Pasquino, storia della statua parlante di Roma – l'origine delle pasquinate

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Statua di Pasquino a Roma
Statua di Pasquino a Roma

Scritto da Giorgio Billone

La “statua di Pasquino” venne scoperta a Roma durante degli scavi agli inizi del XVI secolo e da allora, quella statua, è universalmente conosciuta con il nome proprio di “Pasquino“. L’origine del nome è incerta, ma non è su questo che vale la pena soffermarsi. Ciò che rende Pasquino unico al mondo, è il suo essere stata una statua parlante. E le sue parole erano la voce del popolo. Quel popolo vessato dai soprusi di una Chiesa che badava poco agli affari spirituali e molto – troppo – a governare in terra. I cittadini della Città Eterna, specie gli esponenti dei ceti meno agiati, cominciarono ad affiggere nella notte le cosiddette “pasquinate”, ovvero cartelli satirici che criticavano aspramente la Curia, prendendo di mira i vari pontefici di turno e gli esponenti di spicco della cristianità in terra.
La libertà di stampa e di satira, a quei tempi, non esisteva (a dir la verità, neanche ai giorni nostri se ne vede l’ombra) e così le guardie papali provvedevano ad eliminare i fogli appesi al collo della statua, ma dal momento che venivano comunque letti dal popolo, alcuni papi pensarono di eliminare la stessa scultura, tant’è che Adriano VI volle gettare Pasquino nel Tevere, venendo fermato dai suoi più fedeli consiglieri all’ultimo momento. Ma la statua era ormai considerata uno scomodo ostacolo per il Vaticano, e così Benedetto XIII addirittura introdusse la pena di morte per chi veniva colto nell’appendere una pasquinata.
La satira era rivolta anche nei confronti della nobiltà romana e dei suoi vizi ed eccessi. E così, le pasquinate diventano squisite raccolte di aneddoti e precursori del gossip e del pettegolezzo che va tanto di moda oggi. Si narra che nel Seicento, quando le piene del Tevere venivano indicate con il disegno di un indice puntato al livello che l’acqua aveva raggiunto, una nobildonna odiata per la sua avidità e lussuria, Olimpia Maidalchini, avesse un collaboratore di nome Fiume e che fosse stata ritratta nuda in una pasquinata. Nel disegno, era stato aggiunto un indice della mano tra le gambe della donna con la didascalia “Fin qui arrivò Fiume!”.
Le pasquinate continuarono ad avere grande successo per molto tempo, ma con l’annessione di Roma al Regno d’Italia e la fine del potere clericale, l’usanza cominciò a scemare e Pasquino cadde in una sorta di mutismo, interrotto dalla visita di Hitler a Roma del 1938, quando in molti appesero le loro satire nei confronti dell’accoglienza eccessivamente pomposa nei confronti del Führer.
A Roma sono presenti altre cinque statue parlanti, ma Pasquino è la più famosa e gettonata.
Attualmente la statua è stata restaurata, ma è possibile appendere i fogli solamente in una bacheca posta a lato. La critica si è spostata nei confronti della classe politica, ma le pasquinate vengono ormai ignorate da chi di ritrova ad essere preso di mira. Il grido di Pasquino continua ad essere muto.

Scritto da Giorgio Billone

   
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