Ragioni dell’etnostoria – Metodologia dell’etnostoria – appunti università

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Libro: ragioni dell’etnostoria – Metodologia dell’etnostoria- appunti

La 1 fonte primaria della storia è la fonte scritta. L’etnostoria è una disciplina che ha bisogno di fonti. l etnofonti sn deputate a mediare la subalternita e si dividono in orali e materiali quelle orali hanno 2 problematiche una è che nn rimangono uguali a se stesse e l altra è che sono dinamiche in continuo progresso e tendono sempre a cambiare; invece le etnofonti materiali sono gli etnoreperti che servono ad individuare una cronologia a a formulare una serie di ipotesi sulle aree di provenienza infatti le fonti si possono dividere in: . fonti orali che si basano sulle fonti materiali e le fonti iconografiche. .fonti orali: possono essere storie d vita, cioè raccontano la vita d determinate persone che sono stati indeterminati fasi storiche. . fonti materiali: sono quelle legati all’ambito lavorativo e possono avere valori di indicatori culturali .fonti iconografiche: hanno a che fare con la rappresentazione visiva del mondo, il materiale visivo ci da informazioni e c dice che è quella che storia ogni popolo ha la sua cultura la cultura è un insieme di abitudini che si acquisiscono il 1 giorno d vita la tradizione: in un ceto periodo, succede quello che è successo prima. il tempo dell’etnostoria è un tempo sia ciclico e lineare l’etnostoria si divide in etno (popolo) e storia (che è un susseguirsi temporale di determinati eventi, ha una prospettiva temporalmente lineare). – Mito ed etnofonte il mito è una narrazione originaria preistorica che si trasferì per tradizione. I popoli senza scritti non possono dare date certe. Quindi fanno discendere la storia del popolo attraverso eventi mitici. Il mito non può essere imitato, ne toccato. Il mito è un etnofonte orale. Il mito conserva il tempo delle origini attraverso la tradizione rituale. I valori del mito sono legati a quelli che il mito mi riporta. Rigoli dimostra scientificamente questo mito, prende una tribù malesiani, quello dei paparatawa. In questa tribù ci sono 2 rappresentazioni del bene e del male: to purgo e to kabinana. To purgo è soprannominato luna. La luna mi spunta di notte, quando si dorme, e come se stessi in uno stato di morte. Quindi to purgo presie alla morte. To kabinana è soprannominato sole che mi spunta di giorno, quindi presie alla vita. L’uomo come fa ad orientarsi tra il bene e il male. Attraverso l’esperienza che è il primo livello di conoscenza. Il mito vuole che i 2 si scambiano i ruoli. Si ha un trasferimento di esperienza e i 2 la interpretano a loro modo. Dopo un poco, questo non funziona si ha l’ordine contro il disordine. Quindi i 2 ritornano nelle loro prerogative. L’azione negativa di to purgo: sono mancanza di cibo, guerra, kaos sociale e religione. L’azione positiva di to kabinana: abbondanza di cibo, pace, ordine sociale. – L’identità L’identità si identifica con l’appartenenza etnica (la lingua, la religione, e il territorio). L’identità è un complesso logico – simbolico fondato su una costante e si definisce attraverso categorie oppositive di differenze e diversità.

   
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