Marx "io l'avevo detto" – La rivincita di Marx in tempi di crisi

La rivincita di Marx in tempi di crisi.

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“La storia di tutta la società,svoltasi fin qui,è storia di lotte delle classi.”
Così inizia il Manifesto di Karl Marx; ma il capitalismo sembrava mantenere la promessa di portare tutti ad un livello più alto di ricchezza e benessere. Fino a quando,sulla scena globale,sono comparse continue crisi dell’economia mondiale (Marx parlava di crisi cicliche,insite nella natura del sistema capitalista) fenomeni di disoccupazione crescente e impoverimento …attori che hanno permesso una spolverata al vecchio Karl , che già nella seconda metà del ‘800 ipotizzava gli sviluppi dell’economia capitalista.
La conflittualità fra classi sarebbe aumentata con l’intensificarsi del dislivello salariale fra ricchi e poveri(i cari borghesi e proletari di Marx);in poche parole con l’accrescere delle disuguaglianze.

Secondo una recente stima tra il 1983 e il 2010 il 74 per cento dell’aumento di ricchezza negli Stati Uniti sarebbe finito nelle mani del 5% più ricco della popolazione,mentre il 60% restante dei redditi,sarebbe diminuito.
Il filosofo aveva previsto anche questo :” L’accumulazione di ricchezza all’uno dei poli è dunque al tempo stesso accumulazione di miseria,tormento di lavoro,schiavitù,ignoranza, brutalizzazione e degradazione mentale al polo opposto”. I lavoratori di tutto il mondo pretendono la loro fetta dell’economia globale:dal congresso statunitense,alle piazze parigine e a quelli di Atene fino agli ultimo scioperi italiani.

Manifestazioni contro privatizzazioni,disuguaglianze,abusi di potere,cancellazioni totali(o quasi) dello stato sociale e contro la teoria del trickle down,per la quale il successo del’1 per cento porta dei benefici al 99per cento.

”Ma chi protesta non punta a scalzare il capitalismo come aveva previsto Marx,ma semplicemente a riformarlo. Non si sente invocare il rovesciamento o la distruzione dei sistemi socioeconomici esistenti.”

spiega al Times J. Rancière, esperto di marxismo all’università di Parigi.

La lotta ha assunto forme del tutto diverse da quelle auspicate nel Manifesto. Si è “imborghesita”, potrebbe dire qualcuno, si fa a colpi di riforme, qualcun altro, la rivoluzione del proletariato è ormai una lontana utopia e le discussioni raggiungo al massimo livelli da bar.
Oggi si spera e si critica,le adesioni ai partiti,alle attività politiche-sociali diminuiscono sempre più e allo stesso tempo sale il malcontento.
I partiti di sinistra sono dominati dalla sfiducia perché come osserva Ranciére ” Quasi tutti i partiti di sinistra,chi prima chi poi,hanno contribuito allo smantellamento dei sistemi di welfare per dimostrare di essere capaci a fare riforme”. La Francia,del socialista Hollande, ne è un esempio.
“I ricchi non mi piacciono” frase chiave per la sua vittoria alla presidenza francese. Infatti il socialista francese,qualche tempo fa, ha proposto di aumentare l’aliquota massima dell’imposta sui redditi al 75%. La proposta è stata bocciata dalla corte costituzionale,ma Hollande sta cercando il sistema per introdurre una misura equivalente.
Ma alla sinistra non servono speranze,servono atti concreti affinché la sinistra torni ad essere sinistra.
La scolarizzazione,l’accesso al sapere,la cultura,sono in continuo aumento,eppure la nostra società è sempre più lontana dalla conoscenza e coscienza di sé stessa.
Per il filosofo tedesco coscienza di classe e rivoluzione si sarebbero accompagnate e sostenute perché la rivoluzione necessitava di coscienza per realizzarsi. Un tempo in molti erano quelli convinti che il cosiddetto proletariato non avesse bisogno di una guida,che non avesse bisogno del ‘partito d’avanguardia’ teorizzato da Lenin. Oggi quelle speranze appaiono solo come delle bellissime utopie; sembrerebbe che ora, più come mai prima, sia necessario un messaggio messianico portato avanti da un leader carismatico che riesca a produrre una coscienza, non necessariamente coscienza di classe, ci accontentiamo di qualsiasi coscienza,purché sia coscienza.
Si,sarebbe bello poterci guardare attorno solo con i nostri occhi, senza avere qualcuno che ci dica dove guardare. Ma noi uomini non ne siamo capaci, rimaniamo daltonici fino a quando qualcuno non ci fa riscoprire i colori. Va bene, prendiamola per buona così, come per i ciechi facciamoci guidare dai cani, a patto che non diventino essi stessi i nostri padroni, oppure impariamo a camminare solo con le nostre gambe, ma in qualsiasi caso quel barbone di Carlo aveva ragione, in fondo “ I proletari non ci han da perdere che le loro catene. Hanno da guadagnarci il mondo.”, purché abbiano una coscienza (qualsiasi),aggiungerei io.

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