Pagamento dei debiti sociali e ripartizione dell'attivo residuo nelle società di persone – riassunto

Successione nei debiti (imprenditore agricolo o commerciale) appunti di diritto commerciale

Il patrimonio sociale, in fase di liquidazione, è destinato al solo pagamento dei creditori sociali. Da questa finalità non può essere disciolto, quindi i soci e i liquidatori non possono disporne, finché i creditori sociali non siano pagati o non siano state accantonate le somme necessarie a soddisfarli. Se il patrimonio sociale non è sufficiente al pagamento dei debiti sociali, i liquidatori hanno il potere di chiedere i versamenti ancora eventualmente dovuti come conferimenti. Se occorre, i liquidatori hanno inoltre il potere di chiedere a ciascun socio le somme necessarie al pagamento dei creditori sociali, in proporzione della parte di ciascuno nelle perdite, e nei limiti della responsabilitò di ciascuno (al socio che beneficia della limitazione di responsabilità non può essere chiesto alcunché). Se uno dei soci è insolvente, la quota a lui richiesta per la soddisfazione dei creditori sociali è ripartita a ciascun socio nella stessa proprozione della parte di ciascuno nelle perdite.

Se il patrimonio sociale non è sufficiente e, dopo il pagamento dei creditori sociali, residua un attivo, si procede alla ripartizione di questo tra i soci.

“I soci che hanno conferito beni in godimento hanno diritto di riprenderli nello stato in cui si trovano. Se i beni sono periti o deteriorati per causa imputabile agli amministratori, i soci hanno diritto al risarcimento del danno a carico del patrimonio sociale, salva l’azione contro gli amministratori.

Il bene viene restituito nello stato in cui si trova. Se i beni sono periti o deteriorati per cause imputabili agli amministratori, ovvero per cause ulteriori rispetto al normale utilizzo del bene nel processo produttivo, c’è una pretesa restitutoria del socio, che non può essere soddisfatta. Il pregiudizio subito dal socio, per via dell’inadempimento degli obblighi degli amministratori, fa sorgere in capo al socio un diritto al risarcimento del danno subito. Il socio può far valere la sua pretesa inanzitutto sul patrimonio sociale, ma anche nei confronti degli amministratori a cui sia imputabile il deterioramento del bene.

La ripartizione dell’attivo secondo l’articolo 2282 del codice civile:

“Estinti i debiti sociali, l’attivo residuo è destinato al rimborso dei conferimenti. L’eventuale eccedenza è riportata tra i soci in proporzione della parte di ciascun nei guadagni. L’ammontare dei conferimenti non aventi per oggetto somme di denaro è determinato secondo la valutazione che ne è stata fatta nel contratto o, in mancanza, secondo il valore che essi avevano nel momento in cui furono eseguiti.”

Vengono inanzitutto restituiti i conferimenti dei soci. Se c’è stato un conferimento di un bene in natura in proprietà, non è detto che questo sia ancora nel patrimonio sociale (potrebbe essere perito o alienato durante la vita della società, o potrebbe essere stato alienato nella fase della liquidazione per il pagamento dei creditori sociali).

Il socio avrà quindi diritto ad ottenere il valore monetizzato del bene conferito (valore determinato nel contratto societario, o, in mancanza di valutazione, valore che il bene aveva nel momento del conferimento).

Se vi è un’eccedenza dell’attivo residuo rispetto al capitale sociale, questa eccedenza sarà ripartita tra i soci in proporzione alla partecipazione di ciascuno agli utili. Il socio d’opera o, in generale, il socio il cui conferimento non è stato capitalizzato, non ha diritto al rimborso del conferimento. Avrà diritto, in proporzione alla sua quota di partecipazione agli utili, a partecipare alla ripartizione dell’eventuale eccedenza del patrimonio sociale rispetto al capitale sociale.

La disciplina della liquidazione nella società in nome collettivo

Per la società in nome collettivo, quidi anche per la società in accomandita semplice, vige una disciplina ulteriore per la liquidazione della società. Innanziatutto nella nomina, nella revoca, e della sostituzione dei liquidatori si deve dare notizia mediante l’iscrizione nel registro delle imprese entro 30 giorni.

La rappresentanza della società, dopo l’iscrizione nel registro delle imprese della nomina dei liquidatori, spetta ai liquidatori anche in giudizio.

Rispetto alla disciplina prevista per la società semplice, e applicabile anche nelle s.n.c. e s.a.s., per la s.n.c., quindi anche per la s.a.s. sono dettate due ulteriori norme, relative al bilancio finale di liquidazione, al piano di riparto, e alla cancellazione della società.

Una volta conclusasi la liquidazione, i liquidatori devono redigere il bilancio finale e proporre ai soci il piano di riparto. Il bilancio, sottoscritto dai liquidatori, e il paino di riparto devono essere comunicati mediante raccomandata ai soci, e s’intendono approvati se non sono stati impugnati nel termine di due mesi dalla comunicazione. In caso d’impugnazione del bilancio e del piano di riparto, il liquidatore può chiedere che le questioni relative alla liquidazionesiano esaminate separatamente da quelle relative alla divisione, alle quali il liquidatore può restare estraneo. Con l’approvazione del bilancio i lquidatori sono liberati di fronte ai soci.

Il liquidatore, dopo aver pagato i creditori sociali, deve presentare ai soci il bilancio della liquidazione, che contiene tutte le operazioni in cui la liquidazione si è sviluppata. Se dal bilancio risulta l’esistenza di un attivo residuo, il liquidatore è tenuto a proporre ai soci un piano di riparto, al quale non sono però vincolati. Il piano di riparto deve comunque rispettare i criteri previsti per la ripartizione dell’attivo residuo nella società semplice.

I soci devono approvare il bilancio entro due mesi dalla comunicazione, ed entro questo termine essi possono impugnare il bilancio finale ed il piano di riparto innanzi al giudice.

Tuttavia i liquidatori possono richiedere che il giudice esamini separatamente il bilancio finale e il piano di riparto. Questo perché l’impugnazione del bilancio è l’atto tramite cui i soci contestano l’operato dei liquidatori che hanno provveduto alla liquidazione. Nelle questioni realtive al riparto, i liquidatori possono rimanere estranei, se le questioni contestate dai soci riguardano il paino dei rapporti stessi fra i soci. Se, trascorsi due mesi dalla comunicazione, i soci non impugnano il bilancio finale e il piano di riparto, questi si intendono approvati e i liquidatori provvedono al pagamento delle quote dell’attivo residuo, spettanti ai soci secondo il piano di riparto.

Approvato il bilancio finale di liquidazione, i liquidatori devono chiedere la cancellazionedella società dal registro delle imprese.
Dalla cancellazione della società i creditori sociali che non sono stati soddisfatti possano far valere i loro crediti nei confronti dei soci e, se il mancato pagamento è dipeso da colpa dei liquidatori, anche nei confronti di questi.
Le scritture contabili ed i documenti che non spettano ai singoli soci sono depositati presso la persona designata dalla maggioranza.
Le scritture contabili e i documenti devono essere conservati per dieci anni a decorrere dalla cancellazione della società dal registro delle imprese.

L’ipotesi che il legislatore prende in considerazione è che, avvenuta la cancellazione della società dal registro delle imprese, ci sia un creditore rimasto insoddisfatto. Il creditore non può rivolgersi alla società in quanto questa è stata cancellata dal registro delle imprese, e non esiste più un suo patrimonio. Egli può qundi rivolgersi ai soci direttaente. I soci, anche dopo la cancellazione dal registro delle imprese della società, restano illimitatamente responsabili per le obbligazioni sociali. Se il mancato pagamento è dipeso dalla colpa dei liquidatori, il creditore sociale può rivolgersi anche ai liquidatori. La causa della sua pretesa nei confronti dei liquidatori è diversa da quella della sua pretesa nei confronti dei soci. Nei confronti dei soci il creditore sociale attiva la loro responsabilità illimitata, secondo il regime patrimoniale caratteristico dei modelli societari personalistici, mentre nei confronti dei liquidatori il creditore sociale agisce in via risarcitoria, ovvero può richiedere il risarcimento del danno patito per il mancato diligente svolgimento dei compiti a loro affidati.

Cancellata la società dal registro delle imprese, c’è ancora un anno di tempo affinché possa essere chiesto e ottenuto il fallimento della società e dei suoi soci illimitatamente responsabili.

Nelle società in accomandita semplice i soci accomandatari rispondono solidalmente e illmitatamente per le obbligazioni sociali, e i soci accomandanti rispondono limitatamente alla quota conferita. Le quote di partecipazione dei soci non possono essere rappresentate da azioni.

Socio accomandatario: ha lo stesso ruolo del socio delle società in nome collettivo;

Socio accomandante: è il socio di capitale, egli limits la propria responsabilità per le obbligazioni sociali al conferimento effettuato, si dice che il socio accomandante non possa essere socio d’opera, perché almeno nell’entità del conferimento effettuato, egli deve sopportare il rischio di impresa.

L’accomandante che acconsente all’utilizzo del proprio nome nella ragione sociale, perde il beneficio della limitazione della responsabilità per le obbligazioni sociali. Questo perché si tratta di tutelare l’affidamento dei terzi.

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