Non dimenticare Srebrenica


Dopo l’arresto di Mladic: incontro con Roberta Biagiarelli e Gigi Riva

È il capitolo più duro e più vergognoso della lunga tragica storia
dei Balcani. Parliamo del massacro di Srebrenica, avvenuta nel luglio
di 16 anni fa. L’arresto di Mladic, il generale al comando delle
truppe serbe che perpetrarono il massacro di oltre 8.000 civili,
avvenuto in queste settimane dopo una lunga latitanza, ci obbliga a
ricordare.

Democratica dedica un incontro alla tragedia di Srebrenica con Roberta
Biagiarelli e Gigi Riva. La serata (ore 21) sarà aperta da alcuni
brani come Srebrenica, il monologo che l’attrice autrice Roberta
Biagiarelli ha dedicato a quelle vicende e a cui ha fatto seguito la
produzione del documentario Souvenir Srebrenica, l’incontro poi
proseguirà con il giornalista dell’Espresso Gigi Riva che ha dedicato molto del suo appassionato lavoro                            alle vicende balcaniche.

A chiudere l’incontro sarà il documentario Baires Sarajevo di Marco Bechis.

Il nome di Ratko Mladic – il generale arrestato e che andrà
davanti al Tribunale Internazionale dell’Aja- è tristemente legato al
massacro di Srebrenica, che causò più di 8mila morti ed è considerato
il più grave genocidio compiuto in Europa dalla fine della Seconda
Guerra Mondiale. Mladic era il comandante delle truppe serbo-bosniache
che assediarono a lungo la città e vi entrarono l’11 luglio 1995 al
terzo anno della guerra di Bosnia. I crimini di guerra che furono
compiuti a Srebrenica sono fra le principali imputazioni a carico
di Mladic, ricercato dal Tribunale dell’Aja per l’ex Jugoslavia. La
città era una enclave creata dall’Onu a tutela della popolazione
bosniaco-musulmana ed era protetta da 429 caschi blu olandesi. Ma
questi non furono in grado di opporsi all’avanzata di Mladic e
finirono per consegnargli la città.


Molti degli abitanti morirono nel disperato tentativo di opporsi
all’attacco, molti altri fuggirono nei boschi. Quando le forze
serbo-bosniache entrarono a Srebrenica, gli uomini fra i 14 e i 65
anni furono separati dal resto della popolazione. Molti furono
giustiziati a sangue freddo, gli altri furono fatti salire sui camion e non
fecero più ritorno, altri uccisi nei boschi e sepolti in fosse comuni.
Le donne, fra cui diverse vittime di stupri, lasciarono la città
con i vecchi e i bambini su pullman e a piedi e si diressero verso
Tuzla dove arrivarono dopo giorni di cammino.

Secondo i dati ufficiali, le vittime del genocidio furono 8.372, ma
alcune stime arrivano perfino a 10mila morti. sino ad oggi sono state
identificate 6.414 salme. Circa 5mila vittime riposano nel Memoriale
delle Vittime di Srebrenica a Potocari, dove dal 2001 l’11 luglio di ogni anno                                                                            hanno luogo le sepolture pubbliche dei corpi riesumati dalle fosse comuni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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