Operazione Tiderace: la liberazione di Singapore durante la seconda guerra mondiale

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Una nave del convoglio diretta a Singapore durante l’operazione

“Operazione Tiderace” è il nome in codice del piano britannico creato allo scopo di riconquistare Singapore in seguito alla resa giapponese nel 1945. La forza di liberazione di Singapore era guidata da Lord Louis Mountbatten, comandante supremo delle forze alleate del Comando sud-est asiatico. Tiderace si avviò in coordinamento con l’Operation Zipper, omportando la liberazione della Malesia.

Con l’invasione sovietica della Manciuria e un’invasione pianificata americana del Giappone, il Comando del Sud-est asiatico stava anche elaborando piani per invadere la Malesia, nome in codice “Operazione Zipper”. Con oltre 100.000 fanti alleati, il piano stabilito era di catturare Port Swettenham e Port Dickson e avrebbe portato ad un attacco aereo di oltre 500 aerei della Royal Air Force. L’assalto era previsto per il 9 settembre 1945, ma fu prevenuto in seguito alla resa del Giappone. Una volta assicurato il deposito, gli alleati avrebbero avviato l’operazione Mailfist, durante la quale le forze di terra avrebbero dovuto avanzare verso sud attraverso la Malesia e liberare Singapore. Si prevedeva che l’operazione Mailfist avrebbe avuto inizio nel dicembre 1945 e si sarebbe conclusa nel marzo 1946.

La flotta navale giapponese a Singapore era composta dal cacciatorpediniere Kamikaze e da due incrociatori, Myōkō e Takao, entrambi gravemente danneggiati prima di essere utilizzati come batterie antiaeree fluttuanti. Anche due I-501 e I-502 erano a Singapore, entrambi ormeggiati alla base navale di Singapore.

L’operazione Tiderace iniziò quando Mountbatten ordinò alle truppe alleate di salpare da Trincomalee e Rangoon il 31 agosto per Singapore. La flotta non era armata di armi offensive poiché Mountbatten aveva buone ragioni per credere che i giapponesi in Malesia e Singapore si sarebbero arresi senza combattere; il 20 agosto il generale Itagaki Seishiro, il comandante di Singapore, aveva segnalato a Mountbatten che avrebbe rispettato il suo imperatore e qualunque sua decisione, sarebbe stato pronto, in caso di resa del Giappone, a ricevere istruzioni per la resa di Singapore.

La resa del Giappone aveva colto di sorpresa il comando giapponese a Singapore. Molti non erano disposti ad arrendersi e avevano giurato di combattere fino alla morte. Inizialmente, Itagaki aveva respinto l’ordine di arrendersi e ordinò alla venticinquesima armata di resistere quando gli Alleati sarebbero arrivati. C’era persino un piano segreto per massacrare tutte le forze armate alleate sull’isola. Tuttavia, tre giorni dopo l’annuncio dell’imperatore, il 15 agosto, Itagaki volò da Singapore a Saigon per conferire con il suo capo il maresciallo Terauchi, comandante dell’esercito sud giapponese e di tutte le forze nel sud-est asiatico. Terauchi prevalse su Itagaki che poi inviò la sua nota a Mountbatten: i giornali di Singapore furono finalmente autorizzati a portare il testo del discorso dell’imperatore, a conferma di ciò che molti già sapevano ascoltando le trasmissioni della All India Radio da Delhi, ovviamente su radio a onde corte proibite.

Gli alleati arrivarono a Malaya il 28 agosto, con una piccola parte della flotta inviata per riconquistare Penang come parte dell’operazione Jurist. Il 30 agosto 1945 un volo di 9 RAAF Catalinas sbarcò a Singapore portando provviste mediche e documenti personali in preparazione della resa giapponese e della liberazione delle migliaia di PoW sull’isola. Quando Penang si arrese senza combattere, la flotta alleata salpò per Singapore il 2 settembre, passando il faro Raffles all’ingresso meridionale dello Stretto di Malacca. La flotta arrivò a Singapore il 4 settembre 1945, senza incontrare alcuna opposizione.

Alle 18:00 i soldati giapponesi si consegnarono agli alleati. Si stima che furono catturati 77.000 soldati giapponesi da Singapore, più altri 26.000 dalla Malesia; la resa formale fu infine formalizzata il 12 settembre al Municipio di Singapore.

Circa 200 soldati giapponesi decisero di unirsi ai guerriglieri comunisti che stavano combattendo pochi giorni prima nel tentativo di continuare la lotta contro gli inglesi. Ma presto tornarono alle loro unità quando scoprirono che il MPAJA, che era stato finanziato dal Partito Comunista Malese, non aveva intenzione di combattere contro il ritorno degli inglesi.

   
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