"Pensiero sul mare": una poesia di Corrado Cioci - Infonotizia.it


“Pensiero sul mare”: una poesia di Corrado Cioci



Titolo della poesia:

“Pensiero sul mare”

Mare blu, immenso e profondo,
e quel color in me si perde Infino
allo spirito inquieto che sovente si rabbuia.
Un gabbiano plana leggero a pel d ‘acqua,
sfiora le onde e va migrando come pensiero,
si perde nel biancor del cielo.
Che pace che armonia io sentivo in core,
le parole son povere per dir come io ero libero.
Spaziavo per tutto il profilo che gli occhi
eran ghiotti di cotanta grazia.
Lo spumar delle onde , il brontolar
morendo sul lido,
un leggero vento ed ero rapito.
Cola ‘m’ era dolce spender il giorno,
le ore cariche di luce il tremolar
Incerto tra scogli e sabbia.
Mi si pararon di lungi le tre sorelle
ché circe soverchia
col monte.
Ponzia già nel tuo nome il mar risuona.
Isola spazzata dal vento baciata da Elios
Come s’ascode in novembre,
tra pioggia e tuono, il pelago s ‘intravaglia,
molestato da correnti povere del sentore estivo.
Un graffio in quel silente vasto ponto,
tal m’ era palese la nera terra col chiaro
bordo del fondo che la cingeva.
I colori si susseguivano a colori cangianti
giocosi , briosi.
Ma affacciandomi
mirando da quella grotta,
sotto
la scogliera tagliente e trita,
più nuovo velo mi risveglio il sentimento.
L ‘odor del mare si confondeva con quell’ aroma
d’acqua al sol immobile in pozze
e fosse.
Salivo l ‘arduo declivio pini resinosi.,
pioppi stanchi, vivida selva
Quinci l’infinito riverbero
tra vista e costa
Come un abbraccio stringeva
le sue creature
Incastonati lidi
nascosti, rifuggi ove ombra
lottava con luce.
Qual maraviglua dalla spelonca,
era ritrovar se stessi, tra perduta innocenza ed onda,
Che mutava come fiamma incerta alla mia vista..
Toccai quelle acque diffiili indomite.
Mi sentii piccolo come un sasso,
quivi dimora.
Un leggerissimo vento filtrava nel nero
anfratto con un canto ignoto, strano.
Ah quanto era dolce spender il giorno,
Inebriato in un turbinio d” incanto m” ero
dal empo distolto.
T ‘amo, t amo natura amica, a chi sa esser
umile, allor non rechi fatica
Era settembre tutto era immerso nel sonno dell estate
morente.
I risvolti di ponente rallegrava il. mio sentire.
Per quanto ancor la dolce stagione
Sara’ sovrana?
Ottobre di già rugge scalpita
chiama pioggia,
meriggi corti.
Si rabbrulla son muti i grilli,
le foglie saran presto gialle.
Ma nella memoria e’ vivo
Il dilagar di quei marosi,
la voce del mare,
e quella rocca ove io a sospirar mi posi.


Autore: Corrado Cioci


Note dell’autore alla poesia

  • Grotta: l’autore si riferisce alla grotta delle capre in san felice circeo (latina)

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