Nuccio Franco: "Il sogno di Safiyya" – considerazioni dell'autore

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Quando vivi da studente nella tranquilla realtà emiliana e decidi di partire, da reporter ancora praticante, per andare a toccare con mano ciò che davvero succede in una città sotto assedio come Sarajevo, le emozioni sono tante.

Scruti occhi spenti, gente che corre per salvarsi dal fuoco di un vile, un cecchino appostato chissà dove, invisibile. Boati,vetri che si infrangono, urla disperate sono la colonna sonora della tua giornata. Realizzi davvero cosa sia l’umana viltà e miseria e le fissi in un fotogramma. Hai paura, una paura tremenda. Ma, nonostante tutto, ti accorgi di quanto la gente sia attaccata alla vita, al di là di dispute religiose e per questi decidi di rimanere. Incontri persone dall’umanità incredibile, nonostante tutto, e ti viene la voglia di raccontare e raccontarti.

 

Da li parte il cammino a ritroso de “Il sogno di Safiyya”, un po’ racconto ed un po’ viaggio che si estende nei vari paesi del Maghreb, con un taglio più giornalistico che da scrittore dove utopia, viaggio e libertà si intrecciano fra loro in una sottile alchimia.

Il filo conduttore si sostanzia nel tentativo di trasmettere un messaggio forte, soprattutto alle nuove generazioni, ossia il senso di tolleranza, il dialogo, il credere che nessuno è inferiore a nessuno. Tutte cose, queste, che mi ha insegnato il mio mestiere,spesso in giro per il mondo,come a Nevè Shalom: il confronto con l’altro, sovente definito diverso.

Parafrasando il titolo di un film, viene da chiedersi ma “diverso da chi?”, da quale stereotipo, in base a quali canoni??

 

E poi c’è il sogno, quello dei personaggi di contribuire ad un mondo meno ignavo ed indifferente alle umane miserie, in un dialogo rispettoso dell’altrui essere al mondo, nella forza di credere nell’amore, al di là di schemi preconcetti, di sovrastrutture come la religione o i rapporti sociali.

Ecco, sotto questo aspetto è anche una provocazione perché, ad oggi, pensare che a Berlino come a Gerusalemme o ad Hebron, due ragazzi possano tenersi per mano uniti esclusivamente dalla forza del loro sentimento scevro da convenzioni, giudicati da chi assurge a dogmi mere convenzioni sino ad elevarle ad un deus ex machina che guida le nostre azioni, è quasi una chimera.
 

In sostanza, il mio personale tentativo è stato quello di mettere in prosa esperienze, accadimenti della mia vita fino ad oggi lasciati in un angolo della mente, di trasmettere un messaggio concreto frutto del mio vissuto che tanto mi ha dato e insegnato come la permanenza a Sarajevo e la sua aberrazione, la perdita di un amico, dell’Amico, l’aver conosciuto Safiyya e la sua famiglia, Norah e Youssuf, che mi hanno insegnato il rispetto per la diversità, per la vita. Con discrezione, mai invadenti.

Safiyya, poi, che rappresenta il mio alter ego, è riuscita a guidarmi con occhi di donna in questo viaggio, aiutandomi a decodificare fatti e situazioni che stentavo a comprendere, convincendomi che la strada intrapresa insieme era quella giusta e che la nostra amicizia aveva qualcosa in più, fatta di rispetto e comprensione reciproca.

E così è stato, nonostante le tante traversie. 

 

Nuccio Franco

Novità Arkadia Editore in libreria

Nuccio Franco, Il sogno di Safiyya

1234567

Collana Eclypse

pag. 176

euro 15,00

Nato dallo spettacolo vario di una ingegnosa umanità, con il sottofondo instancabile di un ritornello di pace, attento alla profonda dissomiglianza fra mondi di pensiero e quelli di animo, irrigidito contro certi compromessi sapienti e leggeri. I ricordi, occupati ad insegnare la propria arte, si snodano mitragliati dalle emozioni …come pennelli fumosi che seguono sulla scena le evoluzioni di un “primo soggetto”. Forse un’ombra profetica, senza dubbio un residuo biografico, instancabile il ritornello di ” parole” scritte sull’ormeggio di un popolo. Spruzzi malinconici tra cielo e stelle mi ricordano Degas, mentre le scene, brevi e folgoranti, mi rendono curiosa del ” poi”. Lei … e mi sovviene un’erba selvaggia, o un rumore stridente di ferraglia, o una lunga notte, tonificata qua e là da discussioni sulla guerra.
L’ eleganza secca dello stile offre il “torto” al lettore capace di approfondire fredde scene e forzati compromessi. Un bel dire, per chi non vuole aggirare ostacoli morali ed umani pesanti sotto la spinta passionale che ha ispirato Nuccio …Imbevuto di virtù disprezzate lascia a chi legge l’abuso della decisione.
Dov’è la salvezza? Pretese di una formula decisamente oscura …talvolta offensiva per la “carne”. Oltre la guerra, oltre le idee, oltre la confessione pubblica di quello che ” è”. Una presa di coscienza comune … una metafora … i due rami di una parabola!

(a cura di Maria Pia Selvaggio)

 

   
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