Recensione del libro “Un balilla partigiano” (Emanuele Cassarà)

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UN  BALILLA   PARTIGIANO

Emanuele Cassarà, CDA & Vivalda, 2004, pagg. 196

 

Emanuele Cassarà, autore del libro “ UN BALILLA PARTIGIANO”, era un giornalista torinese noto soprattutto nel mondo dell’alpinismo. Cassarà è deceduto il 9 dicembre 2005. Ha vissuto la sua giovinezza con tutte le contraddizioni del suo tempo descritte nel suo libro perché lui, balilla, nei tragici giorni dell’8 settembre, quando aveva 15 anni, apre gli occhi sugli inganni del fascismo e si schiera contro i tedeschi e i loro soprusi. In compagnia di un coetaneo raggiunge le montagne della Valle di Susa e qui si schiera con quelli che i tedeschi chiamavano “ ribelli”, ossia i partigiani. Il 18 aprile 1945, durante un rastrellamento, viene catturato, incarcerato e condannato a morte. Si salva con la Liberazione del 25 Aprile. Appena fuori dal carcere, scopre che la brigata partigiana cui apparteneva, la 114ͣ brigata Garibaldi, era stata attaccata e sedici dei suoi compagni, tra cui il suo amico Giuseppe, che con lui era salito in montagna, erano stati uccisi, un massacro a pochi giorni dalla fine della guerra. Dopo sessant’anni da quel terribile giorno, l’ex partigiano torna su quelle montagne, rintraccia alcuni dei superstiti perché vuole sapere da loro come si sono svolti i fatti  di quell’atroce gesto di sangue. Gli era rimasta per tutto quel tempo la curiosità di sapere cosa veramente accadde e come morì il suo amico Giuseppe. Da loro venne sapere come i tedeschi attaccarono quei ragazzi facendo una vera strage. Nel libro c’è un’intervista che l’autore fece a Giorgio Bocca, famoso giornalista cuneese, egli pure partigiano sulle colline piemontesi con il nome di battaglia di “Giorgio”. Un’altra intervista riportata nel libro è quella fatta a Luciano Manzi, partigiano e comandante di un battaglione della 45ͣ  brigata d’assalto Garibaldi che operava nella zona di Castagnole Monferrato. Le “brigate d’assalto” erano brigate di montagna con compiti di guerriglia. Il comandante Manzi operava con il nome di battaglia “Francia”. Nel libro sono pubblicate alcune foto di ex partigiani, di partigiani in battaglia contro i tedeschi e dei luoghi dove operavano. Una di queste foto mostra il sacrario di Vaccherezza dove una lapide riporta il nome di quei giovani massacrati dai tedeschi in quel terribile 20 aprile 1945. Questo libro racconta una storia tristemente vera e drammatica dell’Italia di quegli anni.

 

Maria Pera

 

 

   
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