Raffaello – Madonna Terranuova (1505) – Michele Maioli

Raffaello – Madonna Terranuova – 1505 (particolare)

Che dire di Raffaello? Niente, personalmente trovo affascinante chi riesce a scrivere date, notizie sull’autore, gossip di vario genere riguardo ad un’opera di Raffaello, affascinante perchè io davanti ad un tale capolavoro non riesco a parlare e scrivere di questo, poco mi importa di quando è stata fatta, dove, perchè, la sua progettazione, il suo significato, questo lo possiamo vedere su Wikipedia. Prima di tutto bisogna ricordare che siamo davanti ad un capolavoro assoluto, una delle meraviglie del mondo che ci fanno pensare a qualcosa di divino che ogni tanto filtra nell’uomo, vi si manifesta e lascia una traccia del suo passaggio. Le Madonne di Raffaello non sono come quelle degli altri pittori, non sono  rappresentazioni di modelle, soggetti di una scena delle sacre scritture, le Madonne di Raffaello sono espressione del concetto del divino più che una rappresentazione religiosa. Come le icone bizantine, si distaccano da una rappresentazione terrena, ma mentre queste idealizzano fino ad una schematizzazione ripetuta i soggetti, Raffaello ne esalta il lato ascetico rendendole sature delle qualità migliori che sono nell’essere umano. Il risultato è quindi una rappresentazione delicatissima negli incarnati e nei capelli, un’abbondanza di velature che con sapiente maestria donano trasparenza alla pelle delle mani e del viso, pose leggere, abiti che nella loro semplicità, rivelano il loro splendore solo grazie alla sensibilità tonale del pittore nel modellarne i panneggi senza luccichii nè decorazioni di facile presenza scenica. Lo stesso vale per i capelli che spesso raccolti in acconciature molto semplici, non potrebbero avere quella lucentezza e spettacolarità se non ci fosse una mano di artista unico a rappresentarli. Forse è questo che colpisce maggiormente nelle rappresentazioni delle Madonne di Raffaello: come riesce a rendere celestiale un soggetto di per se molto semplice. Si potrebbe sorvolare anche sulla potenza dei suoi arditi scorci prospettici anatomici e sulle movenze dei putti che nonostante siano notevoli, sono spesso completamente messe in ombra dall’espressione del volto del soggetto principale. Al contrario di Caravaggio che riduceva perfino i soggetti religiosi ad una prospettiva molto terrena, Raffaello riesce ad immettere nei volti una luce propria: gli occhi pudichi sono socchiusi ma se ne intuisce la grandezza e la forza sotto le palpebre, insieme alla bocca piccola conferiscono al tutto una espressione di maestosità, serietà e dolcezza. La classica aureola risulta quasi superflua perchè al di là di cosa le sta intorno, delle vesti, della posa, dei lineamenti, è evidente che il soggetto rappresentato è lontano dall’essere una comune donna con bambino, una matrona, una signora o anche una regina e questa sensazione è immediata, Raffaello coglie l’essenza di una manifestazione soprannaturale, la trasporta nell’opera e ne ricrea l’impatto emotivo come pochi altri pittori riescono a fare, sicuramente lui vi riesce nel modo più eclatante.

– scritto da Michele Maioli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*