Processi a cognizione sommaria – riassunto procedura civile (appunti)

Processi a cognizione sommaria - riassunto procedura civile (appunti)

Si sono già descritti i tratti peculiari dei processi a cognizione piena; per quanto riguarda i PROCESSI A
COGNIZIONE SOMMARIA, si è già avuto modo di sottolineare come la loro cognizione non è piena, ma a
seconda dei casi superficiale oppure parziale. Inoltre, mentre i processi a cognizione terminano (quasi)
sempre con una sentenza, i processi sommari non terminano mai con una sentenza, ma con un
provvedimento diverso che può assumere o la forma dell’ordinanza o la forma del decreto, ed essi
normalmente NON sono suscettibili di passare in giudicato (anche se in alcuni casi ciò può accadere, in via
eccezionale, come per il decreto ingiuntivo). Se per i processi a cognizione piena è possibile individuare
alcune caratteristiche comuni, per i processi sommari è estremamente difficoltoso, in quanto ognuno di tali
procedimenti presenta delle peculiarità esclusive: in generale la cognizione sommaria viene definita tipica
perché riguarda solo determinati diritti (ad es. il decreto ingiuntivo si può chiedere per i diritti di credito, il
procedimento per convalida per i rapporti di locazione, il sequestro conservativo per i diritti di credito, ecc);
tuttavia tale tipicità presenta un’eccezione, in quanto il provvedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c. è
genericamente riferito ai diritti, a condizione che non abbia una forma di tutela tipica. Per quanto riguarda il
problema della predeterminazione legale, esso non si pone in maniera generale per tutti i processi
sommari, perché in alcuni la predeterminazione legale c’è (ad es. nel decreto ingiuntivo) ma per altri
(procedimenti cautelari o possessori) essa manca , in quanto il modo in cui strutturare il processo è rimesso
alla valutazione discrezionale del giudice, con l’unico limite del rispetto del contraddittorio: al riguardo c’è
da dire che per alcuni procedimenti il contraddittorio è attuato fin dall’inizio (ad es. il procedimento per
convalida), mentre per altri procedimenti il contraddittorio è attuato dopo il provvedimento del giudice (ad
es. il decreto ingiuntivo o, in alcuni casi, i procedimenti cautelari).
Volendo analizzare la ratio che il legislatore ha perseguito prevedendo tali procedimenti sommari, c’è da
dire che le esigenze perseguite sono diverse, e cioè:

• Economia dei giudizi, e più in particolare il legislatore prevede questi procedimenti semplificati perché vuole evitare il costo di un processo a cognizione piena quando è probabile che non vi sarà una contestazione effettiva (ad es. il decreto ingiuntivo si può chiedere quando si fornisce la prova scritta del proprio diritto);

• Evitare un abuso del diritto di difesa del convenuto, ed in tal caso il problema è particolare, in quanto ciò che viene in considerazione è evitare che il convenuto possa utilizzare gli strumenti previsti dalla legge per conseguire un allungamento dei tempi dei processo, equindi rinviare nel tempo il soddisfacimento del diritto che afferma di avere quel diritto;

• Assicurare l’effettività della tutela giurisdizionale, e ciò si ha essenzialmente nei procedimenti cautelari, ed il
procedimento cautelare tipico sotto questo punto di vista è il provvedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c.
All’interno della cognizione sommaria è possibile distinguere tra procedimenti sommari cautelari, cioè quelli
che tendono ad evitare un pregiudizio e procedimenti sommari non cautelari, come ad es. il decreto
ingiuntivo o il procedimento per convalida: il discrimen tra questi due tipi di processo sommario è il loro rapporto con un giudizio a cognizione piena. Per i procedimenti sommari non cautelari il processo a
cognizione piena è soltanto eventuale, e NON necessario, in quanto questi procedimenti possono avere vita
propria: si può avere un giudizio a cognizione piena, ma l’iniziativa è addossata sul soggetto obbligato (ad
es. se il creditore chiede il decreto ingiuntivo, è il debitore che deve fare opposizione ed instaurare il
giudizio a cognizione piena); la situazione è invece diversa per quanto riguarda i procedimenti sommari
cautelari, tuttavia a seguito di una serie di riforme si deve distinguere tra procedimenti cautelari
conservativi (ad es. il sequestro) e procedimenti cautelari anticipatori (ad es. procedimento d’urgenza): nei
primi il procedimento a cognizione piena è necessario, nel senso che il provvedimento cautelare ha bisogno
di un procedimento a cognizione piena che si conclude con un provvedimento che prenda il posto del
provvedimento cautelare (ad es. nel caso del sequestro il creditore ottiene il sequestro conservativo sui beni
del proprio debitore, lo stesso creditore deve iniziare un giudizio a cognizione piena, al fine di ottenere una
sentenza che passi in giudicato che accerti il diritto di credito, e tale sentenza prenderà il posto del
provvedimento cautelare) e, se non si inizia il giudizio a cognizione piena, il provvedimento cautelare
diventa inefficace. Invece nei provvedimenti cautelari anticipatori il processo a cognizione piena è solo
eventuale, ma nulla esclude che il soggetto che ha subito il provvedimento cautelare promuova un giudizio
a cognizione piena chiedendo la revoca del provvedimento cautelare; è bene chiarire che il provvedimento
cautelare anticipatorio NON è mai definitivo, e quindi può essere rimesso in discussione in qualsiasi
momento da parte del soggetto obbligato: un limite potrebbe derivare da istituti sostanziali (ad es. la
prescrizione: se il provvedimento non viene messo in discussione entro un certo lasso di tempo, il soggetto
obbligato perde la possibilità di mettere in discussione il provvedimento). Questa disciplina è frutto di una
riforma del 2012, mentre in passato per i procedimenti sommari cautelari il processo a cognizione piena era
sempre necessario.

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