Riassunto antropologia – CAPITOLO 5 – La costruzione culturale della gerarchia sociale

Riassunto – CAPITOLO 5 – La costruzione culturale della gerarchia sociale

I problemi causati dalla disuguaglianza sociale, politica ed economica affliggono il mondo moderno. Secondo alcuni l’ appartenenza di persone e gruppi a una gerarchia è inevitabile; altri ritengono, invece, che può essere evitata ed è contraria alla natura umana. Infatti, esistono società, come gli Ju/wasi e gli Inuit, relativamente ugualitarie.

Due teorie relative alla stratificazione sociale spiegano in modo dissimile il motivo per cui le società costruiscono delle gerarchie sociali. Secondo la teoria integrazionista la gerarchia sociale è necessaria per coordinare le attività all’ interno della società e per assicurare il suo corretto funzionamento. La teoria conflittualista, invece, è basata sulla convinzione che la gerarchia sociale è determinata dal dominio politico di un gruppo di individui su un altro finalizzato allo sfruttamento del lavoro e delle risorse.

La teoria conflittualista della stratificazione sociale più celebre è quella elaborata da Marx ed Engels, i quali conclusero che i capitalisti, usavano il controllo delle risorse per sfruttare i contadini, lasciati privi di terre. Le classi sociali sono, quindi, un prodotto del capitalismo e non un aspetto necessario della società moderna. Secondo Marx, le classi si formano quando un gruppo acquisisce il controllo dei mezzi di produzione e fa aumentare la propria ricchezza attraverso il plusvalore del lavoro degli individui sfruttati. Questi ultimi accettano la loro condizione a causa della repressione politica praticata dalla classe dirigente. La rassegnazione aumenta se il gruppo che sta al comando controlla anche la diffusione delle informazioni creando un’ ideologia di classe che persuade i lavoratori a sopportare la situazione senza ribellarsi. Secondo Marx ed Engels, l’ unica soluzione a questo stato di cose è la rivoluzione violenta.

Uno dei compiti dell’ antropologia è quello di comprendere in che modo le società elaborano delle giustificazioni per legittimare la discriminazione sociale. Franz Boas ha tentato di dimostrare l’ infondatezza delle teorie e delle ideologie razziste e sessiste, che hanno trovato dei sostenitori anche negli scienziati.

Samuel George Morton riteneva che l’ intelligenza di un individuo fosse legata alle dimensioni del cervello e, dopo aver misurato numerosi crani appartenenti ad individui di diverse etnie, giunse alla conclusione che i “bianchi”, soprattutto quelli del Nordeuropea, erano superiori non solo socialmente ma anche biologicamente.

Un secolo dopo il biologo Stephen Jay Gould stabilì che le conclusioni a cui era giunto Morton miravano a supportare la gerarchia costruita dalle società.

Nonostante tutto nel corso del XX secolo molti si richiamarono alla teoria di Morton per sostenere l’ ideologia che la stratificazione sociale possa essere giustificata da basi naturali.

Far dipendere la disuguaglianza sociale, politica ed economica dal cattivo funzionamento della società, infatti, dovrebbe portare ad una revisione delle politiche sociali, economiche ed amministrative e coloro che detengono i privilegi li perderebbero.

Nonostante il fallimento della tesi di Morton vi è stato uno sforzo continuo di fornire prove che l’ intelligenza è ereditaria e varia a seconda del gruppo razziale. Ma la maggior parte di questi studi non precisa che la stessa intelligenza è una costruzione sociale che continua ad essere utilizzato come mezzo per legittimare la gerarchia sociale.

Anche la stratificazione di genere è stata collegata alla biologia, per cui si è ritenuto che la superiorità dei maschi sulle femmine fosse “naturale”. L’ idea che la biologia femminile renda le donne esseri inferiori rispetto agli uomini è profondamente radicata nella cultura americana. Infatti le funzioni biologiche femminili spesso sono state descritte in termini che fanno apparire le donne inferiori rispetto agli uomini: per esempio, il ciclo mestruale era considerato come il segno della mancata fecondazione dell’ ovulo, piuttosto che come il tentativo riuscito di evitare una gravidanza.

Per sopravvivere le persone appartenenti agli strati più poveri della società, utilizzano delle particolari strategie adattative. I neri di “The Flats”, in una cittadina del Midwest, ad esempio, si sono adattati istituendo dei legami di parentela per garantirsi aiuto economico e sociale nei momenti di bisogno; i portoricani dell’ Upper East Side di New York, invece, si sono adattati costruendo un’ economia sommersa centrata sugli stupefacenti nel tentativo di opporsi ai modelli di oppressione e discriminazione che costituiscono le radici stesse della povertà.

Le persone, quindi, non accettano passivamente la loro posizione ai livelli più bassi di una società stratificata, ma si adattano alla situazione come meglio possono, pur avendo le stesse aspirazioni sociali ed economiche di chi sta meglio.

Molte persone, pur essendo coscienti degli effetti dannosi della stratificazione sociale, ritengono che in un moderno paese industrializzato essa sia inevitabile. Eppure alcuni gruppi hanno dimostrato che è possibile costruire comunità ugualitarie e non stratificate all’ interno di una grande società industrializzata: gli utteriti, ad esempio. Si tratta di un gruppo religioso protestante che esalta la proprietà comune e la distribuzione ugualitaria della produzione e rifiuta la competizione, la violenza e la guerra. Il problema principale di comunità come questa è di riuscire a motivare i membri a lavorare e a contribuire al bene comune senza la promessa di un compenso individuale materiale, di uno status o del prestigio. Per questa ragione molti dei tentativi di creare comunità utopiche hanno avuto esito negativo.

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