Quando Mozart venne cacciato fuori a pedate: giugno 1781 - Infonotizia.it


Quando Mozart venne cacciato fuori a pedate: giugno 1781



La fine di un tramonto a Bologna, una delle città italiane dove Mozart studiò e passò buona parte del suo tempo nel corso dei suoi viaggi in Italia.

Wolfgang Amadeus Mozart (Salisburgo, 27 gennaio 1756 – Vienna, 5 dicembre 1791), è senza dubbio il maggior rappresentante della musica austriaca (se non addirittura mondiale) del 1700.

Lo straordinario talento di Mozart venne già fuori quando a 5 anni iniziò a comporre, o quando nel 1770, a circa 14 anni, ascoltò nella Cappella Sistina il Miserere di Gregorio Allegri due volte, arrivando a riscriverlo totalmente identico, impresa mai fatta prima di allora.

Il miserere era una composizione segreta eseguita solamente nella cappella pontificia: fino ad allora, chi ne avesse preso possesso al di fuori delle mura vaticane sarebbe stato scomunicato.

Lo stesso papa Clemente XIV rimase sbalordito dal fatto. Mozart fece 3 viaggi in Italia (fra il 1769-1773), passando nel primo viaggio per Milano, Bologna (dove studiò musica per un certo periodo per entrare nell’Accademia Filarmonica di Bologna e dove compose varie opere), poi Firenze, Roma, Napoli.

Come il padre, sarà musicista alla corte di Salisburgo, per l’arcivescovo Colloredo, il quale tuttavia gli pagava uno stipendio piuttosto basso (150 fiorini all’anno), e lo stesso Mozart cercò di ottenere posizioni differenti più fruttifere, senza successo. Durante un viaggio a Parigi, il padre di Mozart, Leopold, rinegoziò la posizione del figlio presso la corte del vescovo, arrivando a strappare la carica di konzertmeister e organista di corte per uno stipendio di 450 fiorini annui.
Sarà a Parigi anche che Wolfgang perderà la madre ammalata, Anna Maria Pertl, il 3 luglio 1778, che verrà sepolta al cimitero di Saint Eustache. Tristemente, solamente il figlio e l’amico Heina andranno al suo funerale.

Mozart diventò quindi nel gennaio del 1779 organista di corte presso Salisburgo e compose numerose sinfonie; nonostante questo Wolfgang non era certamente soddisfatto, né tantomeno sereno nel suo lavoro.

Chi era il “padrone” di Mozart in quel periodo?

Mozart lavorava per il principe-arcivescovo “Hieronymus Joseph Franz de Paula Colloredo von Wallsee und Mels“; quest’ultimo nasce a Brno nel 1732 e morirà a Vienna nel 1812. Nato da una famiglia di origini italiane, Hieronymus era figlio secondogenito di un conte e vice cancelliere dell’impero; fu nominato poco prima dei 30 anni principe vescovo di Gurk nel 1761 e 1772 sarà arcivescovo di Salisburgo.

Il suo carattere era piuttosto autoritario e non teso ad accettare compromessi rispetto ai suoi ordini e sue direttive; tuttavia, si trattava comunque di una figura che tendeva lievemente al riformismo, cercò infatti di elaborare un sistema fiscale paritario, cercando di seguire principi di equità. Promosse le arti e diede sostegno al sistema sanitario della regione; parlava naturalmente tedesco, latino, francese e italiano (forse anche il ceco a quanto pare); sapeva suonare il violino.

Sostenitore degli asburgo, Hieronymous cercò di promuovere il giuseppinismo (la politica ecclesiastica dell’imperatore Giuseppe II) e si iscrivette all’ordine degli illuminati; si dichiarò contrario alle rappresentazioni della passione di Cristo, definendole come inutile miscuglio di falsità, ridicolaggine e religione.

Hieronymus si troverà a dover abbandonare la città a causa dell’arrivo di Napoleone Bonaparte nel 1801, che occuperà la città doopo la battaglia di Hohenlinden, che per gli austriaci fu un vero disastro. Morirà a Vienna nel 1812, non più al governo dell’arcivescovato, ormai secolarizzato, e verrà sepolto nel duomo di Santo Stefano, sempre a Vienna.

Hieronymus von Colloredo e Wolfgang Amadeus Mozart si detestavano?

Hieronymus von Colloredo senza dubbio si accorse della genialità di Mozart sin dalla sua infanzia, tanto da aiutare il padre di Wolfgang concedendo lui la possibilità di accompagnare il figlio in numerosi viaggi per migliorare le sue capacità e creare una “fama” all’artista. Con i viaggio di Mozart, specialmente in Austria, Hieronymus guadagnava anch’egli fama e visibilità diplomatica.

Fra i due non scorreva comunque sia un rapporto troppo amichevole, infatti, anche se Mozart arrivò a dedicare un’opera a Hieronymus von Colleredo, è vero anche che nelle lettere al padre Mozart era solito chiamarlo col nom di “gran Mufti”, infastidito dal troppo autoritarismo del principe arcivescovo; da parte di quest’ultimo invece, nonostante il riconoscimento delle capacità del musicista, stava la grande irritazione per le sue mancanze e assenze al lavoro; Mozart infatti non prestava la massima attenzione agli incarichi lavorativi del principe arcivescovo, probabilmente non attratto né dalla paga né dalle maniere di Hieronymus.

Come venne licenziato Mozart?

Frase originale in tedesco: “Mag er geh’n, Ich brauch’ Ihn nicht!”

Traduzione in italiano: “Può andarsene, non ho bisogno di lui!”

-Il principe arcivescovo Hieronymus von Colloredo si esprime su Mozart

Mozart era sofferente anche per il fatto che il principe arcivescovo non si dedicasse davvero al patrocinio delle arti musicali, ma ne fosse anzi piuttosto disinteressato: si avviò infatti verso una riduzione delle spese riguardanti la musica a Salisburgo e decise anche di chiudere il teatro musicale. Già stanco del fatto che a Salisburgo non fosse agevole la rappresentazione di opere liriche, Mozart iniziò a essere veramente stufo della situazione. Nonostante tutto ottenne il permesso di comporre un’opera commissionatagli a Monaco, l’Idomeneo, dedicandosi a essa probabilmente dall’ottobre 1780, e il 5 novembre del 1780 prese la via per Monaco. Sicuramente l’opera venne terminata il 29 gennaio 1781 quando finalmente andò in scena; purtroppo per Mozart però questo non bastò a garantirgli un impiego presso la corte di Monaco di Baviera, e dovette, dietro ordine diretto del principe arcivescovo, partire alla volta di Vienna il 12 Marzo.

Colloredo era a Vienna ormai da tempo e aveva deciso di farvi esibire i suoi musicisti, sicuro di alimentare la sua fama personale in questo modo. Pertanto il 16 Marzo Mozart arrivò a Vienna, dove però, contrariamente a quanto magari si sarebbe aspettato il principe vescovo, cantò ai 4 venti l’avarizia e le maniere da despota del del principe-arcivescovo.

Mozart non poteva sopportare, fra le altre cose, l’essere considerato da Hieronymus nientemeno, almeno secondo Mozart stesso, che un suo sottoposto, doveroso di obbedienza. Certamente Mozart doveva sentire molto il peso della sua posizione di cortigiano, contrapposta al suo desiderio di libertà. Fu così che al maggio del 1780 il principe arcivescovo e Mozart litigarono pesantemente, tanto che Mozart andò su tutte le furie, presentando per iscritto le sue dimissioni.

Nonostante il rifiuto delle dimissioni, almeno iniziale, da parte di Hieronymus, fra i due continuava a scorrere l’incendio dell’ira. E qui arriviamo al punto “focale” della nostra storia.

Mozart buttato fuori a pedate dal camerlengo del principe-arcivescovo

Era l’inizio di giugno 1781, Wolfgang Amadeus Mozart aveva dato le dimissioni e il camerlengo del principe-arcivescovo (l’addetto alla camera del sovrano, il conte Karl Joseph Felix Arco), tentava in tutti i modi, spalleggiato dal padre di Wolfgang (Leopold Mozart), a respingerle.

Nonostante l’impegno di padre e camerlengo non si riusciva a trovare soluzione, o meglio non si trovava il modo di convincere Mozart a inviare “una supplica” per iscritto al principe-arcivescovo. Dopo l’ennesimo litigio fra il conte Arco e il giovane Mozart, il conte si risolse insultando Wolfgang e buttandolo fuori dalla sede di colloquio con un calcio al di dietro. Inutile dire che Mozart era furioso, come anche testimoniato da una lettera, scritta il 9 giugno dello stesso anno. Come si poteva dire che il conte Arco avesse tanto a cuore Wolfgang? Il giovane Mozart afferma di essere stato insultato, come si farebbe verso un ladro o un brigante analfabeta, nonché di essere stato brutalmente aggredito e sbattuto fuori a calci. Niente più voleva avere a che fare Wolfgang con il conte Arco, e unica cosa a favore di quest’ultimo, era il sospetto che il camerlengo avesse agito in questo modo per ordine diretto dell’altezzoso principe vescovo.

Mozart compositore libero, musicista professionista freelance: ma quali furono le conseguenze?

Mozart non si distinse solo per svolta in ambito musicale, ma anche in ambito sociale: il compositore infatti fu il primo all’interno del panorama tedesco a staccarsi dal vincolo feudale ecclesiastico o nobiliare che fosse, iniziando la prorpia carriera come musicista libero e indipendente, in maniera professionale.

Prima di Mozart i musicisti professionisti potevano ricevere stipendio, vitto e alloggio, solamente all’interno di corti aristocratiche, sottostanti alle direttive dei signori feudali o ecclesiastici (o come nel caso di Mozart, di tutti e due avendo dovuto serviere il principe-arcivescovo). Il coraggio di Mozart, che lo vide andare contro persino al padre, non fu però premiato come forse avrebbe meritato: succube di un mercato musicale non ancora ben sviluppato e delle continue vicende economiche che all’interno dell’impero concedevano spazio alle sue commissioni o nei casi avversi limitavano le spese musicali per esigenze di risparmio dei più facoltosi, Mozart dovette subire la povertà.

Un brutto colpo fu anche il problema dei clienti di Mozart, perlopiù nobili o borghesi arricchiti all’inverosimile: quando Mozart pubblicò le Nozze di Figaro, condannando i vizi e i poteri degli aristocratici, divenne inviso a buona parte di questi ultimi.

In realtà c’è anche da dire che Mozart aveva guadagnato nel corso della sua vita ottime cifre ma che il suo stile di vita nel periodo viennese, e in particolare la sua passione per il gioco d’azzardo, lo avessero spinto più facilmente verso una crisi delle sue finanze quando i guadagni derivanti appunto dal periodo d’oro viennese iniziarono a diminuire. Dopo un periodo di “crisi economica”, Mozart ricominciò a guadagnare bene nel 1791, anno dove però venne colpito probabilmente da una glomerulonefrite a eziologia streptococcica, che causandogli una nefrite acuta lo portò alla morte.

Fu così che uno dei geni musicali di tutti i tempi fu costretto a vivere in mezzo a crescenti difficoltà economiche, in parte per il suo sogno di libertà, diventando il precursore di un mercato musicale che proprio dopo la sua morte inizierà a fiorire e lasciar spazio e indipendenza a nuovi musicisti.

Se non altro, Mozart, che si era unito alla massoneria e che si pensa credesse negli ideali di comune apertura mentale in ambito religioso, di lotta al crescente bellicismo in vigore in Europa e che fosse un grande sostenitore del pacifismo, poté godere della propria libertà e vivere senza i freni e delle particolari pretese e capricci a cui erano sottoposti gran parte dei musicisti del tempo.


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