Niccolò dell’Arca: “Il compianto sul Cristo morto” e altre opere

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Niccolò dell’Arca, forse di famiglia dalmata, nacque probabilmente tra il 1435 e il 1440. Il luogo della sua nascita sarebbe da identificare con la Puglia, stando a quanto lo stesso NIccolò scrive sul cuscino su cui posa il capo il Cristo del Compianto: Opus Nicolai de Apulia. Egli è documentato a Bologna a partire dal 1462. Il suo primo lavoro sicuro è il “Compianto sul Cristo morto” che gli fu saldato dalla confraternita committente nell’aprile del 1463, “Il compianto”, originariamente posto accanto alla porta dell’ingresso principale del santuario sulla via Pescherie, fu poi rimosso nel 1586 e fatto oggetto di altri vari spostamenti impossibili da ricostruire. Sono poche le altre opere sicuramente attribuibili a Niccolò: fra queste, la grande “Madonna col Bambino” (in terracotta, 1478) posta sulla facciata di Palazzo d’Accusio, il Municipio della Città; la Grande Aquila sempre in terracotta all’ingresso della facciata della chiesa di San Giovanni in Monte (l’aquila è l’animale simbolo di San Giovanni Apostolo); due busti di San Domenico, uno presso il Museo di San Domenico a Bologna e un altro presso la Collezione Cavallini-Sgarbi in provincia di Ferrara; un San Giovanni Battista in marmo, custodito nella Sala del Tesoro presso l’Escorial in Spagna. Infine, ma non in ordine cronologico, un altro lavoro divenuto molto celebre, ovvero il fastoso coperchio marmoreo dell’Arca di San Domenico (tomba che custodisce il corpo del santo, nella chiesa bolognese dedicata appunto a San Domenico, morto in città durante una sua predicazione), Niccolò d’Apulia prese quindi il sopranome “Dell’Arca”, che rimase alla famiglia, proprio in seguito alla sua opera nella realizzazione dell’arca sepolcrale di San Domenico. Morì nel 1494 e fu sepolto nella chiesa dei Celestini nei pressi di San Petronio.

Parte superiore dell’arca di San Domenico a Bologna

Analisi del “Compianto sul Cristo morto” di Niccolò Dell’Arca

Il compianto sul Cristo morto

Compongono il compianto sette personaggi: Giuseppe d’Arimatea, Maria di GIuseppe, la Madonna, San Giovanni Apostolo, Maria di Cleofa, Maria Maddalena, il Cristo. Giuseppe d’Arimatea, inginocchiato con il martello in mano e tenaglia nella cintura, che ci guarda e ci invita ad assistere a questa tragica scena, fu colui che chiese a Pilato il corpo di Cristo e trovò il sepolcro. Uomo distinto e facoltoso, fedele a Gesù, acquistò la sacra sindone e depositò il corpo di Cristo nella tomba che aveva predisposta per sé. Subito dopo di lui Maria di Giuseppe (Salome) viene identificata dalla tradizione come la madre dei figli di Zebedeo – Giacomo il Maggiore e Giovanni l’Evangelista. Ella seguiva Gesù come discepola fin da quando predicava ancora in Galilea.

Tiene le mani avvinghiate alle gambe quasi a strapparne via la carne viva, a testimonianza del suo immenso dolore. Vi sono poi la Madonna, Maria madre del Cristo morto e deposto sul catafalco ai suoi piedi. Al suo finaco San Giovanni Apostolo, il seguace di Cristo al quale prima di morire sulla croce affidò la propria madre. Egli è l’estensore di uno dei quattro Vangeli.

Il suo segno distintivo è l’aquila. Venne poi Maria di Cleofa che con le mani cerca di allontanare da sè l’orrore del Cristo morto e urla il suo strazio a gola spiegata. Viene tradizionalmente identificata come sposa di Cleofa e considerata parente di Maria Santissima; madre di Giacomo Minore (uno degli Apostoli di Cristo che seguiva delle origini della sua predicazione). Infine Maria Maddalena, tradizionalmente posta a piedi di Cristo perché era la peccatrice perdonata da Gesù al quale aveva lavato i piedi, asciugandoli poi con i propri capelli durante la cena a casa di Simone.

È forse la figura più famosa del Compianto; giunge al Santo Sepolcro correndo e urlando con le vesti scomposte dal vento. In riferimento a lei e a Maria di Cleofa, Ernesto De Martino parla di “danza selvaggia” attorno al corpo del Cristo. E Nicodemo? Questa figura è presente in tutti i compianti, nel nostro manca. La tradizione vuole che la statua, che aveva il volto di Giovanni il Bentivoglio, signore della città. una volta conquistata Bologna e accorpata allo stato della chiesa da Papa Giulio II, dopo il 1506, fu fatta abbattere come tante altre, per cancellare la memoria dei signori precedenti.

Dettagli sulla scultura del compianto sul Cristo morto

Per vedere i dettagli e gli ingrandimenti sulle singole statue ti consigliamo la visione del seguente video.

 

   
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