Quando inizia il medioevo e finisce il mondo antico?

Quando inizia il medioevo

L’idea è che il passaggio tra mondo antico e il medievo corrisponda al conflitto tra mondo romano e barbarico dovuto all’abbattimento dell’impero da parte dei barbari (narrazione tradizionale). Nell’idea di nascita del Medioevo, nella storiografia a partire dal ‘700, c’è una forte idea di decadenza. Edward Gibbon nel 1788 si interroga sulla caduta del mondo romano e si chiede come sia possibile che sia avvenuto tale crollo considerando che le condizioni di vita al tempo di Augusto erano simili a quelle della sua contemporaneità. All’interno di questo periodo c’è un grosso buco che Gibbon identifica con il Medioevo. Nel mondo romano il 90% dei contadini era composto da contadini che vivevano in condizioni simili a quelli medievali. All’inizio del ‘900 due studiosi (Rostovcev e Walbank) ripropongono e perfezionano l’idea di Gibbon e formulano l’idea di una boforcazione evolutiva: con il Medioevo si è presa una svolta che ha condotta la civiltà a un processo di forte regresso rispetto alla possibilità di progresso continuo. Questo ha una connotazione di tipo politico: l’arrivo dei Barbari interrompe uno sviluppo, una progressione continua. Nella storiografia di inizio Novecento si formulano tre posizioni che in parte iniziano a proporre modelli alternativi: catastrofista (medioevo inizia nel momento in cui le “invasioni barbariche” portano a un regresso delle condizioni di vita); altre due proposte vengono dalla storia economica: 1) Pirenne è+ incline a vedere una brusca frattura e l’inizio di un medioevo dalle forte difficoltà economica, sostiene che la curtis corrisponde a un’economia chiusa, non produttiva. Per Pirenne la frattura sta nel momento in cui arrivano gli arabi dal VII secolo e la presenza araba nel Mediterraneo crea una frattura a quello che era stato il principale bacino commerciale del medioevo, il Mediterraneo. C’è una continuità economica che va oltre il periodo delle invasioni barbariche, ma l’unità economica fondata sul medieterraneo si rompe con l’arrivo degli arabi. La tesi di Pirenne è stata destrutturata perché si è dimostrato (Lombard) che esistono canali di comunicazione anche dopo l’avvento degli arabi tra il mediterraneo meridionale e quello settentrionale. 2) Dopsch ha un’idea più rivoluzionaria: non esiste una frattura né politica né economica; secondo Dopsch si ha nua continuità economica tra l’antichità e l’età carilingia (800 d.C) pur all’interno di una dinamica di sostanziale indebolimento dell’ìeconomia. è come se il vero medioevo si formasse solo con i carolingi e che l’antichità arrivi fino a quell’epoca. Un momento di svolta per interpretazione del passaggio tra mondo antico e il medioevo avviene nel 1973 con la pubblicazione di Peter Brown che non legge più questo passaggio in termini di decadenza o crisi, ma piuttosto come trasformazione. è inutile cercare di valutare se prima stessere meglio o peggio, ma è più utile pensare a perché sono cambiati certi elementi di base della civiltà di quel periodo. Tra il ritratto di Cesare dell’età augustea e quello di Costantino non si può stabilire quale sia più bello perché è cambiato quello che si vuole rappresentare: costantino sarà meno naturalistico ma più espressivo. Sotto la categoria di trasformazione si comincia a leggere questo periodo, staccandosi dall’idea di negatività insita nella lettura. Il dibattito sull’alto medievo è ancora vivace e feroce; si delineano tre grosse posizioni storiografiche: 1) idea che propongono i “continuisti” (storici che insistono sugli elementi di continuità tra il mondo romano e il mondo altomedievale): le migrazioni di popoli, l’arrivo di polazioni germaniche entro il limes che limitava la romanitas dalla barbaritas, in realtà garantisce la sopravvivenza dell’impero romano (continuità di funzionamento delle istituzioni romane) al punto da affermare che la caduta dell’impero romano non ha mai avuto luogo (Durliat). Goffart studia soprattutto l’ospitalitas, le forme in cui vengono stanziate le popolazioni di origine germanica entro i confini dell’impero: queste modalità di stanziamento eranop già diffuse nel mondo romano ben prima che arrivassero i germani ed erano modfalità di stanziamento temporaneo dell’esercito. Per Goffart con l’arrivo dei germani, l’impero non ha fatto altro che garantire la prioria difesa militare stanziando queste popolazioni come aveva stanziato il suo esercito. Questo non ha cambiato la condizione delle popolazioni contadine che hanno visto cambiare il grande proprietario. Il guerriero goto è un militare romano la cui presenza garantisce la protezione militare alle popolazioni dell’area e la sopravvivenza del modo di funzionare dell’impero romano. Halsall insiste sul fatto che in realtà c’è una notevole continuità tra le vicende dell’esercito romano prima dell’inserimento dei germani in posizione di leadership (III sec) tra i comandanti dell’esercito imperiale e quanto avviene dopo. Quello che vambia è che la forte conflitttualità che creava una forte destabilizzazione all’internpo delle gerarchie militari oromnae diventa una forte conflittualità tra comandanti romani di origine germanica. Il periodo di anarchia prima di Diocleziano vede scontri tra capi militari che crea una forte destabilizzazzione; gli scontri nel periodo di Alarico avvengono sotto la guida di un comandante germanico che ha fatto accordi con l’impero. 2) catastrofisti: rivitalizzazione dell’idea più tradizionale dell’arrivo delle popolazioni di orgine germanica come momento di crollo della civiltà romana. Il principale animatore di questa linea di interpretazione è Ward-Perkins, archeologo. Nel momento in cui sono arrivati i barbari sono crollate le strutture politiche unitarie dell’impero che garantivano il fatto che l’impero rimanesse un unico ambito politico. Questa rottura causa un’immediata decadenza della civiltà: si smette di produrre ceramica sigillata che veniva creata in Africa ma che andava sulle tavole di tutto il mondo romano; le case che nel mondo romano venivano costruite con tetti n tegole nel medioevo vengono costruite con tetti in paglia. Questo cambiamento politico provoca quindi cambiamenti economico.sociali. 3) Wickham propone l’altra transizione: un modello alternativo di transizione tra mondo antico e medievo che esprime l’idea di trasformazione del mondo antico che inizia con gli studi di Peter Brown. L’idea di Wickham si fonda sul riconoscimento dei dati archeologici cui si riferiva Ward-Perkins (crollo ceramiche sigillate); la sua spiegazione però non è in termini di decadenza ma di una trasformazione complessa che vede degli elementi di criticità (diminuzione demografica da 12 milioni dell’età imperiale ai 9 milioni del VI sec.) e di questa trasformazione si evidenzia come sia qualcosa che parta ben prima dell’arrivo dei barbari nel mondo romano e non sia fondata solo su elementi di negatività già presenti nel II.III secolo d.C. Prima della grande espansione imperiale il mondo antico conosceva civiltà orientali molto floride e città occidentali non così ricche; avviene un travaso di ricchezza da oriente a occidente che cresce enormemente in un periodo complesso. Finita al fase espansiva l’economia cresciuta in modo artificiale si trova di fronte a un problema di implosione: la redustribuzione delle riccchezze fa sì che le cittè di occidente subiscano una forte crisi che porta all’abbandono di molti centri urbani; le città d’Oriente recuperano posizioni economiche. Potremmo leggere questo problema delle criticità dell’Occidente come un movimento interno all’economia del mondo imperiale. Wickham mette in luce che l’economia romana su fondava su una stretta relazione con lo stato. I commerci che permettevano alla ceramica di arrivare sulle tavole d’Europa erano commerci che viaggiavano sulle stesse navi che portavano i soldati dell’esercito imperiale nelle varie parti dell’impero. Quando questa gestione centralizzata dell’impero implode e si va verso una regi
onalizzazione del potere crolla anche il commercio fortemente dipendente dai circuiti di spostamento di un esercito centralizzato. L’idea di Wickham è che la trasformazione corrisponde a una regionalizzazione dei processi economici e sociali. Nei momenti di difficoltà demografica (IV sec d.C. ci sono 10 milioni di abitanti, poi 12 e nel V-VI secolo 8 milioni di abitanti; dall’VIII sec, in poi c’è una nuova progressione): meno gente da sfamare significa anche che molte aree prima coltivate vengono lasciate all’incolto: più legno che diventa un materiale economicamente vantaggioso in questo genere di economia e lo si utilizza di più nelle costruzioni (rispetto alle tegole ad esempio).

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