Machiavelli riassunto vita opere e pensiero

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Dati biografici e sintesi delle opere di Niccolò Machiavelli:

Niccolò Machiavelli nasce a Firenze nel 1469 da Bernardo, dottore in legge, e Bartolomea de’ Nelli. In gioventù poté leggere grandi autori volgari, Dante, Petrarca, Boccaccio, e latini come Cicerone, Lucrezio, Tito Livio (lo storico prediletto).

La prima notizia scritta del Machiavelli risale al 19 Giugno 1498, eletto Segretario della Seconda Cancelleria della Repubblica (funzione di corriere diplomatico, affari interni ed esteri della repubblica – si reca nelle varie corti europee). Le missioni nelle corti sono molteplici: Pisa, Piombino, Siena, Pistoia. In particolare, Machiavelli è chiamato a scongiurare un possibile predominio papale sui territori circostanti: Alessandro VI aveva affidato le sorti militari dello stato della Chiesa al figlio Cesare Borgia che stava riconquistando i territori della Romagna.

Nel periodo compreso fra il 1502-1503 Machiavelli è alla corte del duca Valentino (Cesare Borgia), modello di condottiero energico e spietato. La milizia cittadina proposta dal Machiavelli non è stata accettata dall’oligarchia fiorentina (fazione ottimatizia), considerata uno strumento sovversivo del gonfaloniere Soderini per una futura tirannia. Machiavelli nel 1509 guida la nuova milizia cittadina alla riconquista di Pisa, riuscendoci.
L’anno decisivo è il 1512: Giulio II, divenuto papa nel 1503, stipula alleanza con varie nazioni contro Luigi XII, re di Francia, paese alleato di Firenze. Le truppe spagnole occupano la città, riportando al potere i Medici. Nel 1513, dopo che Soderini – il gonfaloniere del governo repubblicano – è costretto come Machiavelli a fuggire da Firenze, Machiavelli esce di prigione e la sua condizione di esule è disperante: esiliato dalla città e dalla sua professione. Molti hanno pagato con il carcere o la morte la loro avversione al nuovo potere politico in Firenze (Medici). Machiavelli non viene ucciso ma scarcerato ed esiliato poiché testimoniò di non essere entro la congiura contro i Medici. Machiavelli si ritira in un suo podere a Sant’Andrea, nei pressi di Firenze. In questo periodo studia i classici, Petrarca e Dante; vuole studiare la storia e misurare azioni degli antichi su quelle dei contemporanei.
Inserisce, da qui, le proprie riflessioni nel De principatibus, piccolo trattato su come un principe può acquistare, mantenere, perdere lo stato. Lo dedica a Lorenzo duca di Urbino – della famiglia dei Medici- per due motivi:

– Spera di entrare nelle grazie degli attuali signori di Firenze;
– Per una motivazione pratica: sarebbe sciocco non ascoltare i consigli di chi, dopo anni di politica attiva, ha accumulato una vasta esperienza.
– La stesura del Principe occupa tutto il 1513 e parte del 1514.

Nel 1513, e successivamente terminati nel 17, i Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio – trattato meno organico del principe come commento dei primi 10 libri della storia di Livio. Nel 1516 Machiavelli, attraverso una discussione avvenuta negli Orti Oricellari – nel Palazzo Ruccellai a Firenze -, ritorna a Firenze.

Nel 1517 viene steso l’Asino, poemetto in rime dantesche che riflette in modo satirico la condizione umana.

L’asino (impropriamente conosciuto anche come L’asino d’oro) è un poema satirico scritto da Niccolò Machiavelli nel 1517 e rimasto incompiuto.

Il poema consta di otto capitoli, scritti in terzine dantesche, e può essere considerato una versione moderna del famoso Asino d’oro di Apuleio, di cui riprende il tema della metamorfosi.

L’opera è permeata di episodi grotteschi ed allegorici, cui fanno riscontro riferimenti autobiografici e accenni velati alla vita politica del tempo.

Risale al 1518 la Mandragola, opera teatrale, in cui delinea i caratteri disillusi degli uomini, con una comicità beffarda e amara.
Nel 1518 stende Dell’arte della guerra, un dialogo sul supporto tra potere politico e potere militare. Ripercorre le strade polverose dell’Italia rinascimentale, esprimendo riflessioni politiche interessanti. Viene stampato nel 21.

Una missione per conto del cardinale Giulio de Medici a Carpi, porta Machiavelli a passare per Modena, conoscendo Francesco Guicciardini, governatore della città di Modena e commissario generale dell’esercito pontificio. Machiavelli, dopo l’elezione di Giulio a papa Clemente VII, è incaricato di fortificare le mura della città, attraverso l’istituzione di una nuova magistratura. Mentre si trova a Pisa, il 7
maggio 1527 lo sorprende la notizia del sacco di Roma e della fuga dei Medici. Fa ritorno a Firenze e il 21 giugno muore.

Condizione di Machiavelli nel 1513:
– Condizione sociale tutt’altro che benestante;
– Volontà di calarsi in un mondo popolare chiassoso e volgare;
– Voglia di emergere attraverso gli studi dei classici e della storia;
– Voglia di riprendere l’attività politica;
– Comporre un volume con finalità non letteraria ma pratica.
Caratteri fondamentali del Machiavelli politico:

  • Inesauribile aspirazione alla politica agita, prodigarsi per la patria, per il corretto funzionamento della città, libera dagli eserciti stranieri, unita sotto un reggente.
  • Raccontare della politica senza infingimenti, lontano da idealizzazioni vaghe e convenzionali.
  • Tentativo di istituire una milizia cittadina, esercito regolare fedele e ben equipaggiato.

Il principe di Macchiavelli – De principatibus (riassunto)

Struttura dell’opera:

È suddivisa in ventisei capitoli che possono essere divisi in tre parti:
1. Capp. I-XIV: disamina sugli stati, il loro funzionamento, l’evoluzione storica, l’organizzazione politica, civile, militare, superamento dell’uso di truppe mercenarie;
2. Capp. XV-XXV: analizza le doti del principe per mantenere saldo il proprio potere;
3. Capp. XXV-XXVI: esorta alla fiducia nelle possibilità d’intervento dell’uomo e soprattutto spinge Lorenzo de Medici, nipote di Leone X, a farsi punto di riferimento per la rinascita dell’Italia e la conseguente cacciata della dominazione straniera.
In Machiavelli prevalgono alcuni intenti:
– Andare dietro alla verità effettuale della cosa, rispetto all’immaginazione di essa. Necessità di costruire il proprio discorso a partire dall’osservazione diretta della realtà, in cui il principe deve mostrare la generosità, bontà, magnanimità ma sa anche mostrarsi crudele se serve, temere piuttosto che amare.
– Sbaragliare qualsiasi costruzione idealistica per andare al cuore della verità;
– Costruire lo stato significa uscire dall’ambigua eredità feudale dei rapporti di mero possesso tra signore e suddito.

Caratteri fondanti del principe:

I temi del Principe sono: le LEGGI e le ARMI. Natura degli uomini: (antropologia negativa) indispensabile punto di partenza per costruire la condotta del principe nuovo; è consapevole della malvagità della natura umana, in cui fa capolino l’indole animalesca. È un’umanità mediocre e abbruttita. C’è la consapevolezza della matrice ferina dell’uomo, nella possibilità di educarla; il nucleo che fonda l’uomo è l’istintività ferina, impastata di egoismo e crudeltà; può essere corretta e guidata dal savio datore di leggi, cercando di convogliare l’energia primitiva e naturale degli istinti ad un dominio di sé e della realtà circostante. L’umanità che perviene è infida o codarda, meschina o abietta, dove solo chi sa guidare i propri istinti sarà in grado di sbaragliare la forza primordiale della fortuna per realizzare il bene dello stato. Tentativo del Machiavelli di liberare l’uomo, individuo e soggetto politico, dai vincoli naturali e ideologici che lo opprimono. Introduce un concetto importante: la virtù, intesa come la scoperta di poter agire sulla realtà arginandola e modificandola e dominandola per volgerla a proprio favore. Colloca il popolo in una posizione centrale a soggetto attivo nel rafforzamento del principe. Bisogna guardare l’uomo nella sua interezza, razionale e ferina, senza veli o infingimenti; la natura non è né sublimata né negata; è accettata, forgiata.

Uomo machiavelliano: il principe deve tutelare i cittadini, i quali si devono affidare alle armi proprie e alle leggi; prevale l’etica laica e romana dell’uomo libero dagli impacci della natura, in grado di dominare la natura, la realtà. La natura istintuale dell’uomo viene accettata e considerata parte di un progetto complesso. Bisogna liberare l’uomo da impacci e convenzioni, dai condizionamenti naturali, ideologici(emblematico l’esempio della Mandragola). Attraverso la virtù si può aggredire e modificare la realtà.

Visione della storia in Machiavelli: è una visione agonistica, visione tanto tragica quanto più la lotta si svolge tra l’uomo e forze a lui sconosciute o difficilmente controllabili. Individua nella maldicenza una delle forze disgreganti della società, poiché fomenta disunione – attraverso la continua stimolazione, è stata in grado ai Medici di riprendere lo Stato. Visione della storia del passato che si commisura con un presente sempre in decadenza – alto tasso di riflessione politica e antropologica. Arriva a dire ciò che il perbenismo borghese della Firenze contemporanea taceva per paura e pudore, raccontandoci cosi una quotidianità fatta di sotterfugi, corruzione e bassezze.

Innesca un nuovo modo di concepire la politica: è il luogo dello scontro e della lotta, non luogo di una pacificazione; la radice di ferinità dell’uomo si carica anche di valori positivi. Il reggitore di stati deve essere bestia e uomo, necessario apprendistato duplice di natura, perché l’una senza l’altra non è <<durabile>>. La politica è, inoltre, l’arte di sciogliere le catene che ci legano. Deve essere un reggitore che affronta la realtà con coraggio, senza arretrare di fronte a scelte estreme, con spregiudicatezza lungimirante, badando al mantenimento dello stato. Il Tribunato della plebe, istituito nell’epoca romana, garantiva una dialettica delle parti. Il luogo della politica è luogo dell’audacia, della spregiudicatezza. La politica per Machiavelli s’individua in movimento, mutazione, scontro per il buon funzionamento della cosa pubblica.

Caratteri del principe di Machiavelli: Il principe dovrà essere buono ma anche non buono quando occorre; deve essere generoso, pietoso ma all’occorrenza crudele, poichè il popolo, quando vorrà, si scaglierà contro quel principe che si sarà mostrato troppo amorevole; deve, inoltre, essere leale ma può quando occorre, tradire la parola data. Valgono, come valori necessari per il principe reggitore di stati, la destrezza, l’abilità, la sagaccia, la forza, l’intelligenza, l’astuzia ma anche la spregiudicatezza, l’efficacia, in grado di sbaragliare l’avversario, uomo o fortuna ostile, riprendendo la morale romana della romanitas, non quella cristiana. Il principe non è un tiranno sanguinario, ma colui che, liberato dall’istinto di possesso e dai legami privatistici, regge lo stato e coordina la cosa pubblica, partendo dalla riflessione sui grandi organismi europei. Emblemi importanti del LIONE e della GOLPE.

La giovinezza: elemento importante in Machiavelli è la giovinezza del principe, l’età dell’energia incoercibile, della vitalità prorompente, dell’audacia e della ferocia, dell’istintualità senza prudenza. Nell’Alberti, ad esempio, è importante “moderare” i giovani: l’adattamento agli urti della fortuna e del caso può solo raggiungersi con l’esercizio della prudenza, della saggezza, della sapiente tessitura del pater familias, aspetti etici che attraverso la razionale educazione alla lettura, portano l’uomo ad analizzare la realtà e i problemi ad essa legati in modo distaccato, oggettivo. Solo i pochi, saggi e sperimentati, possono reggere uno Stato e salvaguardarlo dalle tempeste della fortuna. I giovani sono feroci, violenti, “ferini”; persino la donna ha una componente ferina, che emerge non nella forza ma nella sensualità, nell’impeto passionale. Il duca Valentino, ad esempio, è giovane ed è in grado con la sua spregiudicatezza, ferocia, forza audace della sua giovinezza la sagacia della sua risoluta azione politica e militare. Per arginare la potenza della fortuna, Machiavelli fa ricorso all’immagine della donna giovane e ferina. La fortuna-donna è sconfitta dall’eroe-giovane. Tra il 1514 e 1522 Machiavelli aderisce alla seconda stagione degli Orti Oricellari promossa da Cosimino Rucellai, in cui l’autore parla di politica ed etica alle nuove generazioni.

I modelli del Machiavelli: il Duca Valentino è il modello energico e deciso, che stava riconquistando al papato i territori ribelli della Romagna, sino Urbino. Machiavelli lo conosce nel 1502, in missione diplomatica per conto del Soderini. Il compito di Machiavelli è di fornire un ritratto del condottiero. Alterna personaggi a lui contemporanei a esempi di grandi eroi del passato. Il modello del principe è dato dai re di Francia con le loro campagne di ridimensionamento dello strapotere baronale e con la forte centralizzazione statuale del regno. Riprende la metodologia del Valla, alla ricostruzione della Roma antica fornita dal Biondo, l’Alberti latino, alla filologia del Poliziano, il Petrarca etico e politico. Riprende i poeti del “cosmo”, ovvero Dante e Lucrezio.
Riconosce l’importanza romana che coprì l’invenzione del Tribunato della Plebe, per garantire una sana dialettica delle parti. Il modello “imperiale” romano non viene accettato, in quanto è crudo e spietato e segna l’inizio della decadenza dell’impero. Riprende autori umanisti e di certa cultura averroistica, come Aristotele.

Il Borgia e la fortuna: per abbattere la fortuna è necessario il nodo di decisionismo, destrezza, astuzia e forza tipica del Borgia, paragonata ad un fiume in piena (metafora cara al Petrarca).
L’eroe vincente è colui che, come il duca Valentino, mostra la sua audacia, spregiudicatezza, l’uso della violenza senza mezzi termini, la rapidità fulminea delle decisioni, caratteri fondanti per il nuovo principe. Valentino, così come il padre Alessandro VI, aveva agito per conto del papa alla riconquista delle Romagne, tra Bologna e Urbino. Un capitolo del Principe è interamente dedicato allo Stato della Chiesa che è significativo non tanto per la dissacrante analisi che lo permea, quanto per il fatto che Machiavelli parli di questo come di un qualsiasi altro stato, al di fuori di ogni aura provvidenzialistica e fatalistica, e quindi laica.
Cerca di recuperare una dialogicità con i classici: la teoria non può darsi senza il sapere della vita e viceversa. L’invenzione politica di Machiavelli sta nell’intreccio di realtà e studio, di riflessione ed esperienza. Prende le distanze da una trattatistica politica coeva; richiama alla realtà, al rifiuto di inseguire idee utopistiche e ideali figure di principi. Prevede, invece, un certo confronto con l’eredità degli antichi, privilegiando la lezione che il passato può dare all’epoca presente.

La lingua: sceglie il volgare illustre e ha una novità stilistica anche nella costruzione del periodo. Pone il lettore di fronte a scelte precise, radicali, senza possibilità compromissorie, attraverso un intreccio induzione-deduzione. Viene esibito il nocciolo duro della verità con chiarezza, secondo un lessico e un codice che lo rendono immediatamente fruibile ad un ampia cerchia di lettori.

Termini cardine: COGNIZIONE, dove la riflessione si contrae ad un nucleo argomentativo essenziale, generata dall’esperienza delle cose moderne e dalla lezione di quelle antiche, dando al Principe quel suo carattere stringato, rapido, fulmineo. Altre parole chiave: ESPERIENZA e LEZIONE. È una riflessione generata dopo un excursus attraverso le corti italiane attraverso le proprie esperienze diplomatiche. Ribadisce l’importanza dell’esperienza delle cose antique accanto a quelle moderne. È una riflessione di chi si accorge che la situazione italiana è pressoché disperata e lacerata. Altri termini ricorrenti: MUTAZIONE e RISCONTRO. La fiducia nella VIRTU’ e l’attenzione amara alle piene irrefrenabili della FORTUNA, ossia quei legami oggettivi che vincolano l’uomo.

Precisazione: Tra il 1516 e 1518 apparterrebbero l’ultimo capito e l’epistola proemiale dedicata a Lorenzo de’ Medici duca di Urbino. È un’epistola molto importante per la comprensione dell’opera, poiché s’insiste in una disamina il più possibile certa dei comportamenti umani.

Riassunto ed elenco opere di Machiavelli

Epistolario machiavelliano: Dal 1497 al 1527
Non è una raccolta organica e strutturata ma una serie di missive, la maggior parte delle quali son state scritte durante le legazioni nelle ambasciate europee. Contengono molti aspetti biografici, pubblici, quotidiani e privati, della vita del tempo. Dopo il 1512 si registra una corrispondenza molto forte tra l’autore e il Vettori, ambasciatore fiorentino a Roma. Era un corrispondente ideale, cinico, disincantato, scettico, fedele analizzatore della realtà senza astrazioni o convenzioni; Machiavelli, nonostante i terribili accadimenti dal 1512 in poi, ha fiducia profonda nella virtus, nella capacità dei soggetti di orientare la realtà, vincendone la fortuna. Le lettere sono una sorta di laboratorio in cui prendono corpo i temi cari alle opere maggiori. Si intravede la ripresa di Livio, affiancato da Tibullo o Ovidio, e poi Petrarca, Boccaccio, Burchiello e Pulci.

Discorso sopra Pisa (1499)
Affronta un problema grave per la repubblica fiorentina: la riconquista del dominio su Pisa, sbocco portuale essenziale per l’economia di Firenze. L’intervento di mediazione di Ercole d’Este portò al progressivo disimpegno militare dei Veneziani dall’area pisana. Come tornare in possesso di Pisa? Secondo il Segretario è importante riprendere Pisa attraverso la “forza”, senza le tattiche compromissorie tipiche del ceto dirigente fiorentino.

Discursus (1501)
Riporta il succo della conversazione avvenuta tra Machiavelli e un ambasciatore o un influente personaggio della corte di Francia, durante la sua permanenza. È un rapporto sulle effettive probabilità di pace tra Luigi XII e Massimiliano imperatore. Pone l’accento sul rapporto tra sovrano e sudditi e l’organizzazione conseguente dello Stato. L’autore riflette sulla compattezza ed efficienza del regno francese, l’uso più razionale delle risorse politiche, militari, economiche.

Parole da dire sopra la provisione del danaio, fatto un poco di proemio e di scusa (1503)

Alcuni avvenimenti attivano nell’autore l’esigenza di capire a fondo le modalità d’intervento dei soggetti politici, la loro capacità di reazione rispetto l’imprevedibile decorso dei fatti, il riordino del sistema tributario e per l’esazione di nuove tasse. In un momento in cui il Duca Valentino preme le sue mire espansionistiche, Machiavelli sente l’esigenza di trovare provvedimenti per la difesa militare e la sua politica estera. Machiavelli, nel duca, coglie la sua fulmineità, la capacità di coniugare forza ed astuzia, legalità con raggiro; a lui preme la possibilità per i sudditi di modificare la realtà, intervenendovi.
Il tradimento del Duca Valentino al Vitelozzo Vitelli, Oliverotto da Fermo et altri. 1503
Machiavelli mostra la personalità del Borgia come quella di un protagonista assoluto dei tempi e della politica. Nel 1502, Machiavelli viene inviato in legazione dal governo fiorentino dal Duca stesso. Per molti questo scritto è l’incarnazione del principe ideale machiavelliano e delle sue imprese. Machiavelli, grazie alla figura del Duca, mostra il fatto che un’adeguata virtù può ribaltare la fortuna, il caso avverso. Del Duca, Machiavelli esalta le potenzialità del soggetto politico, politica collocata tra le forze che regolano i rapporti tra uomini e realtà.

Legazioni (1503)

Machiavelli scrive le biografie esemplari di personaggi illustri nel mondo della politica, individuando l’importanza che queste possono avere per l’organizzazione del discorso politico e storico. Intravede la necessità di rifarsi all’esempio storico antico, secondo il binomio dell’esperienza delle cose moderne e di quelle antiche.
Del modo di trattare i popoli della Valdichiana ribellati. 1503
Fu concepito in relazione ai possibili tentativi di invasione della Toscana che il Valentino stava preparando – tentativi stroncati dalle truppe francesi: la ribellione di Arezzo e della Valdichiana del 1502, alleate della Francia, era una minaccia per Firenze: porta il raffronto storico con i Romani e con Livio (esempio della storia antica in funzione di una precisa analisi del presente con l’attenzione rivolta a Livio, grande storico antico).

Decennali (1504)

Il primo Decennale è dedicato ad Alamanno Salviati, maggior esponente dell’opposizione ottimatizia. Machiavelli ormai aveva abbandonato l’idea della possibile unione tra fazione ottimatizia e il ceto dirigente attorno al Soderini. Ripropone una letteratura di divulgazione della storia a fini politici, il cui intento è quello di far partecipare il maggior numero possibile di cittadini ai problemi della città e alle vicende dello stato.
Parla di una Firenze sconvolta da superbia, invidia, avarizia, nido di corruzione e discordie e queste sono causa di rovine mortali per il mondo della politica.
Riflessione importante: relazione tra <<vedere discosto>>, <<prudenza>> e <<conoscere discosto>>. L’uomo prudente è giustamente fortunato, infatti il rapporto polare tra prudenza e instabilità delinea il rapporto tra prudenza e fortuna, palesandosi la prudenza come quella virtù e che nell’esercizio del suo governo può imporre un argine.
La cagione dell’Ordinanza dove la si truovi e quel che bisogni fare. 1506
Viene chiesto a Machiavelli dai Signori di redigere un rapporto sui metodi dell’Ordinanza, mentre era in legazione da Giulio II. Propose di fissare in una legge le varie disposizioni per regolare l’arruolamento, l’armamento, il comando, la retribuzione e la disciplina dei fanti della milizia.
Spiega la sua avversione verso le truppe mercenarie – che aumenta dopo la disfatta nel 1500 a Pisa. Soderini decise di affidare a Machiavelli l’organizzazione di un esercito di leva di circa 5000 uomini. Le difficoltà di organizzare l’esercito si rivelarono politiche: gli ottimati non appoggiavano il progetto in quanto credevano che il Soderini volesse diventare signore assoluto della città – tiranno.
Il pensiero politico machiavelliano inizia a inquadrarsi: è fondamentale d’ora in avanti il nesso stringente tra la politica e la guerra, tra organizzazione civile e militare; la centralità degli esercizi di leva, l’inadeguatezza strategica dei ceti dirigenti fiorentini e italiani. Essenziali furono le spedizioni fuori Italia, come la “Magna” e la Francia.

Rapporto di cose della Magna (1508)

Mette in luce le rilevanti contraddizioni che la attraversavano: le grandi potenzialità economiche e militari non sufficientemente coniugate. L’imperatore tedesco Massimiliano credeva che sarebbe stato opportuno diventare imperatore di Roma nel 1507, per creare egemonia con gli altri Stati europei. Il suo tentativo fallisce, tuttavia ha ripercussioni in Firenze, in quanto gli ottimati erano propensi ad appoggiare l’imperatore. Machiavelli, attraverso questo testo, cerca di riflettere sulle ragioni profonde della crisi di un progetto e dei meccanismi di funzionamento degli Stati. Intuisce le enormi potenzialità delle comunità tedesche vanificate dall’incapacità di costruire un organico blocco politico e statale. Machiavelli vuole sottolineare il divario tra grandi potenzialità economiche e militari, ricchezza di risorse proprie degli stati tedeschi e loro scarsa coesione. Attività manifatturiera tedesca e vivace dinamica commerciale attiva.

Ritratto delle cose di Francia (1510)

Dopo la terza di quattro ambascerie, Machiavelli stende questo rapporto per osservare la peculiarità con cui lo stato francese andava definendo la sua fisionomia. Mostra la potenza del re, attraverso la centralizzazione del potere, con l’indebolimento dei signori feudali “gentiluomini”; introduce riflessioni militari, economiche (parla del sistema fiscale francese e della concentrazione del denaro nelle mani dei ceti elevati), sociali (emergere di un ceto laborioso, produttivo, agiato – sarà il terzo stato della Francia illuministica).
È un’analisi attenta sugli assetti costitutivi e sulla natura dei moderni stati.
Il 16 Settembre 1512 è costretto a fuggire da Firenze, assieme al gonfaloniere Soderini, sollevato da tutti gli incarichi. Viene mandato in esilio presso Sant’Andrea, nei pressi di Firenze. E’ un periodo molto produttivo per la sua epistolografia. Firenze torna sotto i <<Palleschi>>, i Medici appunto, grazie all’energico intervento del cardinale Giovanni De’ Medici che, con un colpo di stato, permise ai fiorentini di liberarsi dal Soderini. I Medici mirano a riedificare una loro signoria assoluta, sulle ceneri del vecchio Stato repubblicano.

Ai Palleschi (1512)

Affronta un tema importante: come mettere a freno i gentiluomini, il ceto portatore per eccellenza dei germi sovversivi dello stato, nelle repubbliche e negli Stati in genere? Machiavelli invita i Medici ad allearsi con il popolo.

Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio (1513)

Sono una grande opera sulle repubbliche, scienza politica di grande respiro in cui s’interroga sulle leggi storiche che presiedono ai processi d’ascesa, crisi e dissoluzione degli organismi politici. Mette assieme gli appunti su Livio attorno al 1513, per tornarvi dopo su sollecitazioni ricevute dai giovani degli Orti Oricellari, i giardini del palazzo fiorentino della famiglia Rucellai. Lo scrive dopo che il governo del Soderini cadette. La dedica è a Zenobi Buondelmonti e Cosimo Rucellai, i due animatori di quel circolo di intellettuali entusiasti ed appassionati di Machiavelli. Mentre il principe è scritto per risolvere un problema immediato, i Discorsi si allargano ad una visione più ampia dei temi dello Stato. Si basa, anche qui, sull’intreccio dell’esperienza delle cose antiche assieme a quelle moderne. La Roma antica viene indicata come il più alto modello di organismo politico. Machiavelli analizza le scelte militari, diplomatiche, istituzionali compiute dai romani cercando di individuarne la logica profonda. Lo studio della storia romana viene considerato come un perfetto laboratorio per individuare norme di comportamento utili per l’epoca contemporanea. Richiama pesantemente il modello negativo fiorentino. La virtù machiavelliana è quella prodotta dalla comunità dei cittadini, identificata nel loro amore per la libertà, nello spirito di sacrificio e dedizione per lo stato. Spiega che il diffondersi della corruzione è un meccanismo inevitabile, ma un sano stato politico può ritardare il processo di decadenza. Riprende la storia del passato per ricavarne consigli utili per il presente. Utilizza un tono più riflessivo rispetto al principe, in cui cerca di sviscerare i temi profondi della storia e della politica.

La Mandragola (Commedia 1514-15, pubblicata nel 1524)

Machiavelli scolpisce i suoi eroi di una verità profonda (naturalismo rinascimentale). Gli emblemi della commedia sono: la golpe e il lione. È un dissacrante viaggio intorno all’uomo; riprende la notte, come metafora di un fondo oscuro della natura umana. La notte può divenire luogo dell’inganno, della tresca, della violenza, della carne.

Mostra, inoltre, la positività della componente ferina (ricorda il poemetto dell’Asino). Le condizioni basse, ferine, negative dell’uomo sono le stesse condizioni per una possibile rinascita, purificazione, dell’uomo e delle società. A lui non interessa un’analisi antropologica astratta, fine a sé stessa, ma deve risvegliare l’uomo, sino a cambiarlo. Non utilizza, per esprimersi, l’invettiva ma il paradosso.
Temi della commedia: l’attacco al potere temporale della chiesa, la dura polemica con l’uso delle truppe mercenarie, argomentazioni sul potere privato e civile, l’irrisolutezza dei ceti dirigenti troppo inclini a compromesso (Soderini), il tema della libertà tra governati e governanti; la riflessione sul tema dell’invidia, sul dire male, i nessi tra ipocrisia pubblica e vizi privati.

Callimaco è innamorato di Lucrezia, donna sposata con Messer Nicia, il quale suo punto debole è l’essere sciocco credendo di essere saggio e sarà beffato da Ligurio, personaggio astuto che conversa con Callimaco. Callimaco-Lione e Liguro-golpe (esempi memorabili della pulsione irrefrenabile dell’eros e dell’intelligenza astuta e calcolatrice) risulteranno vittoriosi alla fine della commedia, il primo avendo conquistato l’oggetto del suo desiderio (Lucrezia, moglie di Messer Nicia), il secondo vincendo sulla scioccaggine di messer Nicia e il perbenismo attraverso l’intelligenza scaltra; celebrazione di una ferinità positiva, nella quale pulsione irrefrenabile dell’eros e l’astuzia sono armi vincenti di un gioco non necessariamente limpido e perfetto.

Dell’arte della guerra (1518, pubblicata nel 1521)

Affronta la questione militare: riflette sull’adozione in Firenze di un esercito di leva. È un dialogo, genere che si addice per consentire un approccio stringato e pacato, a forte valenza persuasiva. Mostra il senso stretto tra politica e guerra. Si trova negli Orti Oricellari e dialoga con Fabrizio Colonna, un condottiero suo contemporaneo, e lo presenta non tanto per essersi dimostrato valoroso sul campo, quanto per la carica polemica che il nome del suo casato poteva veicolare in quanto alleato politico con gli Orsini – Roma. È un condottiero giovane il quale “educa” i giovani all’arte militare e alla lezione dei romani. Nel trattato in prosa è l’emarginato politico che si rivolge ad un pubblico. È un trattato politico in cui parla dell’addestramento, dei modi di condurre una battaglia, dell’equipaggiamento, dell’ordine di marcia, degli accampamenti, delle fortificazioni. Confronto tra i tempi moderni e le istituzioni militari romane. La guerra, in Machiavelli, viene intesa come momento culminante della lotta per la vita e la sopravvivenza, il momento di verità di ogni società organizzata. Secondo la logica della guerra, l’intelligenza, l’astuzia, gli inganni, il coraggio, vanno usati con spregiudicatezza e senza remore. L’esercito di leva garantisce il massimo di unità e coesione tra le due sfere. È l’eroe-cittadino che s’identifica nella patria ed è disposto a morire per essa.

Sommario delle cose della città di Lucca (1520)

È il periodo di emarginazione politica dalla vita attiva e pubblica, che lo ferisce da anni. Porta a termine l’opera di mediatore e approfitta del soggiorno a Lucca per studiare la realtà storica e politica della città – delinea una riflessione sulla natura degli Stati repubblicani.
Capitoli.
Vengono scritti in terza rima dantesca. Diventa obbligatorio cogliere la specificità letteraria attraverso il registro dello “scarto”. L’intento forse era quello di fare del capitolo un genere di poesia discorsiva. I Capitoli si costruiscono sulla retorica, secondo il modello del volgare illustre di Dante e Petrarca. Nel capitolo dell’ingratitudine è presente il motivo della maldicenza, invidia, del mostrare i denti e il mordere – mette in campo alcune delle sue motivazioni antropologiche più pessimistiche e corrosive. Nel capitolo della fortuna nel quale l’autore presenta la fortuna come orizzonte di minaccia costante ma non prive di una loro ragione e logica. Nesso tra fortuna e la prudenza. Nel capitolo dell’occasione parla dell’occasione come qualcosa che si deve prevenire, aspettandola al passo.

Discursus florentinarum rerum post mortem iunioris Laurentii Medices (1520)

Indirizzato a Leone X, afferma di non vedere altra soluzione al di fuori di una restaurazione repubblicana. Propone con gentilezza ai Medici di abbandonare le velleità signorili per fondare una repubblica fiorentina.
Secondo l’autore, una repubblica deve fondarsi su buone leggi, senza distinzione tra potere pubblico e poteri privati; con chiara allusione ai Medici, afferma che non è un buon governo quello che favoreggia le istituzioni fatte proprie e il potere proprio. Laddove Machiavelli sembra cogliere una distinzione tra società civile e società politica, attinge la sua forza e la sua piena dignità.
L’Asino. Poemetto lasciato incompiuto, pubblicato nel 1549
Individuato come il discorso del “porco”, è la più schietta difesa delle componenti ferine dell’uomo. Si colgono i benefici della condizione animale: istinto, prudenza, forza, temperanza, migliori qualità delle bestie. Pessimismo antropologico radicale, che fa piazza pulita di entusiasmi umanistici per la superiorità dell’uomo nella scala del mondo. Fa parte del genere letterario del <<sogno-visione>>. È un viaggio che ha inizio in una selva oscura di dantesca memoria. Una donna che porta al pascolo un gregge, per volontà di Circe, incontra l’impaurito Niccolò e lo seduce, prima con una cenetta e poi con una notte d’amore poco prevista dai canoni del personaggio guida. All’indomani, la donna conduce Niccolò nelle stalle per conoscere quegli animali che, prima di essere trasformati dalla maga Circe, avevano occupato cariche di prestigio. Niccolò, conversando con un porco, chiede se volesse tornare allo stato umano e questo rifiutò decisamente in quanto non credeva che la condizione umana potesse essere migliore di quella animale. È un cammino morale dell’anima che, espiando nella condizione animalesca le proprie colpe, ritrova infine la via della virtù. La parodia sfocia nell’aperta dissacrazione del modello con l’apparizione dell’imprevedibile personaggio guida, quella donna <<fresca e frasca>>. Machiavelli, dal punto di vista strutturale e linguistico, si misura costantemente con la Commedia dantesca. Scrive questo poemetto in terza rima dantesca durante gli anni dell’esilio, raccontando fatti di emarginazione, frustrazioni, incertezze; analizza la condizione dell’uomo, unico tra tutte le creature, a essere perennemente insoddisfatto, incapace di trovare com’è un rapporto di equilibrio con se stesso e con la natura. La maga Circe rappresenta colei che svolge il burocratico ruolo di chi dispensa una virtù datale dal cielo.
Istorie fiorentine.
Narrano le vicissitudini fiorentine, legate maggiormente all’insurrezione di Prato del 6 aprile 1470. Avevano cercato di nascondere, cancellare le pagine storiografiche più buie della storia (insurrezione di Prato e Pistoia). Mostra i lati positivi e negativi del comportamento sia degli stranieri sia dei fiorentini (es. malcontento dei pratesi nei confronti dei fiorentini; è imparziale, cinico, oggettivo).
Le Romagne e i Borgia.
Luogo della ferocia, in cui opera Malatesta Novello con la sua biblioteca, l’apprendistato di Melozzo e del Codro, i De Sermone del Pontano e il Cortegiano del Castiglione, rilancio dei testi romani e archeologici del Biondo: modello europeo di etica laica.
La stagione molto forte culmina con il papato di Alessandro VI e, in seguito, di Giulio II, in cui porteranno la Romagna dei signori alla Romagna dei papi. Per costruire la piena sovranità dello stato della chiesa, Giulio II fece un attacco militare a Bologna nel 1506. Machiavelli mette in luce il rapporto tra virtus, fortuna, occasione e uso pertinente di armi; il sovrano o reggitore di stati è colui che fa da garante ai sudditi e si comporta in modo disincantato per il bene comune. Per tentare di ridurre il potere della fazione ottimatizia fiorentina, tra il 1503 e 15013, si cercano snervanti soluzioni politiche. Machiavelli capisce la difficoltà di governare una città finché il reggitore non svolge il proprio lavoro per il bene comune e non privatistico.

Il Machiavelli storico

Emerge il tema del nesso tra storia e verità, del rapporto tra ricostruzione fattuale degli eventi e loro collocazione in una tassonomia di storia della civiltà. Machiavelli ha delle acquisizioni erudite e documentarie della storiografia umanistica e cronachistica medievale, assieme alla ripresa dei modelli classici (Livio, Polibio, Sallustio). Utilizza il volgare illustre che, dopo Dante, s’impone soprattutto nella storiografia, per ampliare il numero di lettori. Utilizza la dispositivo, arma retorica fondamentale per lo storico. Esalta alcune figure trascurate (come il Capponi per Firenze) e delimita la portata “esemplare” di altri (Cosimo o Lorenzo de’ Medici).

Lettori di Machiavelli

Gramsci e Machiavelli: Pubblica i Quaderni, una riflessione politica, pragmatica nonché ermeneutica, con le implicazioni etiche, filosofiche e politiche della lettura di Machiavelli. Gramsci, come Croce, Marinetti, vive negli anni 20 del 900 l’esperienza del fascismo, che può essere collegata alla stagione politica in cui visse Machiavelli. L’intento di Gramsci è quello di individuare lo snodo decisivo e primario. Machiavelli era partito, nella sua riflessione sul principato, dal fallimento politico degli Stati italiani, da qui la necessità di proporre modelli teorici grazie all’azione dei soggetti attivi (VIRTU’) anche in conflitto con le determinazioni oggettive (FORTUNA). Il vero Principe è colui che è in grado di saper costruire intorno alle sue iniziative un blocco di consensi, deve cementare, da vero eroe/guida, una nazione o un esercito, deve sapere essere creatore/fruitore di miti adeguati. Il dibattito si amplia se s’inseriscono i soggetti e i condizionamenti oggettivi. Il Principe è costruito sulla possibilità dei soggetti di trasformare il mondo, di cavalcare la fortuna, di forzare gli eventi. Gramsci riprende questo tema riferendosi ai totalitarismi tutti del 900, sul ruolo dei soggetti politici nell’effettiva preparazione e realizzazione della trasformazione rivoluzionaria e nella riedificazione della democrazia. Perciò Machiavelli è un pensatore fondante di riferimento per tutti i secoli. È necessario riedificare lo stato attraverso soggetti politici organizzati e capaci di affrontare la realtà senza infingimenti, con realismo ma anche con una forte tensione etica laica.

Carlo Emilio Gadda e Machiavelli

Nel Primo libro delle favole, Gadda ammette il primato dell’autore del Principe nelle preferenze letterarie. Riprende di Machiavelli la vera cognizione delle storie, la cognizione delle antiche e moderne cose. Comprende di Machiavelli il lucido disincanto, la visione pessimistica rispetto le vicende umane, la denuncia di una società, il senso incomprimibile della vita e della bellezza. La maldicenza machiavelliana viene ripresa da Gadda nel Pasticciaccio per dare sfogo all’indignazione e al risentimento. Dall’autore riprende l’immagine di trasformazione in asino come visione delle componenti ferine dell’uomo, di quell’<<imbestiamento>> che lo stesso Gadda avverte. Gadda, riprendendo Machiavelli, annuncia un programma letterario sbilanciato sul versante della bestialità.

   
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