Recensione responsabilità e Disagio di Federico Batini

Recensione Responsabilità e disagio di Federico Batini

Questo libro è dedicato a delle persone in particolare: “Alle generazioni che verranno”, il motivo? Scopriamolo brevemente insieme, ma senza togliere quello che sarà il gusto della lettura dell’intero testo.
Il libro ci viene introdotto come un viaggio, e come tale ha necessariamente qualcosa di affascinante e di spaventoso allo stesso tempo, si può incorrere in ostacoli, ma spesso si è decisi a portare avanti la destinazione del viaggio, grazie proprio alla curiosità che conduce a scoprire ogni giorno cose nuove, aspetti che prima si erano sottovalutati e rivalutarli.
Lo scopo iniziale di questo viaggio? Indagare il mondo degli adolescenti tra i 14 e i 19 anni, all’interno del mondo scolastico, per cercare di mettere in luce quelle che sono le loro aspirazioni e le loro paure, scoprire gli aspetti fondamentali che caratterizzano le loro mete, della loro mente e del loro cuore.
Quante volte sentiamo parlare di come il nostro mondo dalla meta del ‘900 ad oggi sia cambiato e continua a farlo tutt’ora?
Possiamo partire dagli aspetti legati alla globalizzazione; l’enorme risonanza provocata dei media nel trasmettere le notizie, oppure il boom economico, la caduta del muro di Berlino, l’immigrazione, di come i cambiamenti dopo il Sessantotto abbiano portato modificazioni alla classe dirigenziale italiana, la nascita dell’Unione Europea con l’introduzione dell’Euro che ha portato le popolazioni ad essere mediamente più povere, il sempre maggiore multiculturalismo, etc…
Ma sempre più si parla di come più o meno in coincidenza con l’Euro ci sia stata una diffusione di tecnologie sempre più sofisticate e l’espansione di siti che hanno portato ad una maggiore comunicazione tra persone, favorendo anche uno scambio di idee (Facebook) e di merci (e-Bay).
Tutto ciò ha portato delle conseguenze: predisponendo l’uomo ad isolarsi sempre di più dal mondo circostante, portando la relazione tra individui ad un livello puramente virtuale, tantoché, anche il valore che viene attribuito all’amicizia è cambiato dovuto alla diffusione di network come Facebook, MySpace, YouTube, Twitter, Netlog,…
Tutto questo è un pericolo, soprattutto per la fascia di età che va dai 12 ai 21 anni, il perchè? È semplice: aumento delle dipendenze, si portano i ragazzi ad isolarsi, a essere sempre più apatici, con la conseguenza di avere cattivi risultati scolastici,… infatti è proprio qui che si riscontrano i problemi legati ai DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento).
Ma non è finita qui, basta vedere come oggi il tempo scorre velocemente, se n’è persa completamente la concezione, ci sembra di essere dentro una “corsa sfrenata”, tanto che, spesso e volentieri viene a mancare il momento per la riflessione così che si perde la profondità della persona.
O ancora possiamo parlare delle nuove generazioni dove riscontriamo due tendenze molto forti e in contraddizione tra di loro: la tendenza a rimanere ancorati alle situazioni del passato (le famiglie), che rappresentano una certezza, di fronte ad un futuro “liquido” (come ci dice Bauman), composto principalmente da dubbi e da qui la figura dei tipici “bamboccioni” che rimangono sotto la gelosa protezione delle famiglie, oppure al contrario, quelli più avventurosi spesso partono per altri paesi inizialmente magari
per studiare, ma poi o si innamorano, o trovano all’estero prospettive più avvincenti, e da qui la “fuga di cervelli”.
E per finire ci ritroviamo con anziani che “giocano a fare i giovani”, e giovani che talvolta appaiono vecchi, non tanto per la maturità del loro pensiero, ma per la costante stanchezza che si portano addosso, rischiando di trasportare all’interno delle famiglie un clima di infelicità non indifferente.
Nella nostra società si sente sempre più parlare di PIL (Prodotto Interno Lordo), ma come affermava Kennedy nel 1968 “Il Pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione, o della gioia dei loro momenti di svago.[…] Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta”.
Ecco perché dal PIL bisognerebbe passare al Bil (Benessere Interno Lordo) riportando l’attenzione alle tante variabili che spesso vengono trascurate come l’autenticità della persona, portata via dal fluire del denaro.
Ma gran parte delle responsabilità soprattutto dei disagi giovanili viene attribuita alla scuola, che non è capace di motivare adeguatamente i ragazzi, è incapace di inserire insegnanti competenti, che non stanno dietro ai ragazzi, etc… , ma come potrebbe essere diversamente visto l’opposta educazione data dalla società e dalle famiglie? I ragazzi spesso si trovano con disagi talmente grandi che vengono resi noti con stati di malessere che si possono manifestare con disagi nella sfera pubblica, nella formazione scolastica, nei confronti degli insegnanti, o nel rapporto con i pari, ma anche di se stessi; con comportamenti trasgressivi, con condotte auto-lesive, accentuate ancora di più dalle differenti richieste esistenti tra la “società dei ragazzi” e la “società degli adulti”.
Per questo fermiamoci un attimo!
Siamo proprio sicuri che tutto quello che è stato detto fin’ora è così tanto presente?
Ora entriamo nel vivo della ricerca.
Gli autori del libro hanno avuto interesse a scoprire tramite una ricerca empirica, condotta su 2156 ragazzi piemontesi, di sei istituti differenti, 24 situazioni rappresentanti, il livello di disagio e responsabilità negli adolescenti.
La distribuzione dei soggetti è avvenuta per: genere, età, residenza, istituto e livello di empatia, aspetto considerato più importante nello spiegare l’insuccesso scolastico.
I ragazzi dovevano rispondere ad un questionario online anonimo che è stato compilato durante le ore scolastiche (ma il campione non è rappresentativo di tutto il territorio italiano), e il fine era indagare il rapporto che essi avevano con i pari, se stessi, la società, i docenti e la scuola.
La cosa interessante che è emersa alla fine dell’elaborazione dei dati, è che il disagio nei giovani c’è (circa il 16% dei soggetti), ma non è cosi accentuato come ci viene spesso fatto credere dai media, questo non vuol dire sottovalutare un problema, ma capire dove agire e quali sono gli aggiustamenti da fare.
Le richieste di questi giovani che sono stati indagati, principalmente sono quelle di essere seguiti di più dalle famiglie, dalla scuola e in particolare al docente viene richiesta una maggiore professionalità, intesa non come legata strettamente alla trasmissione del sapere, ma anche alla relazione con l’allievo, in quanto deve essere capace di motivarlo, parlarci e non istaurando, come a volte accade, un clima di tensione nelle aule scolastiche.
Quella che quindi andrebbe migliorata è la relazione sempre più profonda che si dovrebbe instaurare tra scuola, allievo e famiglia.
La bellezza di questo libro sta proprio nello smontare tutti gli stereotipi che ci sono stati inculcati, e che nelle notizie che ci vengono date, importante è soprattutto vedere e valutare con occhio critico tutto ciò che ci viene trasmesso, proprio perché anche il fine stesso di questi messaggi è esagerare i concetti, facendoci vedere il più delle volte quello che non va da quello che va.
“Responsabilità e Disagio, una ricerca empirica sugli adolescenti piemontesi” edito da FrancoAngeli, composto da 216 pagine, suddiviso in cinque capitoli.
Autori Roberto Trinchero e Maria Loretta Tordini.
Simona Villani

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