e la sua presenza non passa inosservata. Difatti, se il curato avesse fatto il suo dovere tutto il problema alla base dell’intreccio dei Promessi Sposi non sarebbe accaduto.
Tutto questo è costruito dal narratore ad arte, è qualcosa che lo scrittore ha voluto perchè questi personaggi sono dei modelli posti in alto di un comportamento superiore e sono fondamentali, ma che nella realtà quotidiana non riescono ad incidere, non sono in grado di salvare; qui emerge con chiarezza una visione pessimistica, il fatto che alla fine si sposano in realtà è molto attenuato da una serie di eventi in cui si coglie come le vicende umane, anche quando ricevano aiuto da persone di potere possono andare in un modo diverso.

Questo d’esempio è il pensiero di Don Abbondio, infatti mentre stanno camminando, il suo pensiero è messo tra virgolette. In fin dei conti Don Abbondio non è il protagonista della vicenda, invece il libro potrebbe essere dedicato ai pensieri di Don Abbondio: termine ambiguo del Manzoni, è un nodo problematico che complica la valutazione che il lettore deve dare, che non è così facile.

Ci possiamo fermare a un’interpretazione prima, che è quella dei due personaggi che riescono a sposarsi e la lotta tra bene e male è a favore del bene, ma tutto questo darebbe un’interpretazione in completa, perchè contiene in se prospettive più problematiche.
C’è la contrapposizione tra i santi e i birboni, che coinvolgono.
Don Abbondio dice che lui tutto questo non l’ha cercato e ora il cielo lo deve aiutare. Dobbiamo fare delle differenze tra Don Abbondio e Lucia: quando il soggetto è vittima, questa, dal punto di vista delle possibilità constata di averne poche per reagire, ma Lucia, nonostante tutti i pianti ha una dignità caratteriale che Abbondio non ha. L’attenzione nei confronti di Don Abbondio di vede dalla sua presenza così rilevante una macro sezione del romanzo importante. Lo vedremo protagonista anche lui nel finale del romanzo con un’affermazione importante: “la peste è stata come una scopa che ha spazzato via tutto”. Anche se negli ultimi capitoli mostra ancora la sua viltà, in realtà poi quando arriva l’erede che prende possesso del palazzo di Don Rodrigo, e quindi ha la prova che è morto, cambierà e cercherà di far arrivare, come un senso di colpa dei due, una quota di denaro che servirà ai due per andare via dal paese.
Anche nelle sue riflessioni c’è qualcosa: nella prima parte del viaggio c’è l’attenzione sull’Innominato, mentre al ritorno c’è il personaggio Lucia, ma l’attenzione non si focalizza su essa immediatamente, ma è nei confronti di Don Abbondio con delle osservazioni comiche.

Riassunto del capitolo 24 dei Promessi sposi con digressione sui personaggi:

Nel capitolo 24 c’è la paura di essere comunque coinvolto di Don Abbondio, che agli occhi del cristiano dovrebbe essere un modello di salvezza, ma la prospettiva del curato è straniante. Le vicende possono essere viste da punti diversi: le persone che stanno in basso, che non hanno potere e denaro vivono l’esistenza alla mercé di personaggi più potenti di loro, che possono essere buoni o cattivi.

La vicenda di Don Abbondio ha un rilievo che inserisce nel romanzo un punto interrogativo, è una spina nel fianco del romanzo compatto e sicuro. L’obiettivo dello scrittore comincia a ruotare perchè Don Abbondio ha ragione: quello che ha fatto l’Innominato metto in reazione vari fatti, ovvero bisogna sistemare Lucia, la madre, e questo può suscitare delle reazioni diverse.
Un’attenzione particolare è rivolta anche a Lucia che prima era quella terrorizzata che aveva fatto il voto, ma ora c’è la successione dell’esperienza: Lucia ha subito in poco tempo una serie di disgrazie forti, però a questo punto, per un miracolo, è tornata quella di prima, il problema è che lei è tornata allo stato di libertà precedente, ma non è tornata indietro, quest’esperienza incide profondamente nel personaggio. A quel punto si rende conto delle conseguenze del voto: rimanere vergine e non accettare più il matrimonio se la madonna l’avesse salvata. dice “Oh povera me, che cosa ho fatto?” Lucia è pentita del voto che ha fatto, perchè in realtà non può dire che è sempre stata innamorata di Renzo, deve rispettare questo voto solenne che ha fatto, che lei pensa di non poter superare. Alla gioia della liberazione si accompagna questa tristezza, aggiunta dal fatto che non sa che fine Renzo abbia fatto. Siamo nel momento in cui Renzo ha un mandato di cattura che gli impedisce di tornare a Milano, allo stesso tempo lei è libera ma ha fatto un voto: è il momento della massima distanza, aumentato dal fatto che i personaggi non sanno niente l’uno dell’altra. Quando arrivano a casa c’è una donna che non viene mai nominata, è la moglie del sarto. Il curato aveva indicato lei per fare compagnia Lucia. Il quadretto famigliare è qualcosa di positivo per Lucia perchè si senta a suo agio in un gruppo di persone che sono al suo livello sociale, e sono generose, e sanno comportarsi nel modo adeguato. Intanto torna anche Agnese e vi sono scene di abbraccio,e arriva a questo punto anche il cardinale arcivescovo che decide si salutare Lucia: è l’idea pastorale di come il cardinale prima ha colto a braccia aperte l’Innominato, compito del buon pastore che è il cardinale si presenta anche a persone umili. Lucia e Agnese sono a una grande distanza rispetto al cardinale: personaggi umili, ignoranti che non sanno cosa dire.

Una paura di Don Abbondio è che il cardinale possa interpretare male quello che è successo e dice alle due di non raccontare tutto. Si finisce poi a parlare di Renzo, che il cardinale sa un rivoluzionarie, ma Lucia e Agnese intervengono: è facile far cadere in tranello i poveri.
Il sarto, che doveva ospitare madre e figlia, sa scrivere e conosce la vita dei santi e quindi cerca di mettersi in buona luce davanti al cardinale. Il cardinale vuole aiutare il sarto e la famiglia ma il parroco dice che non accetterebbero e che piuttosto potrebbero appianare i loro debiti.
La scena si conclude con l’entrata in scena dell’Innominato che parla ai suoi bravi che gli dice il cambiamento che avverrà da quel momento: se vogliono rispettare li terrà altrimenti se ne andranno. Questo chiude la vicenda del romanzo, l’Innominato non avrà più scene salienti (accoglierà poi alcuni personaggi che vogliono rifugiarsi). Il romanzo non ci dice quanti bravi rimangono, perchè qualunque risposta sarebbe stata criticata.

Il Cardinal Federigo appare tre volte: con l’Innominato, con Lucia e Agnese a casa del sarto e nella scena cruciale di un lungo dialogo con Don Abbondio. Il cardinale decide di andare a trovare Lucia e Agnese. Ognuno di questi personaggi ha una reazione diversa: c’è lo smascheramento del comportamento di Don Abbondio: tutto va a collegarsi alla scena conclusiva, poichè i cardinale sa della conversione dell’Innominato ma non sa il perchè, però sa che se Don Abbondio non avesse fatto quel che ha fatto l’Innominato non si sarebbe convertito. A quel punto Agnese dice una cosa esatta: Don Abbondio non può cambiare. Lucia dice che anche loro hanno sbagliato, ma Agnese vuole distoglierla dal raccontarlo. Il cardinale si stupisce perchè Lucia conosce e sia stata con Renzo, ma Lucia o difende immediatamente e dice che era un bravo uomo e che qualcuno gli avrà teso una trappola.
Qui siamo in un ambito più basso: siamo con due personaggi non di alto livello, ma con gli umili e siamo nella casa di un sarto, che appartiene al popolo ma sapeva leggere e scrivere. Il sarto, in questo momento, sta vivendo qualcosa di eccezionale, perchè nella vita di tutti i giorni, si vede arrivare in casa il cardinale, ed essendo orgoglioso, vuole far vedere la sua cultura. L’arguzia di Manzoni non si interrompe: c’è anche un riconoscimento dei lati deboli della natura umana. Il sarto sbaglia a voler fare una bella figura, ma è allo stesso tempo compatito perchè avrebbe potuto sfoggiare una superiorità. Lo scrittore vuole presentare la varia fenomenologia del comportamento umano. E’ un passaggio indicativo dell’attenzione dell’autore verso tutti i personaggi e della varietà del comportamento. Questo piccolo quadro in se per se non ha una funzione particolare, non incide nello sviluppo della vicenda, ma è un punto in cui il narratore non si tira indietro, perchè da piccoli particolari si evidenzia la volontà dello scrittore di presentare il mondo così com’è.
Don Abbondio aveva detto ad Agnese di non raccontare le cose, ma lei lo fa e ora il cardinale lo sa, ma attaccherà dopo Don Abbondio. Il cardinale sa che queste persone hanno una situazione economica difficile e vuole dargli del denaro, ma un curato dice che non li avrebbero mai accettati. Questi piccoli contadini si erano indebitati molto, allora il cardinale cerca di saldare i debiti del sarto.
Alla fine del capitolo vi è l’ultimo discorso importante dell’Innominato: giustifica la sua improvvisa decisone di cambiare vita, dice di voler vivere in altro modo e dice ai suoi bravi che possono fare quello che vogliono, se vorranno cambiare potranno rimanere nel castello. Apparirà ancora con la discesa dei Lanzichenecchi e l’Innominato diventa uomo d’azione: di fronte al pericolo accoglie nel suo castello chi ha paura, ma allo stesso tempo prepara adeguate difese ed a un certo punto combatte contro un gruppo di Lanzichenecchi. Il cambiare vita comporta una necessità di giustificazione verso gli altri, non è solo un fatto intimo e individuale. Questo è fondamentale perchè non si può decidere soltanto per se, il cambio di vita deve essere riferito e reso pubblico per due motivi: gli altri devono controllare se sei cambiato e poi perchè devi poter permettere ad altre persone di seguire il tuo nuovo modello. Manzoni non crede molto in questo: certo avere un modello è un punto di partenza.

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  1. Povero Don Abbondio, in fondo lui desidera solo vivere in pace senza noie. Potrebbe anche rappresentare una parte di noi che non vuole combattere i propri mali perché troppo impaurita dal sistema ed immotivata. Una delle cose che non fanno onore a Don Abbondio è sicuramente il fatto che indossi la tonaca: dovrebbe essere più compassionevole con i più poveri del paese vista la sua condizione di prete del villaggio eppure li vede solo come dei seccatori.

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