Potere e società nel mezzogiorno Angioino Aragonense – riassunto di storia

Raffigurazione di aragonesi
Raffigurazione di aragonesi

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Con la battaglia di Benevento del 1266 la dinastia sveva era stata spazzata via a favore della
dinastia angioina. Carlo d’Angiò si proponeva due obiettivi

•rendere effettivo il vincolo feudale che subordinava alla chiesa di Roma la monarchia
meridionale
•procurarsi un valido sostegno politico-militare per coordinare le forze guelfe in Italia.

Carlo d’Angiò mirava a stabilire una egemonia sull’Europa che faceva perno sulla Sicilia fino ad
arrivare alla conquista di Costantinopoli. All’indomani della battaglia di Benevento sorsero i primi
dissapori con il papa a causa del saccheggio della città. A ciò si aggiunsero le lamentele che
giungevano a Roma per i soprusi dei funzionari regi e l’eccessiva pressione fiscale. Per il primo
punto il re corse ai ripari ma non fu in grado di attuare concessioni sul lato fiscale. La rivolta
esplose in occasione della discesa in Italia di Corradino di Svevia ma a seguito della sua sconfitta la
repressione fu durissima.

A causa della rivolta venne operata una profonda restaurazione della
feudalità nel regno con un massiccio inserimento di cavalieri francesi. Anche se il sovrano fece di
tutto per rendere ben accetta alla popolazione la nuova classe dirigente il malcontento non venne
placato. In questo clima non sorprende che i moti rivoluzionari scoppiati a Palermo nel 1282
raccolsero vasti consensi. Re Carlo che aveva già avviato i suoi piani di conquista verso oriente e la
popolazione aveva notato come a differenza di quanto accadeva per il regno d’aragona le conquiste
di Carlo avevano natura prettamente militare. I siciliani, usciti vincitori dalla rivolta avevano offerto
la corona di Sicilia a Pietro III.

Il pontefice però considerando gli aragonesi come usurpatori bandì
contro di loro una crociata che fu affidata al re di Francia Filippo l’ardito. La crociata portò
all’allargamento del teatro di guerra in cui venne coinvolta la catalogna. Il pontefice Bonifacio VIII
creò le condizioni per giungere nel 1295 al trattato di anagni secondo il quale il nuovo re d’aragona
riconobbe il ritorno in Sicilia degli angioini. I siciliani si ribellarono nuovamente ma la pressione
diplomatica del pontefice portò nel 1302 al trattato di caltabellotta in base al quale Federico III fu
riconosciuto re col titolo di re di trinacria e l’intesa che alla sua morte il regno sarebbe tornato agli
angioini. Alla morte di Federico III l’isola restò però sotto la dinastia aragonese fino al 1372 quando
Giovanna I d’Angiò riconobbe la situazione come definitiva. Al seguito dello scoppio della rivolta
del vespro, Carlo d’Angiò fu sul punto di perdere il suo regno oltre che aver dovuto rinunciare alle
sue mire espansionistiche nel mediterraneo.

Nel 1284 il figlio del re ingaggiò uno scontro navale al largo di napoli contro una flotta siculo-aragonese dove fu sconfitto e fatto prigioniero. Il ritorno del re valse però a superare il momento critico. La ripresa della dinastia angioina fu molto rapida ma possibile grazie anche al deciso appoggio papale ed anche del sostegno degli uomini d’affari toscani
che in cambio ottennero facilitazioni doganali oltre a feudi e cariche. Comunque l’avvento della
dinastia angioina coincise con una grande accelerazione dell’economia meridionale e dell’emergere
di napoli come piazza economica di prim’ordine. A questo si aggiunse una ritrovata nascita
culturale, seguita da un’innovazione edilistica ed urbanistica.

L’epoca d’oro di Napoli coincise con il regno di Roberto il saggio. La conquista del meridione da parte degli Angiò portò ad una stabilizzazione della situazione politica in tutta la penisola poiché portò allo sviluppo delle
autonomie comunali che al nord si erano già sviluppate nei secoli precedenti. All’interno di questo
comuni furono frequenti le lotte di classe, motivo dei conflitti furono principalmente le ripartizioni del carico fiscale sulla base della valutazione del patrimonio.

Spesso i nobili per rivendicare una superiorità sul popolo si rifiutavano di pagare le imposte che tra l’altro crescevano via via che il bisogno finanziario del comune cresceva. Un altro argomento di discussione era la ripartizione delle
cariche elettive che i nobili cercavano sempre di monopolizzare. Nonostante le discordanze il ruolo
dei comuni nello stato angioino crebbe sempre di più. Con l’avvento al trono di Giovanna I nel 1343
si aprì per la casa d’Angiò un periodo di crisi in quanto il re d’Ungheria avanzando pretese sul trono
del regno di Sicilia invase il regno nel 1348 puntando su Napoli. Gli ungheresi si ritirarono nel 1352
consentendo alla regina di avviare una grande opera di restaurazione.

La crisi dinastica tuttavia era ben lontana da una soluzione, Giovanna I non aveva eredi diretti e questo portò il nipote Carlo III ad invadere Napoli, Carlo III era esaltato come padrone d’Italia ma morì assassinato nel 1386 dopo aver tentato di cingere la corona d’Ungheria.

Il figlio Ladislao si concentrò sui domini italiani allora sconvolti dalla guerra civile.

A lui successe Giovanna II che adottò come figlio e successore il re d’aragona Alfonso V. La Sicilia non tornò in mano agli angioini ma rimise sotto un ramo collaterale della dinastia aragonese che si trovò in una posizione di debolezza nei confronti della nobiltà siciliana visto il costante impegno militare in cui erano impiegati.

La monarchia risultava essere in completa balia del baronaggio. Con l’avvento di Pietro IV il regno venne riunificato dopo uno scontro con dei baroni ribelli e fu dotato di un parlamento, venne cosi instaurato un collegamento
tra monarchia e poteri locali. La Sicilia ormai ridotta ad un viceregno nonostante la sua economia
fosse in rapida ripresa rimase definitivamente legata agli aragonesi che restarono sul trono. La
Sicilia pervenne al Alfonso il magnanimo e tramite il pagamento di una ingente somma di denaro fu
conquistato il regno di Napoli. Per il regno di Napoli si combatté nuovamente dal 1435 quando
Giovanna ed il figlio adottivo Luigi morirono.

Alfonso fu sconfitto e fatto prigioniero dal conte di Milano Filippo Maria Visconti con in quale però strinse un’alleanza grazie alla quale riprese la conquista del regno, finché nel 1442 conquistò Napoli.

La ricostituzione del regno di sicilia contribuì al nuovo disegno di politica economica di Alfonso che avviò tra l’altro un’opera di rinnovamento e razionalizzazione delle strutture politiche potendo avere di rimando un rapido
controllo delle sue risorse.

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Raffigurazione sicilia - mappa medioevale
Raffigurazione sicilia – mappa medioevale

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