Riassunto dall'inizio della rivoluzione francese alla fuga di Varennes

Riassunto dallinizio della rivoluzione francese alla fuga di Varennes

Abbiamo pubblicato sul portale questi appunti riassuntivi di storia che vanno dall’inizio della rivoluzione francese sino alla fuga di Varennes in quanto li abbiamo trovati molto utili per comprendere gli eventi in maniera veloce ma completa.

Alla vigilia della Rivoluzione la società francese era organizzata secondo criteri medievali. C’erano i
famosi 3 ordini: clero, nobiltà e terzo stato che componevano gli stati generali. Il clero era distinto in
due rami. C’era l’alto clero composto da figure di origine aristocratica (vescovi, cardinali, abati) che
avevano grandi privilegi: le terre, la riscossione delle decime (la decima parte del raccolto dei
contadini andava alla chiesa). C’era poi il basso clero, di cui facevano parte uomini di origine umile,
contadina, basso-borghese. A loro spettava il minimo dei proventi che si ricavavano dalle decime. La
nobiltà francese era in decadenza, non era più il nervo dello stato, ma rimaneva comunque la classe
dominante della società per ricchezza e prestigio. Il nobile non aveva doveri ma solo diritti. C’erano
delle distinzioni all’interno di questa classe sociale: l’aristocrazia di corte, parassitaria e passiva;
l’aristocrazia di provincia, più aggressiva, reazionaria, vuole mantenere i suoi privilegi e diventa
violenta verso chi vuole toglierli; l’aristocrazia di toga, che ha acquistato i titoli dai sovrani e
svolgono un ruolo amministrativo, è gelosa del proprio ruolo e dei propri privilegi. Il terzo stato è la
classe maggiore. È composito, variegato. Infatti, si va dalle classi popolari, urbane e rurali di
campagna (braccianti, affittuari, garzoni, operai: il proletariato) fino alla piccola, media, alta
borghesia. La parte dinamica del terzo stato era composta dalla medio-alta borghesia (attiva
politicamente e culturalmente) composta da banchieri, commercianti, che detenevano una buona
parte della vita economica, sociale, burocratica dello stato. Però questa borghesia non era padrona
dello stato. Era sul terzo stato che gravava il peso fiscale dello stato, i diritti e privilegi della nobiltà e
del clero. Erano sottomessi ai poteri. Quando re Luigi XVI si decise a convocare gli Stati generali,
che non venivano chiamati dal 1614, non si immaginava quello che sarebbe successo. Li aveva
convocati per far uscire dalla grave crisi finanziaria in cui la Francia era incappata. Il ministro delle
finanze, Necker, pensava che questo poteva essere risolto con grandi riforme importanti, toccando la
struttura dello stato. L’idea era quella di rivedere i privilegi della nobiltà e del clero che erano
largamente parassitari nell’economia. Il problema finanziario non era l’unico, infatti, il problema più
profondo era quello che riguardava la struttura dello stato (corona, leggi, stati generali) che era ormai
lontana e inadeguata rispetto ai problemi della società che era cresciuta. Questa distanza tra lo stato e
la società era stata resa più evidente dall’Illuminismo. In quegli anni si era sviluppato l’Illuminismo
che parlava anche di politica e difendeva i diritti degli uomini. Gli Stati generali, come abbiamo
detto, vennero convocati nel maggio del 1789. I ceti borghesi e le masse contadine ebbero così
l’occasione di presentare le proprie rimostranze contro i privilegi aristocratici e signorili. Grande
risonanza ebbero le riflessioni espresse dall’abate Sieyés che si era schierato, insieme ad altri nobili
liberali, dalla parte dei borghesi. In un opuscolo intitolato “Che cos’è il terzo stato?” Sieyés rigettava
la tradizionale divisione in tre ordini, sostenendo che la sovranità spettasse alla nazione intesa come
insieme omogeneo dei tre ceti. La borghesia chiese quindi da un lato che il numero dei proprio
rappresentanti fosse uguale alla somma dei deputati del clero e della aristocrazia, dall’altro che le
votazioni venissero per testa e non per ordine. Però il re, che doveva apparire nelle vesti da
mediatore, fu del tutto inetto a questo scopo. Furono allora i deputati del terzo stato a prendere
l’iniziativa, proponendo che i rappresentanti dei tre ordini lavorassero in comune e che le
deliberazioni fossero prese a maggioranza e non più conteggiando i voti della nobiltà del clero e del
terzo stato. E poiché i rappresentanti della nobiltà e del clero si opposero a votare per testa i
rappresentanti del terzo stato decisero di abbandonare l’aula e si proclamarono Assemblea
Nazionale. Con il giuramento della Pallacorda il terzo stato giurò di restare unito fino a quando la
nazione non avesse avuto una costituzione. Il re invitò allora il clero e la nobiltà a sedere
nell’Assemblea Nazionale Costituente. Finisce con questo fatto la monarchia assoluta e quindi anche
l’Antico Regime. Il re non era disposto di accettare senza reagire la sconfitta dell’assolutismo e
ordinò ad alcuni reggimenti di raggiungere Versailles per riprendere il controllo del potere. La paura
di una dura repressione spinse il popolo ad assalire la Bastiglia, che venne presa il 4 luglio 1789: con
questo fatto inizia la Rivoluzione Francese. La popolazione contadina per paura della vendetta
aristocratica saccheggio le ville dei nobili e bruciò le carte su cui erano enunciati i diritti feudatari. Il
4 agosto con due decreti vennero aboliti i diritti feudali nobiliari ed ecclesiastici e abolirono i diritti
esercitati dai nobili feudatari (come le corvees) sulle persone. Il 26 agosto venne approvata la
Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, redatta sulla Dichiarazione d’indipendenza
americana, in cui si enunciavano i diritti inviolabili e inalienabili dell’uomo affermando il principio
della divisione dei poteri dello stato e mettendo fine all’Ancien Regime. I diritti erano i seguenti:
1:Lo Stato assicura i diritti dei suoi cittadini. 2:Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente
nella nazione. 3:Se lo stato viene meno ai suoi doveri il cittadino ha il diritto di resistere alla sua
oppressione.
Il rifiuto di Luigi XVI di firmare le carte provocò un moto popolare. Il 5 ottobre il popolo marciò su
Versailles, seguito dalla Guardia Nazionale guidata dal generale La Fayette, e costrinse la famiglia
reale a trasferirsi a Parigi, nel palazzo della Tuileries. La costituente si trasferì a Parigi e creò una
democrazia parlamentare sotto l’egida del re e della legge. Il punto di arrivo fu la Costituzione del
1791. ma prima dovette affrontare le questioni finanziarie. Il 2 novembre 1789 i beni della chiesa
divennero proprietà della nazione. La riforma agraria fu attuata con la soppressione di tutti i privilegi
connessi al feudalesimo: furono soppresse decime e gerarchie feudali, i diritti di primogenitura e tutti
gli obblighi di natura personale. La costituente attribuì larghi poteri alle municipalità e riorganizzò il
territorio in dipartimenti, distretti e cantoni. Con la riforma giudiziaria fu abolita la venalità degli
uffici, la giustizia fu separata dall’amministrazione secondo il principio della divisione dei poteri,
furono istituiti due tribunali nazionali, l’Alta Corte e il Tribunale di cassazione. Nel 1790 fu
approvata la costituzione civile del clero. Tutte le cariche dal vescovo al parroco furono elettive. Il
clero venne sottoposto al controllo dello stato. 98 La reazione di Roma e del pontefice Pio VI fu
durissima. In Francia il clero si divise: alcuni accettarono il nuovo ordinamento, altri rimasero fedeli
alla gerarchia di Roma. L’attività legislativa e le scelte politiche dell’assemblea nazionale furono
coronate nella costituzione del 1791: 1.Conferma di tutti gli articoli riguardanti le libertà
fondamentali del cittadino della dichiarazione dei diritti del ’89 2. La divisione dei 3 poteri
legislativo, esecutivo e giudiziario in tre differenti autonomi organismi politici 3. La concentrazione
del potere legislativo in un’assemblea legislativa 4. L’attribuzione al sovrano del potere esecutivo 5.
L’attribuzione del potere giudiziario a giudici eletti dal popolo 6. Il carattere gratuito dell’istruzione
primaria Nella costituzione del 1791 erano realizzate le idee ispiratrici dell’Illuminismo come la
separazione dei poteri e la nuova concezione della rappresentanza fondata sulla democrazia
parlamentare. Inoltre viene definita liberal-democratica, perché di liberale c’è la divisone dei poteri e
l’idea che lo stato riconosce e difende i diritti dei cittadini e perché di democratico c’è l’idea che lo
stato e quindi le leggi si fondano sul popolo, sulla sovranità popolare. Il re non si rassegnò alla
perdita dei suoi poteri e scappò quindi da Parigi il 20 giugno 1791(fuga di Varennes), ma viene
riconosciuto e ricondotto a Parigi, dove viene momentaneamente sospeso dal trono per circa due
mesi.

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